Il tempo si è fermato a Lampang

Basterebbe un po’ di pioggia davvero forte e le case di Lampang collasserebbero su loro stesse. Il legno cede al tempo e ai tarli e alcune strutture sembrano reggersi in piedi per miracolo.

Arrivo da SukhoThai in bus, dopo aver finito di leggere Camminare di Tomas Espedal, affaticato dal caldo e dall’assenza di aria condizionata.
Gli arrivi, dopo appena dodici giorni di viaggio, non mi emozionano più. Lo zaino che pesa sulla schiena, il solito tuc tuc, questa volta cumulativo, l’arrivo in ostello, il bagno sporco. Si fa presto ad abituarsi, anche al diverso, e la magia, se non si sta attenti, la si perde quasi subito.
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Viaggio per uscire dal mio Capitolo Zero

Mentre l’aereo si appresta ad atterrare, mi chiedo come sia possibile che sia un’altra volta con le chiappe in mezzo al cielo. Dopo appena due settimane di casa lo zaino è pronto, imbottito di vestiti ed eccitazione.
Riparto; questa volta per tre mesi nell’Asia che per ora ho amato solo nei libri. Riparto, senza alcun timore perché è stata una scelta troppo facile da prendere.
A me solo i nomi fanno tremare le mani: Bangkok, Laos, Chang Mai, Ayutthaya, Luang Prabang, Mekong, Angkor Wat, Vietnam.
Li leggo sulle cartine e vedo lo zaino che si avvicina verso di me, supplicandomi di prenderlo e andare a scoprire questa parte di mondo insieme.
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Cara Terra, se puoi, scusaci

Cara Terra, se puoi, scusaci.

Nascosto in un tuo angolo davanti ad una quercia che profuma d’estate ti scrivo queste parole. Mi dicono che sia il tuo giorno, oggi.
Un giorno per te, amica, sorella ma, sopratutto, madre.
Oggi è il tuo giorno e non trovo altro da dirti se non porgerti le mie più profonde scuse.

Vorrei, ora, elogiare la tua bellezza, la tua eternità.
Vorrei ringraziarti per quello che sei stata e per quello che sei. Ti vorrei dire che nulla al mondo colma la parola amore più di te e che solo a guardarti mi sembra di sentirla e capirla anche io, quella parola.
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Tutte le cose belle devono finire

Ultimo giorno a Dublino.
Passo la giornata a camminare sotto un cielo che trattiene la pioggia, penso che sappia che me ne sto per andare e che mi voglia regalare un ultimo momento di pace.
Faccio il turista, mangio sushi, leggo per ore. Sorrido mentre tendo l’orecchio e ascolto le conversazioni in un inglese contratto che ha acquisito una sua magia.

C’è sicuramente qualcosa di magico in questi irlandesi. Insomma, se riesci a trasformare una frase apparentemente semplice, tipo, -“ Hi buddy, how are you?” – in qualcosa che necessiterebbe un Master di interpretariato, un po’ mago lo devi essere. Ma mentre li ascolto mi meraviglio dei progressi del mio cervello e in un bar ordino un coffe with mUlk ( quella cosa bianca che secondo i libri d’ inglese dovrebbe essere milk).
In questi ultimi istanti d’Irlanda penso alla fine che dà senso ad un inizio, al chiudersi del cerchio, alla bellezza e alla necessità di una morte.
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Sconfiggere l’Ansia: Oggi è il domani che ti preoccupava tanto e tutto è andato bene

Superare l’ansia? Ma è davvero possibile? Lascia che ti racconti un pezzo della mia storia e di come ho iniziato a superare l’ansia.

Ero un ragazzino di 15 anni. La testa nel pallone, nel viso i primi segni di una barba che attendevo con ansia.
ANSIA; A quindici anni sai perfettamente cos’è. Un mattone piazzato sulla bocca dello stomaco e la sensazione che il mondo stia ballando il Cha-Cha-Cha sulle tue spalle.

Arrivava la domenica, subito dopo le partite. La mattina mi svegliavo almeno un’ora prima di tutta la famiglia. Preparavo il borsone, scartavetravo le scarpette dalla terra e mi immaginavo in campo nelle vesti di un campione, quando a malapena riuscivo a fare due passaggi di fila. Finita la mia partita, volavo verso casa del nonno e tra imprecazioni e sorrisi ci guardavamo il nostro Milan.  […]

Un attimo che cambia l’esistenza- Storie di vita

Si dice che basti un attimo. Solo uno e la tua vita può cambiare, può prendere una piega che mai ti saresti aspettato. Un attimo, uno solo…

 L’inverno lascia Dublino un giorno alla volta. Si allontana silenzioso nel vento, ma la sua presenza è stata talmente forte che si fa fatica ad accettarlo.
Ha scavato i volti nel corso di questi mesi, ovattando i tramonti in una lamina di grigio e tristezza. Piove sempre meno, e il cielo ha ripreso il suo colore naturale. Un blu brillante, un blu che ha tutta la voglia e la forza di splendere dopo mesi passati a riposare sotto una coperta di nuvole.
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Vivere non serve a niente- Storia di stagni e cadaveri

Vivere non serve a niente. L’ho sempre sospettato

Non serve a niente uscire nel mondo, scoprire, viaggiare.
É solo un inutile spreco di tempo.

Vivere, in fondo, non ci interessa neanche tanto.
Preferiamo stare lì, appollaiati sulla superficie dello stagno. L’acqua puzza di merda e di rimpianto ma, alla fine, ci piace.
Sì, ogni tanto una bracciata la facciamo, ci illudiamo un po’ che stiamo facendo qualcosa che ci tirerà fuori da lì, ma appena l’acqua diventa più chiara e trasparente ci diciamo che quel bozzo di escrementi non era poi così male. Almeno non così male da farci cambiare in favore di qualcosa che non conosciamo neanche.
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Prendere decisioni: La solita corrente

Hai mai deciso nella tua vita? Hai mai preso una vera decisione?

La sveglia suona; il solito dannato squillo che ti strappa dal sonno, dal riposo, chissà da un’immagine di te con un drink in mano su una spiaggia bianca come il latte.

Devi alzarti, devi farlo.
Devi andare in bagno, vestirti, fare colazione, darti un’ occhiata allo specchio nel corridoio e poi stretto nel tuo capotto devi borbottare contro il tempo. Anche questo è incluso nel pacchetto. Devi farlo.
Se è brutto perché non c’è mai il sole. Se c’è il sole perché ha deciso di sbucare proprio oggi che finisci alle otto di sera, se tutto va bene.
Devi prendere l’auto, il tram, la bicicletta, i piedi ancora mezzi addormentati e scivolare nella corrente insieme a tutti gli altri che hanno dovuto fare tutti i tuoi stessi passi, imprecazioni contro il tempo comprese.
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Storie di Vita: La nostra generazione deve fare la differenza

È giunto il tempo di decidere.  Non possiamo aspettare, non più ormai. Le scuse che per anni abbiamo utilizzato si sono rifiutate di reggerci il gioco ed ora siamo nudi, nel mezzo dei nostri vent’anni, con le mani pronte a toccare il mondo. Mentre scrivo queste parole sento il sangue che mi pulsa nelle dita, Leggi di piùStorie di Vita: La nostra generazione deve fare la differenza[…]