Smettiamola di paragonarci! -La storia del povero Mister Rossi che ha guardato di là-

Mister Rossi ha una vita che è na favola.
Basta guardare come ritorna a casa dal suo lavoro ben pagato, seduto sopra la sua macchinina pulita e inamidata.
Ha un sorriso stampato in faccia  e fischietta da solo un motivetto natalizio.

Oh, e guarda chi c’è là, proprio sulla porta di casa: la sua ragazza. Bella che sei, pensa il Mister Rossi. Sì, non avrai un seno di quelli che boom, ma chissenefrega.
Mister Rossi esce dalla macchina, accosta la portiera perché ci tiene al suo gioiellino e si appresta ad entrare in casa. Solo pochi passi e sarà seduto al tavolino con la sua ragazza a bere vino e a guardare un film. Na favola, una vita da favola.
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Il buio dentro di noi

Quattro enormi muri grigi che si spalmano verso l’alto. I ricordi tristi li appendiamo lì, nell’aria. Ma il vento non ci arriva, il sole solo per un’ ora e allora rimangono umidi, agganciati su corde di ferro.
Dopo qualche tempo, inzieranno pure a puzzare.
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Non capite proprio un ananas!

Ma quale viaggio spirituale?

Ma quale conoscersi, quale capirsi, quale affrontare le proprie paure.
En tutte cazzate, si dice dalle mie parti.

Io sono qui, dall’altra parte del mondo, per una ed una sola ragione. Sto combattendo una battaglia estenuante e lo sto facendo per tutti voi. Sì, lo faccio per la patria, per i miei connazionali, per la vita stessa, oserei dire.
Ebbene si, sto combattendo contro una cosa che forse è più grande di me. Questo demone ha un nome: Hawaii Pizza (per chi non lo sapesse si tratta di una mostruosa variante caratterizzata dalla presenza di Ananas e prosciutto cotto)
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Giorni assurdi perso in Vietnam!

Resoconto (assurdo) degli ultimi giorni.

Lungo la strada incontro qualche decina di ragazzini. Mi invitano prima a giocare a calcio con loro, poi a cena, infine ci guardiamo la finale degli europei insieme. Leggi qui per sapere tutta la storia.http://wp.me/p7uy7v-8Q
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Ogni bella storia inizia davanti ad una tazza di caffé

La tazzina è in legno. Basta guardarci dentro per capire che non è solo caffè. Basta chiudere un attimo gli occhi. C’è una storia, c’è sempre una storia.

Il velo è grande e spesso impedisce di vedere. Inspira questo odore, lascia che arrivi. Non aver fretta, tra poco ti parlerà.

Gli oggetti non sono mai solo oggetti, le parole mai solo parole e per le persone è la stessa cosa. Mai, non sono mai solo persone.

Storie! A centinaia, a migliaia si arrampicano sul corpo; escono fuori nelle strade, nei vicoli dei discorsi.
Tutto è una grande, immensa storia fatta da grandi, immense altre storie.
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Dentro al cuore del Laos

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Immagina di chiudere gli occhi.
Immagina di sentire il rombo di un motore per ore, di sederti su una barca e lasciare che gli occhi si lancino fuori.

Ora, immagina di vedere il verde delle colline che si aprono sul cammino, le baracche di legno conficcate nella terra tra i grovigli degli alberi. Guarda il cielo imbottito di nuvole e la voglia di cadere giù.
Il bambù infilzato ai lati sorregge le reti dei pescatori; alcuni di loro sono dentro l’acqua fino alla vita e con le mani nel fango recuperano il pesce che andrà sulle bancarelle, negli stomaci dei passanti.
Devi iniziare a vedere di come il mondo cambia mentre senti ancora la Thailandia che ti sorride e ti pesa sulle spalle.
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Il tempo si è fermato a Lampang

Basterebbe un po’ di pioggia davvero forte e le case di Lampang collasserebbero su loro stesse. Il legno cede al tempo e ai tarli e alcune strutture sembrano reggersi in piedi per miracolo.

Arrivo da SukhoThai in bus, dopo aver finito di leggere Camminare di Tomas Espedal, affaticato dal caldo e dall’assenza di aria condizionata.
Gli arrivi, dopo appena dodici giorni di viaggio, non mi emozionano più. Lo zaino che pesa sulla schiena, il solito tuc tuc, questa volta cumulativo, l’arrivo in ostello, il bagno sporco. Si fa presto ad abituarsi, anche al diverso, e la magia, se non si sta attenti, la si perde quasi subito.
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Il respiro di Bangkok

Ti arriva addosso e non puoi farci nulla. Lo senti arrivare dal mare e quando ti prende con sé ti scuote dalla testa ai piedi.
È il respiro di Bangkok, ed è pieno di ogni cosa.

Appena lasciato lo zaino in ostello esco fuori ed un muro di caldo mi ferma sulla porta. L’afa è tremenda, si fatica a respirare e l’umidità mi inzuppa di sudore i vestiti.
Non ho una mappa con me, non un’idea o un’indicazione ma mi lascio trasportare dai miei piedi che già da tempo reputo più intelligenti di me.
Arrivo dentro ad una strada, una feritoia nelle viscere di Bangkok e da un angolo vedo uscire del fumo nero ed urla. Mi avvicino spaventato e appena un uomo mi vede mi viene incontro sorridendo e dice – Tuc tuc, tuc tuc. Pagare alla fine –
Mi indica un carretto sgangherato e capisco la provenienza del fumo e delle grida.
Perché no, penso.
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Cara Terra, se puoi, scusaci

Cara Terra, se puoi, scusaci.

Nascosto in un tuo angolo davanti ad una quercia che profuma d’estate ti scrivo queste parole. Mi dicono che sia il tuo giorno, oggi.
Un giorno per te, amica, sorella ma, sopratutto, madre.
Oggi è il tuo giorno e non trovo altro da dirti se non porgerti le mie più profonde scuse.

Vorrei, ora, elogiare la tua bellezza, la tua eternità.
Vorrei ringraziarti per quello che sei stata e per quello che sei. Ti vorrei dire che nulla al mondo colma la parola amore più di te e che solo a guardarti mi sembra di sentirla e capirla anche io, quella parola.
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Sconfiggere l’Ansia: Oggi è il domani che ti preoccupava tanto e tutto è andato bene

Superare l’ansia? Ma è davvero possibile? Lascia che ti racconti un pezzo della mia storia e di come ho iniziato a superare l’ansia.

Ero un ragazzino di 15 anni. La testa nel pallone, nel viso i primi segni di una barba che attendevo con ansia.
ANSIA; A quindici anni sai perfettamente cos’è. Un mattone piazzato sulla bocca dello stomaco e la sensazione che il mondo stia ballando il Cha-Cha-Cha sulle tue spalle.

Arrivava la domenica, subito dopo le partite. La mattina mi svegliavo almeno un’ora prima di tutta la famiglia. Preparavo il borsone, scartavetravo le scarpette dalla terra e mi immaginavo in campo nelle vesti di un campione, quando a malapena riuscivo a fare due passaggi di fila. Finita la mia partita, volavo verso casa del nonno e tra imprecazioni e sorrisi ci guardavamo il nostro Milan.  […]