20/11/2017

IL PROGETTO HAPPINESS ON THE ROAD

Il Progetto: Happiness on the Road

Doveva nascere qualcosa. Ci sono momenti, credo, dove la vita ti mette davanti ad un bivio: ti butti o torni indietro. Amici, mi sono buttato.

HAPPINESS ON THE ROAD

 

Di cose che a guardarle indietro mi fanno ancora sorridere, ne ho fatte tante. Ma mai come questa.
Happiness on the road, il progetto che nasce spontaneamente da ChapterZero.

CHE COSA è HAPPINESS ON THE ROAD?

Ci arrivo, piano piano, ma ci arrivo. Perché le cose brutte vanno sparate in faccia, ma per quelle belle ci vuole tutta la calma del mondo. Altrimenti ti picchiano in testa e non te ne rendi neanche conto.

Ripartiamo dalle basi, perché mica tutti seguono questo Blog da quando ero un ragazzino con la sola certezza di viaggiare e di non avere abbastanza barba.

-CHAPTER ZERO

Questa è la base. Il blog. Le parole. Ma soprattutto la necessità di parlare di quel che mi ballava in testa. All’inizio tutto era molto confuso, pensieri lasciati liberi, al pascolo.
Col tempo, è cresciuta l’esigenza di organizzare, di tracciare linee dritte (mai troppo), di far correre un pensiero verso un punto che sempre si trovava a qualche centimetro dal cuore.

Come una pesca silenziosa, le parole venivano su, si mettevano a pelo d’acqua; ho speso giorni ad osservarle e poi non c’è stato nulla da fare.
A me, interessa quel che che si struttura in sistemi semplici e quasi sempre radicati in questi universi: ViaggiLibriMente. Poi, Felicità

As simple as that. Viaggiare, leggere, scoprire come si articola la mia mente e necessariamente, universalmente, assolutamente la Felicità.

Ma non basta avere in mente ciò che ci interessa per poi effettivamente fare qualcosa.
L’impulso era lancinante, spesso. Ne sentivo un’esigenza fisica. Dovevo dar sfogo.
Come ho detto all’inizio: doveva nascere qualcosa.

E non so come, né quando esattamente, ma è nato questo: Happiness on the Road, una libreria itinerante che promuove i libri e felicità. DSC_0834.JPG   Eccola qui, il mio sogno on the road, sulla strada, per intendersi.
(Qui era appena nata ed io avevo il sorriso di chi si appoggia all’incredulità).

Come si parla di felicità?

Nelle cose, la parte più difficile è sempre il Come. Che mangiare una pizza sia una delle esperienze più gratificanti di questo mondo (a patto che non ci sia l’ananas) è un fatto noto a molti. Ma se ci si ferma un attimo a rielaborare i passi che hanno contribuito alla festa nella bocca che inizia col primo morso, ecco, anche una semplice pizza può apparire impossibile. Dalla nascita di un pomodoro, alla creazione di una mozzarella, la semplicità di una farina, il cuore di un pizzaiolo.

Che parlare di felicità sia ciò che manca nei nostri giorni quotidiani, lo si vede, spesso lo si sente. Ma Come si parla di felicità?

La cosa che mi ha sorpreso di più è stata questa: spesso non serviva neanche parlarne.
È bastato mettere là l’oggetto, puntare il dito, sottolinearlo e tutto quel che serviva veniva fuori.
In un modo sorprendete e bellissimo è stato sufficiente dire: -voglio parlare di felicità- e poi affidarsi alla reazione.
Nascondigli, schernimento, spesso.
Occhi spalancati, sorrisi aperti, increduli, quasi sempre.

È la meraviglia di essere lì, sul limite della strada, nelle piazze, dove la vita s’incrocia e, meravigliosamente, accade.

Ed è così che le persone si avvicinano, come se riconoscessero in quell’ape una porta aperta, un salotto dove potersi mettere tranquilli a discorrere con amici.
Mi viene da pensare, in fondo, che di felicità si parli sempre. Che la felicità sia il grande campo nel quale si alternano discussioni e litigi, abbracci e amplessi interiori.

Solo che non è mai nuda, questa felicità, ma ricoperta di parole; la si tappa di discorsi per paura che si scopra una gamba, la cornice del sedere, la schiena nuda e ritmata da peli finissimi.
Le ho tolto il vestito: ecco cosa ho fatto.

Forse anche troppo ingenuamente, contravvenendo al pensiero che di queste cose come l’amore, la gentilezza e le carezze, non se ne debba poi tanto mostrare.

Esiste la felicità?

Così l’ho trovata nuda e di una bellezza sconvolgente. Da adolescente impreparato per lunghi giorni mi sono sentito incapace, timoroso. è stata lei, alla fine, a venirmi incontro.

Sono state le persone, gente vera con la carne penzoloni sotto il collo, i tic nervosi e scattanti, gli accenti strani, i profumi eccessivi, gli occhi strabici, la schiena gobba o troppo dritta, a raccontarmi la felicità. Mi sono ritrovato sommerso da storie distanti che mi richiamavano come calamite e altre talmente simili che mi veniva da scappare per non trovare me stesso nella vita di un altro.

IO, GLI ALTRI. In questa relazione si snocciola tutto.
Le differenze, la distanza, le imperfezioni si assottigliano fino a scomparire se si prende in mano la felicità, anche solo sotto forma di desiderio.
Ci ritroviamo su una stessa strada dove un mio passo è necessariamente il tuo; è forse il percorso che fa più paura: muoversi insieme agli altri, rapporto inscindibile.
libraio2

I libri

Che poi la domanda può sorgere spontanea, come la gramigna: perché i libri?
Perché metter su una libreria su un’ape che quando sgassa sembra rimanga ferma. Perché portare questi oggetti che ti appesantiscono la schiena fin da quando siamo dei nanetti nelle piazze, nelle strade, addosso alle persone? In poche parole: perché, perché i libri?

Di tutte le domande che vengono poste in una vita, ce ne sono alcune a cui si risponde scegliendo i due grandi calderoni che spezzano in due tronconi le cose: Sì o No. Ma, per fortuna, ce ne sono alcune che si piazzano lì, grosse come case, con una serratura che non accetta semplificazioni, ma impegno, tentativi, spesso grossolani; chiavacci, parole magiche, fatica e meraviglia.

Perché i libri?
Non basterebbero dieci libri per spiegare.
Non basterebbero per molti motivi ma, sopratutto, perché non lo so neanche io.
Non lo so il perché dei libri, almeno non fino in fondo.

La scusa della passione non basta.
Sono stato un lettore vorace, bulimico, dai 6 ai 12 anni. Poi ho scoperto il calcio, la sera, il crescere. Li ho persi un po’ per strada, bruciandomi per sempre la possibilità di costituire quel campo di letture giovanili che infiammano le gote dei lettori quando ripensano alla loro infanzia. La costrizione scolastica ha stritolato gli ultimi rimasugli di passione, ma non è riuscita a eliminarla. Si è riaccesa come una mina inesplosa sull’uscita dal liceo, come quando in autostrada, dopo un lungo viaggio soporifero, si vede il cartello dell’uscita di casa e si ritrovano i luoghi che conosciamo, che sono lì da sempre, che in qualche modo ci riallacciano a noi stessi.

Sono ritornato alla mia fortezza di parole mentre la barba si spargeva poco sulle guance e troppo sul mento. Ho ritrovato il senso dell’attesa, del silenzio e del vuoto. D’improvviso sono diventati gli elementi essenziali del mio universo in costruzione.
Per un po’ mi sembra di non aver camminato, né visto, né vissuto, ma di aver passeggiato grazie ad altre gambe, visto grazie ad altri occhi e vissuto grazie ad altre vite.

La sensazione formicolante di aver nascosto- nello zaino, sul letto, nel telefono, sotto il cappotto, in macchina, in mano, sul viso- un libro ha modificato incontrovertibilmente le mie pulsazioni. Battito, parola, battito, storia, battito, libro. Parola/parola, Storia/storia, Libro/libro.

E allora la risposta non può limitarsi alla passione.
Perché questa cosa di Happiness on the Road l’ho semplificata così: progetto di promozione dei libri e della felicità.

I libri, per me, si spingono solitari in cima alla vetta della montagna e non parlo delle otto di Cognetti, ma di quell’ unica che con una fatica immane siamo alla ricerca di scalare: quella della felicità.

I libri sono lì, con le loro storie che ribollono dentro, in attesa di mani ferme che hanno il coraggio di vivere davvero: lasciandosi andare restando al comando.
I libri erano e sono l’unico strumento possibile per raccontare il circo che mi abita.
Che la felicità, quella piena, è possibile e deve necessariamente essere già qui, presente, dentro di noi.
Che dobbiamo ritrovare l’impertinenza di chiamarla e il coraggio di raccoglierla.
Che riconoscere lo stesso desiderio negli altri è il primo passo per scorgere il riflesso sulla nostra pelle.

Perché, perché i libri?
Ho dovuto sbobinare questo ammasso di parole per non dire nulla di concreto. La storia della mia vita. L’unico modo per salvarmi è affidarmi alle parole di qualcun altro, come sempre. E decido di scomodare uno che qualche cosa di buono nella sua vita l’ha scritta.

“Questa è la parte più bella di tutta la letteratura:
scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni.”

Ecco, bastano due parole. Tu appartieni.
Perché i libri?
Perché noi apparteniamo: ai libri, alle storie, alla vita e, sopratutto, alla felicità.
Lei coniuga il verbo Vivere.

L’Elettrocardiogramma della Felicità

Quindi sta tutto qui: Libri e Felicità.
Ma non solo.

No, perché non poteva finire così, come si spegne l’estate. Questi mesi sono solo stati il riscaldamento, la preparazione prima di iniziare la grande corsa.
Un nuovo progetto è nato, figlio di Happiness on the Road e sono più emozionato che mai.
Il nome è tutto un programma: L’Elettrocardiogramma della Felicità (ECG)

Di cosa si tratta?

In breve è un progetto per le SCUOLE.
In qualche parola in più è un percorso di storie ed esercizi sulla base della Psicologia Positiva che affronta diversi temi, ma in particolare 3.

L’elettrocardiogramma, il noto esame medico, è la riproduzione grafica dell’attività elettrica del cuore durante il suo funzionamento e viene abbreviato in ECG.

Ecco, il mio elettrocardiogramma della felicità, affronta

LE EMOZIONI (E)

LA CONSAPEVOLEZZA (C)

LA GRATITUDINE (G)

L’idea di base è che la felicità è presente dentro di noi, se la sappiamo cogliere; che il controllo e la conoscenza delle nostre emozioni crea un distacco da esse e ci permette di non farci controllare da loro; che la meditazione è uno strumento magnifico che ci permette di vivere nel presente, lasciando andare le preoccupazioni riguardo al futuro e le recriminazioni del passato; che la gratitudine è una chiave d’accesso nel riscoprire il bello che ci circonda, riuscendo a percepire tutto quello che già funziona, che ci permette di sentire la felicità sulla nostra pelle.

Tutto parte da là, alla fine. Le scuole, i premi centri extra- familiari dove si scopre quell’oggetto misterioso del nostro IO, emergono le tendenze umane dell’approvazione e l’uguaglianza. C’è un programma, un percorso da seguire esatto, uguale per tutti.
L domanda viene spontanea, giusto?
Perché non dare spazio anche ad un’ora di felicità, con tutte le declinazioni che questa può prendere. Emozioni, Gentilezza, Apertura, Ricerca, Solitudine (positiva), dialogo, introspezione, Viaggio, Consapevolezza, Meditazione, Gratitudine.
Perchè no?

Appunto, perché no! Quindi eccolo qua: L’elettrocardiogramma per la felicità, promuovere i libri e la felicità nelle scuole 

Insomma, per chi fosse interessato qui sopra trovate il mio numero, oppure mi potete contattare alla mia email: sacchellimarco@gmail.com

Contaminiamo il mondo con la nostra felicità.

Happiness on the road, libreria itinerante.

 
 
 
 
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