Storia di Vita e Viaggi per Vivere ciò in cui si crede

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Qui, a Chapter Zero, non c’è un orario di partenza. Si parte in ritardo o in anticipo, se si ha fortuna anche puntuali. Qui si parte dentro e fuori il Capitolo Zero, sopratutto quando si decide noi.

Allora ci sei? Zaino fatto, passaporto, spazzolino, rotolo extra di carta igienica?

Sì? Perfetto

Tienti pronto e porta un po’ di pazienza. Il viaggio dentro e fuori il Capitolo Zero è bello intenso e ogni tanto mi partono pensieri come razzi e a riprendere il filo ci metto un po’, ma proprio questo è il bello dei viaggi: non sai mai che piega possono prendere.
ANDIAMO

 PREMESSE DEL VIAGGIO

Non so voi, ma io mi sono sempre sentito a metà. 
Diviso in due parti uguali come tracciate da una sega elettrica. 

Ora, avere la sensazione che qualcuno o qualcosa ti stia aprendo costantemente in due manco tu fossi un’ostrica non è una delle più belle. 
Anzi, fa proprio schifo. 

Io ero (e spesso sono) a metà. Si abbiamo capito, ma tra cosa? 
Arrivo, arrivo. Ho sempre paura di risultare divertente come uno show di Marzullo.
Principalmente tra 3 cose:

  1.  CASA E MONDO

    Sento dentro lo stomaco una fame atavica di conoscere il mondo. I paesi, tutti. Più lontano sono, più mi stritolano la gola d’eccitazione. Nonostante questo ho il sangue che canta Italiano, una mamma che ha stipulato un accordo con la vita che la obbliga a chiedermi
    – Cosa mangi?– ogni sette minuti, una sfilza di amici e da Giugno 2015 pure un cosetto fatto di sorrisi e ciccia  che dovrebbe essere mia nipote.

Stare lontano da casa è difficile, sopratutto quando tutto ti sembra prendere a schiaffi, ma casa è anche una forbice che mi taglia ogni moto di fare qualcosa rendendomi una larva pigra e rompiballe alla massima potenza. Capite bene che la situazione è critica

  1.  DENTRO E FUORI

Lo ammetto: con i titoli dovrei migliorare, ma schematizzare il casino che ho dentro è un’impresa ardua e se continui a leggere magari comprendi anche il perché.

A me questa vita qua mi è sempre sembrata assurda. Balzi giù in un paese o città, poco importa, e poi inizi ad andare avanti e succedono così tante cose insieme che essere un po’ fuori di testa è un segno di sanità mentale. 
Io la sento proprio la vita e non me ne vergogno più a dirlo.
Ma cosa è tutto questo? Cosa sono questi incontri, questi scontri, queste scoperte.
Cosa è che fa salire le lacrime agli occhi quando mi metto lì a vedere un tramonto (troppo mainstream?) 

Ci sono dei momenti che scoppio, scoppio letteralmente e riverso parole e parole senza sosta. Forse è troppo romanzata, ma oh, per me c’è davvero un mistero in questo intreccio di ogni cosa e sentirlo dentro così fortemente a volte ti può fare impazzire. 

C’è questa lotta che mi preme tra il dentro e il fuori. Tra quel che sento e quel che riesco a fare. Tra quel che penso e quel che dico. Anche da questa esigenza è anche nato Chapter Zero. Un punto stabile, la necessità di un equilibrio.

La classica manfrina del Mente&Corpo, Corpo&Spirito. 
Vivere nel mondo e vivere nel TUO mondo. 
Come muoversi senza cadere, senza precipitare né da una parte, né da un’altra, né, tanto meno, in una stasi?

3. IO E GLI ALTRI

Non ti sto a ripetere il discorso sui titoli, ma questa è una delle frazioni interne più grandi. Quei punti incrinati che sembra che ti potrebbero spezzare da un momento all’altro.

Sento il bisogno del silenzio così come del casino, della solitudine come della compagnia, di me stesso e degli altri. Ma come si fa a rispettare se stessi, ad avere il proprio spazio in questa giungla piena di gente? Dove è che finisco io ed inizia l’altro? E dove il contrario?

Ammettilo: non vedevi così tante domande dall’esame di Maturità. 

Sei sei capitato qui un motivo c’è. Tanto per metterla sul New Ageil caso non esiste o, se esiste, è più intelligente di me e di te messi insieme.

Non sei mai nel posto giusto, mai con le persone giuste, mai pieno. Non è cosi?

E tutti che ridono, appoggiati sulle loro convinzioni e tu lì, in mezzo a loro, a ridere e a sentirti triste allo stesso tempo.
Ed è stato da qui momenti che questa idea di Chapter Zero si è iniziata a fare spazio.

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Insomma, dopo questa botta di vita, vado un po’ più nel dettaglio. 
Sei pronto? Perché da qui in poi il territorio diventa più intricato di un congiuntivo in bocca a Luca Giurato.

IL PRIMO PASSO: DECIDERE

Sono nato in un paesino di 5000 persone, forse meno. Famoso per il russo che arriva in ferrari e il milanese che non ha la puzza sotto il naso, ma direttamente la fogna. 

La vita di paese mi ha sempre schiacciato la testa contro l’asfalto, come un’ombra. 
Il mondo mi sembrava e mi sembra tutt’ora così enorme, così misterioso e così raggiungibile che l’idea di rimanere piantato lì mi mette un incredibile  pepe al… lì dove si mette il pepe. 
La mia Casa è stata il mio Capitolo Zero e ho dovuto fare solo una cosa: Scappare. 
Oddio, scappare…non ho preso uno zaino e di notte sono uscito dalla finestra. No, ma ho incominciato ad allontanarmi, passi per passi, fino a fare quello grande, di passo:
Un viaggio in solitaria nel Sud-Est Asiatico.

Angkor chapter zero
Alba davanti ad Angkor Wat13570164_10209703705934637_1731013526_o

Io lo so che il Webbe è pieno di Indiana Jones che vanno alla conquista del mondo armati solo di un coltellino svizzero e un tagliaunghie, ma in queste esperienze fuori e dentro il Capitolo Zero (sì, mi piace ripeterlo. Mi sembra figo) ho intuito che a forza di paragonarsi perdiamo il contatto con noi stessi. Per me quel viaggio, a 22 anni, da solo, è stato un propulsore unico, una centrifuga di esperienze di cui, solo ora, me ne rendo conto. 

C’è sempre un primo passo e non è mai fisico. Il primo passo è quello di DECIDERE. 
Senza una decisione chiara nulla può avere inizio e ci ritroviamo a passare giorni, mesi, anni (!?) in un limbo di SE e di QUANDO. 

Il primo passo è fondamentale e forse non lo consideriamo abbastanza, ma da solo non basta. Io di indizi ne avevo avuti in abbondanza, ma l’ho capito solo in una spiaggia della Cambogia, dentro un mare deserto e una spiaggia bianca, mentre scoppiavo a piangere e  nascondevo il viso sotto l’acqua. 

GIVE SOMETHING BACK

Ma come? Eri in Cambogia a fare un viaggio che sembrava un sogno e ti metti a piangere come un bambino abbandonato. 
Esattamente. Lì, su quella spiaggia benedetta, mi è arrivato in testa, sulla pelle, dentro al corpo che ad uscire dal Capitolo Zero, a dare una svolta non ci vuole nulla.

È solo un colpo di reni. Certo, può essere meraviglioso, ma è come un fuoco d’artificio. Dopo lo scoppio, la meraviglia, rimane nell’aria solo lo scheletro invisibile di ciò che è stato e si spegne in un silenzio pieno di malinconia. 

Ero in Cambogia, ero anche Laureato (per subito stroncare una di quelle cose che ci rendono pieni per 0,3 secondi), ero tornato da 5 mesi a Dublino, da 10 a Granada. Da sogno, una vita da sogno. Eppure…eppure.

Eppure mancava qualcosa, anche nel viaggio, e me ne resi conto quando, aprendo il mio diario, lessi una frase che avevo scritto durante un corso di Inglese.

Tra le varie espressioni che si potevano usare per scrivere decentemente avevo appuntato questa:

Give something back!

Nell’infinito insieme di frasi che leggiamo, ne esistono alcune che ti si tatuano dentro e lì rimangono, anche se non ne comprendi il motivo. 
Su quella spiaggia ebbi la fortuna di realizzarlo nel momento forse più difficile del viaggio (insieme a questo)
Non potevo solo prendere, era ora di DARE QUALCOSA INDIETRO. 

Cosa? Ancora non lo sapevo. Ma sentivocazzo.
Anzi, era molto più di sentire; troppo facile cavarsela così. Era una serie di cazzotti, di torture fatte a pensieri.
Avevo un grido nella testa, una voglia immensa di mettere le mani dentro al mondo, di restituire tutto quello che avevo preso. 

Mia mamma mi disse che era una cosa bellissima sempre che io non volessi dare indietro qualche organo. Pensava che, in quei paesi là, fosse pratica comune. 

No, niente organi. Solo un forte di desiderio di…non lo sapevo ma, ancora una volta il caso, insomma quella cosa lì che è più intelligente di noi e spinge le storie ad intrecciarsi, mi prese per mano. 

VIVERE CIÒ IN CUI SI CREDE

Lisbona, Psicologia Positiva.
Queste 3 parole lette in un letto di un Ostello Vietnamita mi illuminarono il giorno. Psicologia Positiva? E che diamine è?
C’è un Master a Lisbona? Ma davvero?

Non ci pensai un secondo di più.
Cancellai ogni idea di rinviare il ritorno e me ne tornai nel mio bel paesino dopo aver vissuto i 3 mesi più intensi della mia vita. 
Ripresi in mano il mio romanzo abbandonato, e combattendo contro un’ansia cosmica, mi rimisi in marcia. 
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Ed eccomi qui, dal mio appartamento di Lisbona. Guardando fuori dalla finestra vedo il Rio Tajo scivolare dentro la città, e una chiazza gialla di luce che avvolge le strade, il mio salotto e queste parole. Mi hanno detto che è il Sole ma non è vero.

A Lisbona non c’è solo il Sole. All’ora del tramonto c’è il senso della vita.
Che io forse non capirò mai, ma mi basta osservare e rendermi conto che ne faccio parte anche io.
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Questo è il mio Capitolo Zero.
Il punto dove Casa e il Mondo, il Dentro e il Fuori, Io e gli Altri finiscono.
Non ci sono più contrasti, non c’è più battaglia.

Esiste solo questo momento.
Esiste solo la gioia di Vivere quello in cui Credo.

CHAPTER ZERO

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Tutto molto bello, non è così?
A me le parole mi piacciono un casino, ma so e vedo anche che possono nascondere, mistificare, ingigantire o rimpicciolire la realtà

Perché le sensazioni che ho descritto sopra vanno e vengono, alcune volte non tornano per giorni. 
E poi, eccole di nuovo. 
Dentro e Fuori, sempre così. 

Chapter Zero nasce per questo, per darmi la possibilità di scrivere tutte queste cose e di vivere ciò in cui credo. 

È evidente che una vita piena si basi sull’unione di quello che ci fa sentire pieni.
E allora ho solo l’intenzione di unire tutti i punti, tutte le fratture, tutte le metà lasciate sole per anni.

MA PRATICAMENTE CHE FAI?

OK, su questo punto ci sto lavorando. Prima cosa SCRIVO.
Se c’è una cosa nel mondo che potrei fare senza sosta, sentendomi appagato, senza alcuna necessità di essere altrove, quella è Scrivere.
Scrivo questo pippone, i post sparsi in giro, articoli immaginari e reali. 

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E, novità della novità, il mio romanzo in piedi da tre anni. 
Una famiglia, un bambino, vite intrecciate, una guerra dentro e fuori (sì, ancora).
A Gennaio/Febbraio uscirà il primo libro che ho pubblicato (Storie di Incontri) sotto forma di Ebook.
Quest’Estate il mio primo romanzo: TUTTO IL MARE DENTRO AL CUORE. 

Ho in mente una serie di progetti per provare a realizzare una vita che si basi su pilastri solidi, veri, vivi. 

Voglio parlare di Felicità, oggi più che mai. In un momento dove il mondo sembra impazzito, è necessario riportare sullo scenario la nostra Felicità, quella individuale e sociale. 
Voglio capire e aprirmi agli altri
Voglio dare indietro quel che gli altri mi hanno sempre dato: Sostegno e Amore.
Voglio parlare con gli altri a proposito della loro vita, della loro felicità. Sentire dalla loro bocca cosa dà senso alla loro esistenza. 

Nessun passo al di Fuori può veramente esistere senza uno Dentro. 
Una vita basata solo sull’esterno diventa vuota, arida. Così come una vita solo spirituale, senza uno scambio col mondo, perde ogni forza. 

Nessun successo nel mondo ha valore se non cresciamo di un gradino nel nostro mondo. 
Se non diventiamo più recettivi, aperti, gentili, amorevoli, calmi, vivi, che senso ha tutta la corsa? 
E quale senso ha una vita di spirito se ci dimentichiamo di diffonderlo nel nostro quotidiano. 

Io voglio fare questo; Unire, Connettere, Abbracciare.
Leggere e Scrivere, Meditare e farmi una Birra con un amico, Viaggiare e Tornare a Casa, Stare da Solo per ore e in mezzo al Mondo per giorni, la Psicologia e la Spiritualità, lo stare in Silenzio e il Parlare di notte, Amare ed Essere Amato.

Ferma un attimo le macchine.
Io lo so che ora te stai lì con un sorriso sornione a dire:
Sì, bona, è arrivato il Guru 2.0, il ragazzino illuminato, il Pace&Amore dei noialtri.

Lo so perché ho gli stessi dubbi tuoi sul fatto che questo sia possibile. Ma, e un MA c’è davvero sempre -sopratutto nei dubbi- io faccio questa cosa oppure non dormo la notte.
E siccome dopo la domanda -Cosa mangi?- mia madre sforna quella -Ma dormi?- ho davvero bisogno di dirle Sì. 

Non ho nulla da insegnare, che sia chiaro. NULLA.
Questo è semplicemente un casino che io chiamo Progetto di Vita, tanto per non mettermi un po’ di pressione addosso. 15007903_10210897422816813_1071532657_o

Abbiamo bisogno di dare un senso più profondo a tutti questi giorni e mi viene da dire che solo aprendoci all’esterno, rimanendo agganciati a noi stessi, è possibile. 
Una nuova forma d’essere, una nuova di fare.
Che, parliamoci chiaro, di nuovo non ha davvero nulla.
È la storia più vecchia del mondo, ma noi siamo sempre lì a cercare quando basterebbe alzare gli occhi. 

Ed io parlo di me, ma è così evidente che è valido per tutti.
Non perché sia qui a dispensare Verità ma ci siamo stancati di vivere una vita rasentando la superficie, perché tutti sappiamo cosa ci ha fatto sentire parte di un qualcosa di molto più grandi di noi e perché, difronte ai piccoli, grandi, minuscoli, enormi problemi della vita, siamo sempre impreparati. 

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In questo spazio non ci finisce nulla di nuovo. Ci saranno pensieri, opinioni, intrecci e
chissà che altro, tutti tesi ad un incontro.
Sopratutto ci saranno  storieSono le storie che a me interessano.
Sappiamo tutto, conosciamo ogni tecnica, ogni arma eppure giriamo sempre intorno.
è per questo che una storia può farti sentire ciò che la mente può solo capire.

Su Chapter Zero le Storie saranno sempre in prima fila.

Mi piace pensare ad un lettore potenziale che, per questi giri assurdi del Web e non solo, finisce al Capitolo Zero.
Legge qualche storia, prende una pausa dallo sfregare dei pensieri positivi, negativi, utili, disutili, non importa, e ricarica le pile.
Più di tutto, mi piacerebbe, attraverso le storie, ispirare qualcuno. 

Abbiamo bisogno di trovare il Capitolo Zero e di iniziare a Viaggiare con una nuova Consapevolezza; una Attiva, Positiva, Piena

Io non lo so dove questo percorso mi porterà, ma so che parlando di quel che vivo, parlo di quel che vive (ha vissuto/vivrà!?) qualcun’altro. 
E semplicemente questo prendere e dare, mi fa sentire Vivo.

OK, PERFETTO, MA DI CHE PARLA CHAPTER 0?

Eccoti qui servita una sintesi. Sì, l’avrei potuta mettere prima ma ti avrei tolto tutto il divertimento.

  • VIAGGI DENTRO IL CAPITOLO ZERO :  Storie di VITA
  1.  Psicologia, Psicologia Positiva e i suoi benefici
  2. Meditazione e Spiritualità (parola che vuol dire tutto e niente)
  3. Storie, Libri, Riflessioni sulla Felicità e sul Senso della vita.
  • VIAGGI FUORI DAL CAPITOLO ZERO: Storie di VIAGGIO
  1. Viaggio
  2. Viaggio in Solitaria
  3. Esperienze all’estero e fuori dalla Zona di Confort

                               Per coloro che vogliono
                           VIVERE CIÒ IN CUI CREDONO!

     


    Ed eccoci, l’ultima stazione si profila davanti a noi. Ormai ci siamo.

             SEI ARRIVATO ALLA FINE DI QUESTO BREVE VIAGGIO e ti ringrazio.

Ma la fine di uno è solo l’inizio di un altro, come diceva Saramago che vive ancora in queste terre. 
E io non potrei essere più felice se tu decidessi di fare il prossimo insieme a me.

Ovviamente, sempre Dentro e Fuori il Capitolo Zero.

Con tutto me stesso, 
Marco

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