La domanda che cambia il modo di pensare (e ci rende più felici)

Ci sono domande semplici: ti piace la pizza?
Domande complesse: è giusto fare fuori chi mette l’ananas sulla pizza? (complesse neanche troppo)
E poi ci sono domande che possono cambiare per davvero il nostro modo di pensare.

Ma facciamo un po’ di chiarezza.

Se è la prima volta che atterri qui su chapter zero, devi sapere che io (Marco Sacchelli) mi occupo essenzialmente di una cosa: la felicità. Che detta così sembra strano ma insomma è la realtà.

Credo nella felicità, la studio e organizzo incontri esperenziali di Psicologia Positiva e scrittura.
Perché credo nell’importanza delle storie per il nostro benessere.

Marco caro, ma non dovevi fare chiarezza? Sì, dammi un attimo.

Dicevamo, appunto, che le domande possono essere davvero utili per migliorare i nostri pensieri ed instaurare una mente positiva.

E di certo non ci voglio io a sottolineare di come la nostra felicità sia strettamente connessa al nostro modo di pensare.
Secondo ricerche, le persone felici, infatti, pensano in modo più ottimistico, positivo; mettono l’attenzione su cosa hanno rispetto a quelle infelici che si concentrano su quello che non hanno.
I felici, generalmente, pensano in termini elastici, possibilisti; credono nelle loro qualità e capacità e se qualcosa va loro “male” pensano a come migliorarsi.

Al contrario, ovviamente, delle persone infelici che fanno a gara a chi ha la disgrazia più grande, il problema più ostico, la sfortuna più atroce.

Quindi pensare diversamente è avere emozioni diverse. Avere emozioni diverse è sperimentare un altro tipo di vita.

SMETTIAMOLA DI PENSARE COME BAMBINI

E fin qui tutto scorre liscio, no?

Ma quale è il grande male, il grande problema? Oltre, certamente, a chi mette l’ananas sulla pizza (troverai più volte nel blog riferimenti a questi essere immondi che un giorno, ne sono sicuro, saranno bannati dal mondo come i sandali con i calzini)

Il vero nostro grande problema che ci mette a duemila chilometri dalla felicità è che pensiamo come bambini.

E no, non come bambini nel senso puro del termine. Ma come quei bambini viziati, arroganti, che ha tre anni hanno la puzza sotto il naso, a sette il naso se lo sono rifatto e a 20 non capiscono perché il loro comportamento gli fa sbattere porte in faccia. In particolare sul naso, chissà perché.

Cosa significa nella pratica? 


Significa che per la maggior parte del tempo, la maggior parte delle situazioni la nostra mente sta dicendo:
COSA POSSO OTTENERE?

Ecco, la domanda che ci frega. Cosa questa situazione mi può dare. E cosa questa persona?

Ovvio, non è un processo che si innesca nel 100% delle nostre relazioni, ma se ci facciamo caso potremo notare che è così.
Un moto, non verso l’altro, ma vero se stessi.

DAMMI- DAMMI- DAMMI, urliamo.

Possiamo essere consapevoli o no, ma il bambino viziato che chiede tutto alla mamma si manifesta in più situazioni di quanto vogliamo ammettere.

Quale è il problema?

Il problema risiede nel fatto che in questo caso la mamma non è una signora dolce, che ci cucina tutto quello che vogliamo, compra 100 giocattoli al giorno, Playstation inclusa.
La mamma è in questo caso la vita!

Chiediamo alla vita di darci di più. Sempre di più.
Più soldi, più benessere, più fortuna, più amore. PIÙ FELICITÀ.

Ma chiedere di più ci inaridisce, ci rende schiavi della richiesta e ci mette in una condizione passiva dove tutto ci è dovuto e dove soprattutto noi non vediamo una cosa banale ma essenziale.

Non vediamo tutto ciò che c’è stato dato. Ossessionati dall’avere di più, camminando nel mondo con questa domanda in testa (cosa posso ottenere?) perdiamo di vista tutto ciò che ci viene dato.

GIRARE LA FRITTATA 

Ok, Marco. Ho capito che questa domanda ci porta tutti nel baratro e meno male che te eri un tipo positivo. Ma me la dici o no questa domanda che cambia il modo di pensare?

Sì, certo.
La domanda è semplice, si tratta di essere bravi a cucinare una frittata.

Bene, l’abbiamo perso. Hai una bimba piccola, poche ore di sonno, ti capiamo. Vai a dormire e lascia perdere.

E invece c’entrano le frittate. Sapete come funziona, no? Quando una parte della frittata è pronta bisogna avere polso eeeee sbamm: girare la frittata.

Se la domanda che ci rende schiavi ed infelici è cosa posso ottenere, bisogna ribaltarla e iniziare a domandarsi:
COSA POSSO DARE?

Cosa posso dare in ogni situazione?
Come posso essere io uno stimolo positivo? Come posso rendermi utile? Come posso essere un’agente del cambiamento?

Cosa posso dare in più ai miei figli? Cosa posso dare in più a chi amo, a chi conosco e a chi non conosco.

Quindi, per concludere, la domanda che cambia il modo di pensare e che ci rende più felici più che una domanda è un modo di agire e ancor prima uno di essere.
Ma non si tratta di essere Buddha, o degli sprovveduti.

Si tratta di prendersi la responsabilità della nostra felicità e di diventare agenti di cambiamento piuttosto che bambini viziati che il naso, per tornate agli esempi di prima, glielo vorremmo tirare.

Si tratta di mettersi in discussione e di stravolgere il punto di vista.
Siamo noi, in modo attivo, costruttivo e positivo a dover dar un impulso diverso che tende verso la felicità.

Questa vita a cui tanto chiediamo ci ha già dato tutto quello di cui abbiamo bisogno. Anzi, molto, molto, molto di più.

Quindi, la palla ora è nelle tue, nelle nostre mani.

E tu, ora, nella situazione in cui ti trovi, invece di chiedere sempre qualcosa, domandati:

Cosa posso dare agli altri?