Le aggressioni contro gli insegnanti sono contro noi genitori (anche se non ci piace ammetterlo)

A Firenze un bimbo di 7 anni ha dato una testata alla maestra.
È una notizia ormai vecchia ed è solo l’ennesimo caso di aggressione nei confronti di un insegnante.

Ogni volta che succedono certe cose ci si indigna, si storce il naso, pensiamo a nostro figlio e ci convinciamo del fatto che no, il nostro non potrebbe mai fare una cosa così.

Siamo convinti, appena finiamo di leggere sommariamente la notizia, che il bambino in questione sia per forza uno mezzo matto, pieno di problemi. Per non parlare poi dei genitori.

Sicuramente dei pochi di buono, stranieri, invischiati in traffici loschi.
Come ce la raccontiamo. Come siamo bravi a farlo.

La verità cruda, quella che non piace mai a nessuno, è che quel bambino potrebbe essere tranquillamente il nostro. Sì, noi potremmo essere i genitori di quel bambino che ha commesso un atto tanto assurdo. E altri genitori da dietro lo schermo sarebbero lì a giudicarci e a farci sentire dannatamente inferiori.

Io credo, ed è un parere di uno che non conta nulla, che noi genitori bisogna darci una bella svegliata. Ma di quelle che la bella addormentata nel bosco può dormire altri cento anni rispetto a noi.
E questa sveglia è necessaria per più motivi. Il primo sicuramente è che la dobbiamo smettere di giudicare gli altri genitori. Lo facciamo tutti, ma smettiamola.

Il secondo, ed è molto più importante, è che dobbiamo iniziare a vedere in faccia la realtà. Stiamo crescendo una generazione di analfabeti emotivi.
Anzi, riscrivo. Stiamo dando ai nostri figli l’eredità peggiore di tutte, in un età che manco sanno che è l’eredità (nel futuro si interesseranno parecchio)
Questo male può assumere tante forme e tanti nomi ma principalmente potremmo riassumerlo in -inconsapevolezza-

Stiamo regalando con leggerezza la nostra incapacità di esprimere le emozioni, di identificarle, di renderle gestibili. Che regalo di m_ _ _ _ a, lo posso dire?

Queste esplosioni di violenza nei confronti dei professori…ma ve lo devo dire io che in realtà sono contro di noi? Che non c’entra nulla l’autorità, la perdita di valori, il buongiorno e il buonasera.
C’entra che questi santi figlioli non si sentono ascoltati, capiti. Non si sentono amati, cazzo.

E lo so che li ami, che li amiamo. Lo so che daresti un dito solo per vedere quella smorfia di tristezza che sfocia in un sorriso; quegli occhi enormi che si riempono di luce, quella loro voce che mette in ordine tutto il mondo, dalle cose belle a quelle brutte (fame, guerre e siccità comprese)
Ma, bisogna prendere il toro per le corna. Qua siamo di fronte alla necessita di un cambiamento immediato.

Questi nostri figli hanno troppo superfluo e troppo poche radici. Troppi giochi, troppi compiti, troppi doveri, troppi giudizi, troppi no, troppe urla, troppi i pad, troppi cartoni, troppe regole.
E troppa poca attenzione, troppo poco ascolto, dialogo. Troppa poca accoglienza, accettazione.

Da quando abbiamo smesso di parlare con i nostri figli?Da quando, pensandoci assurdamente superiori, abbiamo iniziato a dare ordini, ad impartire lezioni ed istruzioni su come vivere?

Quando abbiamo smesso di capire che loro vogliono solo una cosa da noi: l’amore. Un amore nella sua forma più semplice.

Quando abbiamo smesso di piegarci e cercare il loro sguardo, per dire quelle poche parole che li possono far risorgere:
“Ci sono io con te, parlami. Cosa c’è che non va?Siediti, stai con me. Se non hai voglia possiamo stare abbracciati tutto il giorno. Io ci sono, sempre. Non mi importa cosa hai fatto, sono qua. Con te. Sempre. Sempre. Sempre”

Quando abbiamo iniziato a scambiare il loro amore con i giochi, l’iphone a 8 anni, le tre ore all’ipad?

Quando abbiamo iniziato a stare noi più tempo con il telefono, su facebook, su instagram, su twitter o alla tivù?

Quando abbiamo iniziato a vivere la vita al posto loro?Ad accompagnarli ai colloqui di lavoro fino a 25 anni? Alla prima lezione di università? A creare 12 gruppi whatsapp, a sapere tutti i nomi degli alunni e i rispettivi voti.

Genitori, diamoci una svegliata. Smettiamo di giudicare, specialmente i bambini. Pensiamo a quanta sofferenza può avere dentro un essere di sette anni per fare una cosa così. E non tiriamoci indietro.
Sarebbe una sconfitta.

Diamoci una svegliata e proviamo a fare un passo in avanti. Riavvolgiamo il nastro. Certo, le regole, i no, una certa forma di educazione e rispetto per gli altri.
Ma questa è solo forma.
Ha la sua importanza ma sempre forma rimane.
Dobbiamo essere capaci di decifrare l’animo, il mondo sottile; cogliere e accogliere gli affetti complicati e restituirglieli con calma; iniziare dialoghi, trattarli da persone, ascoltarli come se ci parlasse un amico e non come se stessero facendo i capricci, inventandosi storie, facendo i furbi.

Impariamo a trattarli come persone.
Nella massima espressione di questa parola e a dedicare loro la nostra presenza perché solo quella, alla fine, sarà la nostra vera eredità.