Genitori, vi prego, tornate in voi!

Cari Genitori, vi prego, tornate in voi. 
Ma che vuole questo, direte. Ma chi è, come si permette?

Lo so: non ho alcun diritto per criticare l’operato di qualcun altro ed infatti non è questo ciò che voglio fare.                                  Scrivo queste parole solo per far scattare un piccolo allarme, per aprire una finestra di una stanza rimasta troppo tempo chiusa.

È da settembre, ormai, che giro di scuola in scuola, classe in classe, incontrando chi ha modificato per sempre le vostre vite, chi cresce un anno in un giorno e vi sprigiona luce addosso da ogni angolo riparato.
E per questo si solleva un grido, da dentro. Una chiamata al risveglio: 

GENITORI, VI PREGO, TORNATE IN VOI. 

Ancora prima di tornare in voi, di smettere di leggere e mandarmi dove volte, però, vi chiedo di aspettare, di continuare nella lettura, di contenere il giudizio un altro po’.

I bambini, per come la vedo io, sono una di quelle meraviglie inspiegabili e avvolte dal mistero. 
Perché bambini non lo si è per sempre, eppure in quella fase si è pieni di ogni cosa di cui si ha davvero bisogno: meraviglia, speranza, ardore.
Ci s’infiamma, si arde e si esplode alla sola vista di un cane, un’onda, una caduta sulle chiappe. 
Si vive appesi sul limite del dramma e della commedia e si spinge sempre per cadere dentro la seconda con uno scroscio di risate.

Mi fa impazzire che i grandi signori di oggi, tutti incamiciati, incravattati, con la loro parlantina equilibrata, precisa e seria, appena 30, 40 o 50 anni fa si pisciavano addosso, si rotolavano per terra dal ridere, si mettevano le dita nel naso (lo fanno ancora, come tutti), si illuminavano alla vista di cieli nuvolosi e viaggiavano su binari mai dritti, mai perfetti, mai lineari ma sempre assurdi, illogici, meravigliosamente irrazionali. 

Quanto è bello e pauroso pensare che anche nel più bastardo degli uomini c’è stato un tempo in cui lui viveva attraversato dalla bellezza.

Ecco, è per questo che spendo il mio tempo accanto a loro: per non scordarmi che i viaggi più belli sono quelli assurdi e che la vita, quella vera, si nasconde dentro ciò che riteniamo semplice, banale. 

E, allora, non posso far altro che dirvi: Genitori, vi prego, tornate in voi. 

Perché per far si che tutta quella meraviglia si mantenga c’è bisogno di un contenitore. Proprio questo mi sembra che oggi manchi. Un perimetro, una traccia che delimiti un sentiero, che decida cosa si può e cosa non si può. 

Nel primo articolo di Chapter Zerola nostra generazione deve fare la differenza- dicevo che la mia generazione è stata fortunata. L’apertura, il clima familiare, la possibilità di un contatto con i nostri genitori, rispetto a quella del passato, ci fornisce una marcia in più.
Ma oggi, mi pare che siamo arrivati al punto opposto. La diga si è rotta e l’acqua torbida ci sta investendo, tutti.

La sensazione (ditemi se mi sbaglio, spero di sbagliarmi) è quella di trovarsi davanti a bambini TROPPO. 

Bambini troppo stimolati, troppo responsabili, troppo liberi, troppo lontani.

Spesso, li vedo incapaci di aspettare, di seguire un percorso facile fatto da poche regole ma precise. 
Non sono qui a giudicare, a dar sentenze, sia chiaro. I motivi di un liberalismo eccessivo risiedono in tanti elementi e nessuno deve farsene una colpa.
I genitori lavorano tanto ed entrambi, i bambini si ritrovano con i nonni e con le difficoltà di comunicazione che esistono tra chi si guarda da più di 50 anni di distanza. Ci mettiamo dentro la tecnologia, i compiti, la scuola, e temperamenti complessi ecco che la montagna di difficoltà è ben servita.

Ma a far l’elenco dei problemi spesso si perdono di vista le soluzioni.
La prima, la ho già detta: genitori, bisogna che riprendiate il timone, dovete essere capaci di riaggiustare la mira, dove serve, e iniziare a portare il regalo che i vostri figli vi chiedono da anni e mai metteranno sulla lettera di Babbo Natale: ATTENZIONE. 

Sono bambini che bramano attenzione più di ogni gioco, di ogni esperienza, di ogni stupido regalo.
Sono bambini che nei loro modo strampalati stanno solo dicendo:
“Mamma, Babbo, guardatemi. Ditemi che esisto. Ditemi che mi amate comunque, anche se sbaglio. Ditemi che siete con me, che mi volete in qualsiasi modo e maniera. Mamma, Babbo, chinatevi, guardatemi negli occhi, non ditemi sempre quello che faccio male, ditemi che insieme possiamo fare qualsiasi cosa. 
Mamma, Babbo, staccatevi un attimo da tutto. Dal lavoro, dai soldi, dalle cose da fare. Chinatevi e chiudete gli occhi. Entrate nella mio mondo : qui ogni preoccupazione non può arrivare. Stiamo insieme, mi basta questo” 

Genitori, io lo so che fate tutto ciò che fate solo per loro. Ma che senso ha preoccuparsi per i soldi che servono per sfamare tuo figlio se non ti occupi del fatto che principalmente ha fame d’affetto, d’amore.
Non è meglio solo una patata nel piatto e un cuore pieno che il contrario?

Troppo demagogo?
Facciamo così: se oggi fosse l’ultimo giorno sulla terra, per voi: cosa fareste? Pochi discorsi, ve lo dico io: prendereste vostro figlio/a, lo terreste in braccio, lo bacereste, giochereste con lui, una carezza invece che un rimprovero, solletico invece che una sgridata eccessiva.
Ecco, vi do una notizia: oggi potrebbe davvero essere l’ultimo vostro (nostro) giorno.

Genitori, vi prego, tornate in voi.
I bambini di oggi hanno bisogno del vostro amore come di una linea che li aiuti a sapere dove andare. Hanno bisogno di tempo, vero tempo, pregno di senso. Non c’è bisogno di bacchettare, ma di accompagnare. 

Da quando i NO sono diventati parole del demonio. Un No ben detto, spiegato, senza rabbia è un lume in un cammino difficile. Sia per loro che per voi. Un no mette dei limiti, degli appigli, delle sbarre che li fanno sentire più al sicuro.
Si possono rilassare: lì non posso andare ora, posso dedicarmi a quello che sto facendo.

È una liberazione ed un’occasione per capire che c’è qualcuno che li osserva, può indicare loro i punti critici. Non sono soli nella valle del tutto è concesso dove per attirare un po’ d’attenzione faranno ogni cosa sbagliata.

No, sono amato. 
No, sono aiutato.
No, sono accolto. 
No, sono al sicuro. 

Genitori, credo che i No sia essenziali, le regole pure. Ma ben poche sono quelle davvero necessarie.
Perché una volta tracciato il perimetro, il campo deve essere il regno del magico.

E allora, genitori, tornate in voi, ma poi tutti giù per terra a correre, saltare, fare scimmie matte e balene imbronciate.
Via alla ricerca di tesori e streghe, Harry Potter e orsi polari. Via alle montagne che sono cuscini e mari di lava che, si sa, sono i tappeti.
Mettere il piede sulla mattonella e mai sulla riga, fare pizze immaginare e mangiarne di reali con doppia porzione di patatine fritte (1 v. al mese max). Tutti dentro la bolla loro che ci ripara da ogni cosa brutta.
Bastano anche solo 5 minuti per ritrovarsi la felicità addosso.

————

P.S.
No, non sono genitore. Ma da Giugno diventerò papà, quindi si può dire che in parte lo sono. E me la sto facendo sotto. Perché non commentate con i vostri pensieri e le vostre esperienze. Vediamo un po’ quel che viene fuori.

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