LA LIBRERIA PIÙ PICCOLA DEL MONDO

[LA LIBRERIA PIÙ PICCOLA DEL MONDO]

C’è un’insenatura segreta a Lisbona. Sotto un arco che porta direttamente ad Alafama, appena prima di iniziare una rampa di scale di pietra e graffiti, c’è la libreria più piccola del mondo.

Tre metri quadrati e qualcosa di più. 4000 libri che sono già stati letti si appoggiano l’uno sull’altro creando un muro di pagine e polvere che lascia solo un po’ di posto al proprietario, accucciato in un angolo, per dare il benvenuto in questo scrigno di parole.

La meraviglia di chi entra è tanta che, appena varcata la minuscola soglia, ci si dimentica di Lisbona, della città e delle macchine che scendono veloci verso il fiume.
Si entra e si alza il collo verso l’alto; ci si butta con il naso tra gli scaffali alla ricerca di intrappolare dentro di sé il profumo di un’epoca che non esiste più.

Simão, il proprietario, accenna un timido saluto e si nasconde tra le sue cose, lasciando che questo incavo nella roccia di storie portoghesi finisca il suo compito di stordimento.
Sorride sotto i baffi e continua a sbattere le dita fini sulla tastiera vecchia e martoriata del suo computer e, quando gli sembra il momento giusto, attacca:

-Pessoa, prima edizione pubblicata.- Prima parla e poi ti indica il libro. A due passi dal naso avevi uno dei libri più importanti della letteratura europea. Il senso di estraniamento dal mondo è ora completo.
D’improvviso le colonne di libri ti sembrano sostenere la città e il tuo stesso corpo. Come se tu riuscissi a stare in piedi solo in quell’angolo riparato, assuefatto dalla carta colpita da caratteri che impongono rispetto.
Le mani iniziano a muoversi con grazia, come se toccassi i tasti di un pianoforte. Accenni un sorriso, un passo e una parola. Poi ti fermi, cambi idea. Rimani piantato dentro i piedi.

-La più piccola libreria del mondo- ti dice Simão e continua il suo lavoro di gesti rapidi e calcolati.
Sembra che si diverta a farti perdere l’equilibrio perché, dopo averti lasciato scrutare nel silenzio, riappare con la sua voce lenta, quasi in ritardo.
-Saramago- vocifera e indica e uno scaffale lassù, perso. Ti viene da pensare che quest’uomo non sia mai uscito da questo posto e provi quel senso di invidia e rispetto che solo chi vive su un altro piano di realtà può farti provare.

Assurdo, pensi. Assurdo che esistano posti così, dove i libri occupano tutto lo spazio e l’uomo è costretto a tenere la testa basta per non sbatterci addosso. Assurdo che ci sia qualcuno che spende la propria esistenza in difesa di parole che hanno fondato un paese, una città.

Assurdo, ti ripeti, e non ti accorgi che sei già fuori, perso ancora nelle strade piene di macchine e vite normali mentre in una costa di Lisbona, all’oscuro del passo violento con cui il mondo avanza, un uomo protegge storie e le storie proteggono lui e chiunque abbia la fortuna di incontrarle.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...