Perché devi trovare le palle di fare un viaggio da solo.

Guardi gli ultimi vestiti da scegliere stesi sopra il letto.
La lampadina è accesa ed illumina lo zaino imbottito, una pentola a pressione che può scoppiare in aria da un momento all’altro. 

Metti dentro a forza altre due paia di mutande e lasci fuori la camicia di lino che farà tanto figo ma sai già che non ti serverà a nulla. 
Stendi a terra lo zaino, ci monti sopra con un ginocchio e tiri la cerniera pregando che non ti rimanga in mano. 

Ed ora ci sei. Lì, il tuo zaino è pronto, la luce zampilla e riesci solo a fare un grande, profondo respiro. 
Ormai ci sei: parti. Ormai devi: parti da solo. 

Mentre scrivo queste parole, ripenso alla notte prima di partire per Bangkok. 
L’aria che entrava dalla finestra sapeva già d’estate e la notte calda sembrava che cercasse di avvolgermi con un manto di vento e stelle. 
Un uomo può vivere solo di questi momenti e non sentire la mancanza di null’altro. 

Provavo a lanciare i pensieri in avanti, tastando a caso il futuro alla ricerca di un‘immagine sicura a cui attaccarmi. 
Il vuoto, un gigantesco vuoto. Mi sembrava di provare la stessa sensazione di quando allunghi la mano dentro la calza della befana ma ormai non c’è rimasto nulla se non i rimasugli della lana. 

Chissà perché quella notte di Maggio pensai alla befana, al vuoto e alla paura. 
Chissà perché continuai ad osservare la notte fuori dalla mia stanza che mi alitava addosso il sapore del mare. 
Chissà perché, dopo aver stretto il lenzuolo con un pugno, feci ancora un ultimo, enorme respiro e sussurrai a me stesso –Sì, Marco, ci siamo–  e lacrime che seguirono misero fine a tutte le domande. 

Perché ero molto più emozionato che impaurito, eccitato che ansioso, fiducioso che insicuro. 
Perché il mio piccolo, grande sogno lo vedevo lì e la gioia di viverlo mi pervase il corpo.
E perché avevo trovato le palle di buttarmi in questa avventura solo con me stesso. 

Questo articolo, scritto di getto, nasce dalla sola esigenza di dire a te, che leggi queste parole, che devi trovare le palle di fare un salto nel vuoto. E devi farlo da solo. 

Decidi di fare questo passo e avrai solo che da guadagnare. 
Bisogna partire dal semplice concetto che, volenti o nolenti, c’è una sola persona con la quale dovrai passare tutta la vita. E non è il principe azzurro, ma noi stessi. 

Bella scoperta, eh? 
No, una cazzata impatinata, ma ripartiamo dalle basi. 

Tutti i grandi problemi, le grandi tristezze, gli abissi emozionali scaturiscono da questa malsana relazione che abbiamo instaurato con la nostra persona. 
Non che qualcuno ci abbia mai detto che bisognava prendercene cura, ci mancherebbe. 

Questa cosa malefica che chiamiamo società sembra che voglia tanti individui spezzati, in litigio con se stessi. 

Volersi bene? Imparare a conoscersi, ad accettarsi, ad amarsi? 
Per quale motivo, in fondo. 

Ma noi lo sappiamo, no? Puoi avere i miliardi che ti intasano i cassetti, il successo, persone che ti amano e tutto ciò di cui questo mondo si glorifica, ma se ti odi, se non fai altro che giudicarti, che scappare da te stesso la felicità rimarrà sempre uno stupido sogno in cui ci credono solo gli stolti. 

E proprio per questo, allora, dobbiamo iniziare a prenderci cura anche di noi.
Sopratutto di noi. 
Io ho iniziato viaggiando ed quindi ti dico che è necessario che tu trovi le palle di fare un viaggio da solo. 

Poca importa il luogo. Asia, Africa, Canada, Bargecchia, Paesino di 15 persone sul cucuzzolo della montagna. 
Trova le palle per fare un salto nel vuoto. 

Lo devi a te stesso e lo devi al mondo.
Perché di gente infelice e incazzata ce ne è anche troppa. 
BASTA. 

Davvero vogliamo stare in attesa tutta la vita per colpa di una qualche stupida paura?
Davvero ci vogliamo mettere con la testa contro il muro e far finta di non vedere le milioni di possibilità che si aprirebbero se solo avessimo il coraggio di girare le spalle?

Te lo metto per iscritto: non hai nulla da perdere.
Non abbiamo nulla da perdere a metterci in gioco. 
Perché tutte quelle sicurezze che pensiamo di avere sono solo illusorie, informi, trasparenti. 

Un giorno o l’altro cadranno, si disfaranno al suolo e ci ritroveremo nudi e impreparati. 
Le botte ci sono, nella vita. È inutile stare qui a dire che è tutto rose e fiori. 
Ci sono i momenti dove i pugni ti arrivano nell’occhio e i calci…lì, dove fa particolarmente male. 

Ma la grande sofferenza è anche creata dalla nostra mancanza di solide fondamenta. 
Castelli di carte che crollano alla prima folata di vento. 

Le mie deboli radici si nutrono di viaggi, di esperienze e di novità. 
Le tue? 
Io non lo so, ma so che le radici entrano nel terreno solo a forza di insistere, di tentativi spesi a trovare il sentiero migliore. 

Viaggia e fallo da solo. Perché è quando si è da soli che si può sbattere contro se stessi. 
In un sentiero di fango in Laos, in una spiaggia bianca Cambogiana, nella camera di casa propria il giorno prima della partenza. 

Viaggia: 1 giorno, 1 settimana o un anno.
Parti. Lanciati. Buttati. 
Con paracaduti mentali,anche. 
Non serve essere dei disgraziati e andare a cercare un’avventura per cui non siamo fatti. 
Ma serve avere le palle di viaggiare da soli. 

E se ancora non l’hai capito, o se ancora non mi sono spiegato bene, viaggiare non c’entra niente. 

Non servono gli aerei per viaggiare, ma il coraggio di iniziare un viaggio.
Non serve un biglietto per partire, ma la decisione di andare incontro alla vita.
Non serve uno zaino sulle spalle, ma la consapevolezza che noi decidiamo dove si va. Sempre. 

Resta a casa, se non sei un tipo da viaggio. 
Perché il viaggio con noi stessi inizia e dura in ogni luogo ma bisogna trovare le palle per intraprenderlo da soli. 

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6 commenti su “Perché devi trovare le palle di fare un viaggio da solo.

  • Bellissimo post, condivido molte delle tue osservazioni. Io sono una sostenitrice dei viaggi in solitaria anche se non mi è mai capitato di fare viaggi lunghissimi. Mi piacerebbe riuscirci invece! A presto 🙂

  • Davvero bella riflessione, ho viaggiato da sola in passato, ma alla fine preferisco viaggiare con un compagno di viaggio. Forse è più comodo, non discuto. Sicuramente viaggiare da soli ti metti davanti a tantissime riflessioni su te stesso, sul tuo posto nel mondo, sulla necessità di prendersi le proprie responsabilità, sicuramente come scrivi tu, non è un viaggio che si fa nello spazio ma dentro sé stessi. Condivido che prima o poi un viaggio da soli bisogna proprio farlo.

    • Ciao Gipsy. Per me viaggiare da solo ti spinge necessariamente a conoscerti un po’ di più, ma chi lo ha detto che non puoi farlo anche con una comitiva di 10 persone? Aldilà del viaggio, secondo me, bisogna avere le palle di stare un po’ con se stessi, indipendentemente dal luogo. Se sei in qualche bel posto anche meglio =)
      Grazie del commento

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