Perché dubitare ci salva la vita


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In una giornata di sole pieno e primaverile mi sveglio con un mal di testa che non mi dà pace. Esco in strada e raccolgo la luce d’oro di Lisbona. 
Dopo giorni di pioggia si è risvegliata ed ora mi si attacca addosso, la raccolgo con gli occhi quando la vedo brillare e schiantarsi sugli angoli nascosti delle strade.

Arrivo ne mio parco, un libro stretto tra le mani, le persone riunite al bar e mentre i vecchi giocano a scacchi mi sembra di aver riacciuffato il senso di una giornata come tante

A migliaia scorrono, scivolano via e si sedimentano tutte insieme andando a costituire la grande distesa della nostra vita. Identici, ripetitivi, senza un lampo, un profumo.

Cammino vicino al lago, osservo i bambini sulle altalene e vengo assalito dai miei improvvisi e soliti dubbi. 

Dubbi, enormi punti di domanda che mi spillano la pelle, si piantano nel mezzo del giorno. 
Dubbi sulla strada da prendere che, inevitabilmente, ne escluderà altre. 
Dubbi su quel che dico, penso e scrivo. Sopratutto su quel che scrivo.
Dubbi su quei rantoli di pensieri che spiccano verso l’alto, si chiamano sogni di solito. 
Ed ora crederci o non crederci mi sembra che non faccia alcuna differenza. 

Cammino e sono un dubbio vivente. 
Poi, all’improvviso, mentre i dubbi anticipano i miei passi, eccolo qui. 
Un albero di radici e meraviglia che entra dentro la terra. 
Un albero lì, imperfetto e bellissimo. Le persone si fermano, lo guardano, qualche foto e via ancora nella distesa dei giorni tutti uguali.

Forse sono matto o forse no, ma mi avvicino, mi arrampico sopra una radice, e tocco il tronco.
-Non ti senti mai solo?- glielo domando per davvero. Con il pensiero, ovviamente.
-Non hai dubbi pure tu?- ma la sua corteccia contiene in sé già la risposta.

Dritto come un fulmine per la sua strada. Piantato ben bene per terra ed anni passati ad allungarsi la schiena.
Forse il dubbio appartiene solo a noi. Noi che non abbiamo ancora capito la nostra vera natura.

Mi siedo davanti al mio amico e questo pensiero mi arriva come un lampo: alla fine questa cosa del dubbio mi piace.
Mi piace dubitare, domandarmi, mettere in discussione tutto e tutti. Sopratutto questo coso che sono io con cui devo convivere ogni giorno.
Il dubbio ci salva da tutte quelle migliaia di trappole mentali in cui possiamo cadere.
Come, ad esempio, il pensare di aver raggiunto una qualche verità.
Avere dubbi ci rende meno facili da manipolare e da influenzare.

Ci dona la possibilità di dare una svolta nel modo in cui vediamo il mondo.
Ed è sempre stato così, parliamoci chiaro. Solo dubitando la realtà che viviamo possiamo girare la chiave del cambiamento.
Dubitare che sia giusto, solo perché tutti fanno così.
Dubitare che sia corretto, esatto, normale.

Ho guardato quest’albero e ho apprezzato i miei dubbi e mi sembra di aver intuito che, se li lasciamo lo spazio di riempirci, questi dubbi emergono e poi scompaiono. La strada, se mai una è mai esistita, si fa immediatamente più leggera.

E dai dubbi è più facile ripartire.
Ne sono certo: quelle radici immense non erano altro che tanti piccoli dubbi.
Dubbi che non gli hanno impedito di divenire ciò che era la sua natura più profonda.

Forse per noi uomini la storia è un po’ più complicata.
Chi mai ci ha detto di andare a scoprire la nostra propria natura?
Ma avere dubbi è già sinonimo di scoperta.
Avere dubbi è pescare a mani nude, incrinare l’asse logico e metterci, per un attimo, in un pericoloso disequilibrio.

Il dubbio perenne può essere un ostacolo enorme, ma il dubbio silenzioso ci riporta a casa.
E rafforza la scelta se c’è stata, o dà valore all’indecisione.
Che palle questi uomini sempre sicuri, con solo certezze.
Cazzo, è la vita. Come si fa a non avere dubbi? Di tanto in tanto, quando ci vuole.

Non sentiamoci a disagio, sbagliati o mancanti solo perché dubitiamo di quel che ci sta intorno.
Non c’è nulla che non va. Nulla. Nulla. Sì, me lo ripeto perché non è possibile avere dubbi seguiti da crisi esistenziali.
Imparo a stare in equilibrio tra certezza e dubbio, tra radici e rami, passato e futuro.

Ed è così che alcune volte basta un solo dubbio per far nascere un profumo nuovo nella distesa dei giorni tutti uguali.


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