-ABBANDONA LA PARTITA- Perché perdere è l’unico modo per vincere!

Basta, stop, fine. Abbandona la partita. 
Ma non lo senti che ti fa male? Non vedi che a forza di tenere tutto queste cose dentro non riesci più a star bene?

Lascia il campo da gioco. Ma chi l’ha detto che devi stare lì a lottare, a soffrire?
Chi l’ha detto che bisogna sempre vincere?
Abbandona, abbandoniamo la partita. Perdiamo: perché perdere è l’unico modo per vincere garantito al 100%. 

Io lo so che siamo pieni di gente che ci sprona ad emergere, a spaccare il mondo, magari anche gli altri, alcune volte anche noi stessi. 
Ma non è che abbiamo perso di vista lo scopo del gioco, semmai uno ne abbia mai avuto?

Con gli occhi puntati solo verso i nostri piedi non riusciamo più a vedere l’enorme campo in cui stiamo passeggiando. 

A cosa mi riferisco?
Penso alle migliaia di energie sprecate nel criticare gli altri. 
Penso alla fatica di trascinare l’orgoglio, alla tortura di mantenere vivo un rancore. 
Penso all’impegno sprecato nel cercare di volere sempre ragione. 

Quanta fatica, davvero.
Se siamo un po’ onesti con noi stessi non possiamo far altro che notarlo. 
Sembra che non possiamo farne a meno di questa fatica. 
Come se la nostra vita dovesse avere per forza una certa dose di stress, di tensione, di problema che offusca il bello. 

Nati con un peso, come un difetto di fabbrica. Chiodi, catene che ci lasciano a terra.
E noi che continuiamo ad andare avanti, ad aggiungere fatica alla fatica, dolore al dolore.

Quello che ha detto, quello che ha fatto, quello che avrebbe dovuto, o non avrebbe dovuto fare, dire, baciare, lettera e testamento. 

Perché io, perché lui, perché mi hai detto e ora e blablablabla…

Basta, stop, fine. Abbandoniamo la partita. 
La vera gara non si gioca su questo piano così ristretto, così chiuso. 
Ampliamo gli orizzonti e perdiamo, perdiamo, perdiamo.

Perdiamo la critica necessaria.
Perdiamo il giudizio automatico. 
Perdiamo l’opinione personale; quella cattiva, piena solo di disprezzo.
Perdiamo l’orgoglio che non ce la fa a riempire i buchi d’autostima. 
Perdiamo il rancore che quei buchi li corrode. 
Perdiamo la necessità di voler sempre ragione. 

E sì che io ce l’ho tutte queste cose. Una dopo l’altra in una successione netta e crescente. Mica tutte insieme, sia chiaro. Ma pizzico di qua e di là, in questi sacchi di pesi enormi e costello le giornate alcune volte di una, altre volte di un’altra. 

È tutto facile a parole, lo so. 
Seduto, davanti alla finestra di camera mia, mentre la gente la fuori s’imbatte negli altri e nei problemi veri. 
Ma cosa ci rimane se non cambiamo l’ottica, se non spostiamo la direzione delle nostre giornate verso la sconfitta?

Fatica: una grande, immensa, pesantissima fatica. 

Bisogna iniziare a perdere e a vedere la meraviglia di lasciare andare.
Cosa è questa esigenza di mettersi sempre in verticale e farsi grande e superiore?
Possiamo davvero basare la nostra vita su questo? 

Lasciamo andare. Abbandoniamo la partita. 
Vogliamo essere persone migliori. 
Vogliamo creare una società migliore. 
Vogliamo un mondo migliore. 

E allora dobbiamo iniziare a perdere tutto ciò che fino ad oggi l’ha impedito. 
Uno sforzo deciso nel quotidiano. 
Un impegno con noi stessi e con quello che rappresentiamo. 
Una promessa di sconfitta

Che sia difficile non ci sono dubbi, ma è urgente e, sopratutto, necessario. 
Proviamo a rilassarci, a fare un passo indietro, a diventare gli spettatori della partita. 
Se è l’altro il problema, contro chi mai potrà giocare se noi abbandoniamo il terreno di gioco? 

Siamo figli di una società che non ci aiuta, è evidente. 
Quando torniamo a casa da scuola, con un litigio a pesarci sulle spalle, riceviamo consigli su quello che avremmo dovuto rispondere ed il peso, così, diventa doppio, e poi triplo fino a che non crolliamo giù a terra. 

Proviamo ad insegnare ai bambini, che di fatica ne portano ancora poca, che Vince davvero solo chi perde e che tutti quei giochetti di potere e superiorità lasciano la gioia vuota del momento per poi spegnersi tristemente. 

Insegniamoli, magari, che i veri uomini sono quelli che hanno la forza di guardare un passo fuori da loro stessi.
Disinstalliamo la cultura del proprio orticello, del prima Noi e poi gli altri. 

Tutti noi siamo qui impegnati in una partita dove l’obbiettivo è il solo prevalere. 
Ecco, lasciamo che l’avversario si disponga nel campo, si inciti da solo. Aspettiamo che si riscaldi, che prepari le sue tattiche migliori. 
E poi, un attimo primo dell’attacco, abbandoniamo la partita. 

La sconfitta non ci brucerà, non ci farà male ma, per una buona volta, ci libererà dalla fatica e da tutti quei chiodi che ci impediscono di spiccare il volo. 

 

 

 


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