“Ben oltre le idee di giusto e sbagliato c’è un campo. Ti aspetterò laggiù.”Il verso di Rumi che libera la mente e ci fa bene al cuore.

“Ben oltre le idee di giusto e sbagliato c’è un campo. Ti aspetterò laggiù”-Rumi-

Nel corso di una vita, le parole che leggiamo ci scivolano addosso sfiorandoci la pelle e la mente. Alcune, però, si fermano, s’incastrano in punti che pensavamo aver nascosto e lì rimangono, come oasi a cui far ritorno quando il mondo fa paura.  

Lo so, questa introduzione vuol dire tutto e niente. Ma per entrare dentro ad un verso di questa caratura si possono solo usare parole leggere, trasparenti, che punteggiano i limiti e non si azzardano ad essere maleducate. 

-Ben oltre le idee di giusto e sbagliato- 

Questo verso è enorme,  gigantesco. 
A leggerlo con calma, mi vengono le vertigini. Vedo queste parole che si alzano, impennano e diventano vette insondabili.
E poi si uniscono, prendono le sembianze di una punta. 

Questo verso è un cacciavite appoggiato sul cranio che entra dentro la mente allentando la logica, schiantando ciò a cui siamo abituati. 
I pensieri si proiettano talmente veloci in avanti che manca il respiro.

Rumi, per me, ce lo dice così: il nostro modo di vedere il mondo è solo una grande illusione. 
Sempre, perennemente in giudizio. Sempre, perennemente con l’arma puntata, la gabbia pronta ad ingarbugliare qualsiasi evento. 

Giusto e Sbagliato. I due grandi calderoni dove buttiamo ogni cosa.
Incapaci di tenere un pensiero, un’emozione tra le mani, ce ne liberiamo immediatamente. 
Non riusciamo a rimanere nella sfumatura, ad osservare le cose nella loro interezza e il dubbio ci mette così tanta ansia che preferiamo appallottolarlo e lanciarlo nel primo cestino disponibile. 

Troppo facile, davvero troppo facile dire che senza il giusto e lo sbagliato tutto andrebbe allo sbaraglio. Troppo facile semplificare il casino che non sappiamo gestire dividendolo in due macro-categorie. 

Cos’è il giusto? Cosa è sbagliato? 
Il tempo, la cultura, l’educazione e tutte l’altro migliaia di cose che cambia dall’oggi al domani decidono tutta la posta in gioco?
Davvero vogliamo prendere una consapevolezza sulla base di quel che ci hanno impiantato?

Non mi interessa -e forse non interessava neanche a Rumi- entrare in un pippone filosofico e prettamente mentale, ma il Giusto e lo Sbagliato sono due cancelli che, se non proviamo a scardinarli, ci lasceranno sempre al di fuori di quel che di vero può esistere.
O, a me, così pare. 

-C’è un campo- 

Un orgasmo sensoriale. 3 parole: un’esplosione di cui non se ne poteva fare a meno. 
Dopo averci presi per mano a mille all’ora, dopo averci condotto là dove la mente fatica ad arrivare, eccolo: un campo. Se ne aveva bisogno. 

Se si legge lentamente, sentendo le parole sciogliersi sulla lingua, si avverte un’esigenza fisica di questo campo. E, ad ognuno, è data la scelta di vederne i colori, la profondità, la strada sterrata che ci corre nel mezzo come una riga tra i capelli. 

C’è un campo, e lì, ora, ci possiamo rilassare. 
Non c’è più bisogno di acciuffare la realtà, di metterle un vestito consono, di indirizzarla a seconda del nostro gusto o, ancor peggio, di quello degli altri. 

Ora ci si può stendere a terra, si può iniziare una corsa a perdifiato, si può, magari, anche stare in silenzio
Quello che l’idea che il giudizio, il parere, l’opinione sia sempre necessaria ci ha fatto perdere. 
Come se, per vivere, fosse necessario sempre buttare fuori il nostro intreccio di pensieri. 

C’è un campo. Sì, esiste qualcosa oltre il giudizio.
È come un abbraccio, questo verso. 
Mi sembra che Rumi ci sussurri all’orecchio di non aver paura; ci ripete che si può abbandonare questi stupidi pesi e, finalmente, salpare verso ciò che non conosciamo. 

Rumi ce lo dice chiaramente, senza mezzi termini: il campo è là, oltre quello che siamo soliti fare. 
Applicato in altri spazi, questo campo potrebbe rappresentare la ricompensa per chi osa a fare quei passi diversi, dentro o fuori da se stesso. 

Osare nella gentilezza della forma e del contenuto.
Essere eretici, sconsacrare, smantellare ciò a cui per forza bisogna assoggettarci. 
Fa paura, fa tanta, tantissima paura. 
Ma si può avere la consapevolezza che è possibile intraprendere un sentiero diverso e che le paure, i timori, le difficoltà saranno solo momenti di riposo tra un passo e l’altro. 

-Ti aspetterò laggiù-

Non ci si dovrebbe vergognare delle lacrime. 
Non ci si dovrebbe spaventare se, arrivati a questo punto, la gola si stringesse in un nodo bestiale. 
È la magia della parola scritta.

Dopo aver superato i cancelli, le paure e i giudizi; dopo essere arrivati in un campo infinito di possibilità ecco che si conclude il verso col picco più alto in assoluto. 

No, non siamo soli. C’è qualcuno ad aspettarci sull’altra sponda. 
La connessione tra gli uomini, la sensazione che facciamo parte di questa rete invisibile molto, enormemente più grande di noi. C’è un po’di tutto questo, no?

Forse è proprio Rumi che ci aspetta laggiù, seduto all’ombra di una quercia con gli occhi semichiusi ad osservare le ultime ore del giorno. 
La sera che sta arrivando e le ombre che, a questa ora precisa, si allungano e sembrano la chioma compatta di tanti cipressi. 

Non lo so se è Rumi. Mi viene da pensare che, nel momento stesso in cui uno legge queste parole, il viso di un’altra persona sgorghi dal pensiero e si metta lì, in bella mostra, al centro della testa. 

O, banalmente, penso che potrebbe aspettarci il riflesso di noi stessi. 
Come se, una volta superata la grande tenaglia del giudizio, ci potessimo incontrare esattamente così come si è. 

Perché, alla fine, la pistola è sempre puntata contro noi stessi. 
Contro le nostre scelte, i nostri presunti errori, le nostre paure, i nostri difetti. 
Non ci concediamo mai la possibilità di sbagliare, di non essere quello che vorremmo, o di essere imperfetti. 

Non lo so chi ci sta aspettando in quel campo. 
Ora addosso sento solo la gioia di intraprendere il percorso, la mente libera ed il cuore pieno di queste parole: 

“Ben oltre le idee di giusto e sbagliato c’è un campo.
Ti aspetterò laggiù”

Conosci già il mio progetto di promozione dei libri e della felicità? Ho preso un’ape del 79, l’ho rimpinzata di libri e vado in giro a parlare del grande desiderio che ci tiene tutti uniti: la felicità.ape Segui Chapter Zero Happiness on the Road su Facebookfacebook_318-136394


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