Smettiamola di paragonarci! -La storia del povero Mister Rossi che ha guardato di là-

Mister Rossi ha una vita che è na favola.
Basta guardare come ritorna a casa dal suo lavoro ben pagato, seduto sopra la sua macchinina pulita e inamidata.
Ha un sorriso stampato in faccia  e fischietta da solo un motivetto natalizio.

Oh, e guarda chi c’è là, proprio sulla porta di casa: la sua ragazza. Bella che sei, pensa il Mister Rossi. Sì, non avrai un seno di quelli che boom, ma chissenefrega.
Mister Rossi esce dalla macchina, accosta la portiera perché ci tiene al suo gioiellino e si appresta ad entrare in casa. Solo pochi passi e sarà seduto al tavolino con la sua ragazza a bere vino e a guardare un film. Na favola, una vita da favola.
Ma oggi, per qualche strana ragione, il nostro Mister Rossi non va diretto verso casa.
Si ferma, tentenna piantato sui piedi e lo sguardo gli finisce di là.
Non lo aveva mai fatto prima, mai, neanche una volta. Eppure oggi va di là. Là dove?
Ma di là, ovunque questo dannato là sia.
Ed è così che, al nostro bel Mister Rossi, la vita gli si frantuma tra le mani.

Perché Rossi, per gli amici Mister Rossi, ha fatto l’errore che tutti noi facciamo: si è paragonato.
Ed è per quello che quel di là non ha alcuna importanza. Il di là è tutto quello che sta al di fuori di noi. E ti paragoni agli altri per quanto tu guadagni e quanto LORO guadagnano, per la tua macchina e per la LORO macchina, per la tua cultura, le tue capacità, le tue idee e per le LORO cultura/capacità/idee.
Ed il problema è che, alla fine, vincono sempre loro.

Amici, non volevo ma sono costretto. Vi svelo un segreto; Mister Rossi...sono IO.
Copertura un po’ de merda, in effetti, ma sì, eccomi qua.

Ora, io non ho un lavoro ben pagato, ma manco mal pagato. Io un lavoro non ce l’ho proprio e per questo motivo posso spendere ore a scrivere storie su un povero Mister Rossi che guarda di là.
Comunque non ho manco una macchina e, per dispiacere di mamma, manco una ragazza. Seno boom, seno plop, seno piff. Nulla, per ora S(o)no senza.

Ma, in compenso, ho un mucchio di pensieri e ora ve li sciorino tutti.
C’è da darci un taglio, ma uno bello netto. Perché qua è tutto un paragone.
Stiamo sempre a guardare di là e poi, immediatamente, a collocare questo di là in un di qui. Ovvero, paragonando un valore di qualcun altro, al nostro.
E poi, ecco che parte il calcolo.

Se è l’altro è più, si sprofonda nel baratro dell’inutilità.
E il più delle volte, almeno per me e per i vari Mister Rossi, è così.
Se, per puro caso, l’altro è un bel meno, allora sì che siam contenti.
Ce ne usciamo a spalle larghe e petto in fuori.

Perché il problema, infatti, non è il paragone, ma la forza che gli concediamo.
Se qualcuno è più di me in qualcosa, io non valgo. Cazzo, ma ora dico: che minchia di ragionamento è? Da minchioni, è evidente.
Eppure, arriva puntuale. Come è da minchioni sentirsi superiori perché si sa fare qualcosa meglio di altri.

La vita non è mica una Talent Show, cazzarola.

Bisogna riunirci tutti, noi Mister Rossi che guardiamo di là, e metterci in testa che questo perenne paragone è na faticaccia. Non ne vale la pena.

Non sarebbe meglio iniziare a pensare che non siamo in una scala verticale, ma su un piano esteso orizzontale in un ordine di espansione, di larghezza, più che di altezza?

Più ampi, invece che più alti. Capacità più estese, invece che migliori.
Non è forse tutta questa nostra attenzione sulla competitività che ci snerva, che crea le nostre nevrosi, il pensiero perenne che dobbiamo sempre essere meglio di qualcuno?

Smettiamola di paragonarci, per favore.

Perché se voi iniziate, io vi seguo a ruota.
Facciamolo per tutti i Mister Rossi, per noi stessi e per le ragazze seno boom o no.

Facciamo che da oggi ci paragoniamo meno e apprezziamo di più, guardiamo meno di là e più di qui, riassestiamo sta cosa che ci si era frantumata tra le mani e iniziamo a godercela tutti un po’ più rilassati.

Se mi trovate un lavoro, una macchina e una ragazza anche meglio!

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