I 3 passi che liberano dall’ansia (o quasi)

Stasera ho l’ansia. Di quelle da cui liberarsi è difficile. Di quelle che ti premono sul petto e saltano con i tacchi a spillo. Ansia, mai libero, mai sereno.
Non ho mai usato il blog come posta del cuore, ma insomma, questa è casa mia e come si suol dire comando io. Posso fare un po’ quello che mi pare, tipo scrivere qualsiasi cazzata che mi passa per la testa. Oiafjsadfljwfa per esempio!
Ci sono momenti di apatia totale, non è vero? Insomma, alzi la mano chi non ne ha mai avuto uno. Dico per dire; la mano non l’alzate che tanto non vi posso vedere e se siete in un luogo pubblico vi prendono per matti. E qui ci son già io.

Sì, apatia. Nel senso che alzarti dal letto diventa una di quelle missioni che Indiana Jones fatte da parte. Ogni cosa: dall’uscire, dal prenderti una sbronza, dal leggere, dal farti da mangiare (patatine, toast, biscotti non valgono) all’andare in bagno a fare, va bé, quello che di solito fai. Non entriamo nei dettagli.

Se ripenso a quanti giorni sono stato sul divano mi vien voglia di fabbricare una macchina del tempo e darmi un calcio nel sedere.
Perché ora, invece che l’apatia, ho l’ansia.

ANSIA. Lo scrivo grande così lo capisci bene e se hai qualche problema di vista ti facilito la vita. Ho l’ansia del fare. Quella che ti viene quando vuoi fare, fare, fare e fare mille cose. E più ne fai, più ne vuoi fare e ti ritrovi a leggere un libro, mentre provi la nuova ricetta della lasagna vegana e progetti il viaggio in Antartide, guardando un video su come camminare sui carboni ardenti mentre fai delle flessioni per mettere su un po’ di muscoli e filosofeggi da solo sulla vita, l’amore e la felicità come se stessi facendo un TedTalk (c’è un girone dell’inferno per quelli che non sanno cos’è).

È chiaro, quindi, che siamo di fronte ad un bel problema. E per risolverlo mi sto affidando a 3 trucchi che ti rivoluzioneranno la vita come lo spremiagrumi elettrico.

1) Step by step: passo dopo passo, senza stare lì a tirarsela con l’inglese.
Se ci pensate bene però l’ansia viene dal sentirsi sommerso. Una valanga di cose che bisogna fare, sia per piacere che per dovere e io non ne ho mai avuto la fortuna, ma non credo che sia piacevole essere sommersi da qualche tonnellata di neve. Quindi si inizia a fare dei passi. Organizzati, precisi, fattibili e, sopratutto, GIORNALIERI. N’altra volta maiuscolo per gli stessi emotivi elencati di sopra. Organizzarsi la giornata in modo da avere un sentiero di azioni semplici ma inderogabili e che richiedono la nostra massima attenzione. Si prende l’ansia generica, quell’ammasso spaventoso e si spezzetta in tante piccole parti. Una volta bella divisa è na passeggiata.

2) Passione.
Oh mamma, ora parte con la filippica della passione. Alt: questa è casa mia e qui comando io. Se non ti sta bene, andale andale, fora dalle balle.
La passione. Mi organizzo per passione. Prima sempre quello che mi piace di più, poi quello che mi piace di meno.
-Eh, no, ragazzo mio. Si vede che non capisci nulla della vita. Prima il dovere poi il piacere.
-E si muore che l’unico piacere è quello del cuscino morbido della bara.
Organizzare le cose per passione, almeno per me, è utilissimo per darmi quella carica esplosiva che mi fa tremare le mani ed incrementare ogni briciolo di creatività. Una volta che inizi a fare quello che ti piace, il dovere diventa piacere. T’hai capit?
Ora, fermiamoci un attimo. Non stiamo qui a parlare dell’ovvio, dai. Mi sembra normale che ci sono delle cose pratiche e doverose da fare e non farle non permetterebbero neanche di pensare alle passioni ma se non si capisce questo, allora tanto vale restare con la modalità apatia accesa h24, su!

3) Eckhart Tolle
Anche qui, spero per te che tu lo conosca. Se non sai chi è, gugalo (cerca su google).
In breve, quest’uomo ti può cambiare la vita.
Ora, io sono sempre stato contrario a questo tipo di diciture. Insomma, sembra che tutto e tutti ti possano cambiare la vita e poi sta roba qua rimane sempre uguale. Però, questo mezzo tedesco, mezzo inglese, con la faccia da topino e la parlata più lenta del West è una roba pazzesca.
Ekchart Tolle parla davvero ad ogni uomo con una semplicità disarmate.
Il presente, amici. Sembrerà strano ma esiste solo questo.
Io, leggendolo o ascoltandolo, ogni tanto, ci faccio di quei viaggi che mi spaventano. Esiste solo quest’attimo. Non è incredibile?
E io che penso già a quelli che leggeranno questo articolo (3 gatti, mia madre con commento <3 incluso e un paio di persone sparse nel mondo).

No, esiste solo questo. L’aria che mi entra dal naso, mi riempe, fa un giro pindarico nel mio corpo e riesce. La stanza bianca che mi circonda: il letto, la scrivania, i libri di José Saramago (che intellettuale che sono), il telefono, i calzini puzzolenti nell’angolo.
Esiste solo questo. E ci si può addentrare in quest’attimo come si entra in un sentiero oscuro. Con una lucina in mano che si chiama respiro si fanno dei passi meravigliosi, vi giuro, meravigliosi.
Ti ritrovi a sentire il corpo così vivo, come se tutte le cellule ballassero e ti salutassero per la prima volta. E poi si continua ad andare dentro, sempre di più. Chi lo sa cosa potrebbe succedere a vivere un giorno, un minuto davvero presenti. Il giorno che ce la faccio, scrivo un post un po’ più sensato di questo.
Poche chiacchiere, ragazzi. I problemi, le ansie, il futuro, il passato, il successo (ora va di moda essere di successo, le persone di successo, sto gran … di successo).
Ekchart Tolle. Il presente. La vita. Tutte cose bellissime.

Volevo fare un mini-articolo per liberarmi dell’ansia e ho scritto mezzo libro. Me lo diceva sempre la mia maestra che ero prolisso. Ma tanto lei è nel passato e non esiste e poi qui è casa mia e qui comando io. Almeno spero.

Facciamo, ragazzi.
Costruiamo qualcosa che ci piaccia davvero.
Ma ricordiamoci che nulla è davvero importante, eccetto che questo momento.
Fate buona vita, ma una buona per davvero!

Se sei ansiolitico, fatti un giretto pure qua: http://wp.me/p7uy7v-2F Un po’ più romantico ma sempre quello è il concetto.

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