Dobbiamo avere Fiducia in noi stessi perché “Abbiamo il compito di essere la nostra manifestazione più bella”

Pensavo che fosse un problema solo mio. Pensavo che gli altri conducessero una vita normale e che non si fossero neanche mai interessati a certe questioni. Pensavo di essere solo, con un buco dentro enorme che mi avrebbe prima o poi inghiottito. Ma non era vero.
C’ero io e poi c’erano gli altri, tutti gli altri. Ognuno affetto da questa mancanza; un taglio netto, profondo, oltre la pelle e la vita normale.
La fiducia in se stessi. Ecco cos’era. O meglio: la mancanza di fiducia in se stessi.
E non è un qualcosa portato via, sottratto ad un corpo, ad un’entità. Non si ha nostalgia della fiducia perché non la si è mai provata. È una mancanza nel senso più semplice; nel senso che manca, che non c’è.

Un tassello assente, non inserito e che non chiude il cerchio. Come una casa a cui manca il tetto o la porta d’ingresso. Come un ponte che si ferma a metà, nel vuoto, e non raggiunge alcuna destinazione. Come un uomo che si muove nel mondo e cerca di comprenderne il funzionamento e non ha, appunto, fiducia che possa riuscire nell’impresa.

Avere fiducia in se stessi è il passo più grande, forse il primo, forse l’ultimo o forse l’unico. E allora io, nella mia vita, non mi sono mai mosso perché la fiducia non l’ho mai (o quasi) incontrata e proprio questo è il problema.
È il focus che è sempre stato sbagliato. L’occhio puntato sull’esterno e la richiesta al mondo, le urla verso gli altri per far si che mi dessero quel tassello mancante.

È una storia vecchia come il mondo quella di cercare la fuori quel che dentro manca. Ma se la tua casa non ha il tetto e hai finito i soldi per pagare i muratori, quel tetto te lo devi iniziare a costruire tu. A piccoli passi, tegola dopo tegola. Ti devi, però, dare una mossa perché il tempo cambia alla svelta e potrebbe anche andare a piovere. Questa pioggia poi sembra di quella violenta, acida. Roba del tipo giudizio degli altri, cattiverie, ansie, paure. E poi i sogni, infranti perché non c’era nessuno capace di sostenerli.
Sai quanto tempo ci metti a rimettere in sesto casa?

Il problema vero poi è che il budget che avevi era davvero scarso e per costruire casa ti sei messo nelle mani di gente che ha riempito i muri con mozziconi di sigaretta e carte da giornale. Una cosa che manco al primo dei tre porcellini gli sarebbe venuto in mente.
Quindi ti ritrovi in un punto a caso della vita con una casa senza un tetto, muri che sembrano cracker e davanti all’imminente arrivo di una cordata di grattacapi dalle sembianze mostruose.

Le cose sono due: o te ne freghi e ti limiti a prendere qualche lastra di eternit (tanto per migliorare le cose) o ti rimbocchi le maniche.

La domanda, quindi, sorge spontanea e bastarda.
Come si fa? Come si può avere fiducia in noi stessi?
Questo è uno di quei casi dove ogni risposta è utile e allo stesso tempo serve quanto la carta da giornale che hai messo dentro i muri di casa tua.
Per essere più specifici: è un casino pazzesco.
Perché sì, dai, avere fiducia in se stessi è una di quelle cose difficili come toccarsi il naso con la lingua, bere una birra calda o mangiare la pizza con l’ananas ( leggi qui a proposito: http://wp.me/p7uy7v-9t)
Innanzitutto si deve prendere quell’omino rintronato che guarda il mondo, girargli la testa e dirgli – Tu, d’ora in poi, inizi anche a guardare quel che si muove dentro questo ammasso di budella e problemi esistenziali perché io qualcosa nella mia vita la voglio pur fare. Non so se te sei d’accordo ma da oggi le regole le faccio io- C’è da essere un po’ stronzi, insomma.
E poi? Poi seguono quei milioni, miliardi di piccolissimi passi. Dallo smantellare le convinzioni che non si è abbastanza, che noi non si può, che non si è capaci a quella ancora più subdola del – non me lo merito
Capite bene che c’è più lavoro da fare che sulla Salerno-Reggiocalbria (mi piaceva usare quest’esempio perché l’ho sempre sentita in tivù dal politico di turno ma non saprei manco indicare Salerno su una cartina)

Non ho soluzioni da dispensare; non di certo per argomenti così universali. Perché è certo che ci siamo tutti con questo buco e solo, io, non mi ci sento più. Basta guardare con un po’ d’attenzione questa cosa che ci gira intorno per osservare che, dal momento in cui arriviamo quaggiù, spendiamo l’esistenza a costruirci un pugno di fiducia e lo facciamo con l’ arma più stupida e inutile che troviamo in circolazione: l’immagine.
Ce ne sarebbe da stare a parlare di questa immagine. Dalla laurea, alla cultura, al nome, al lavoro, ai guadagni. Senza mettere nel pentolone anche Facebook e compagnia cantante.

Io lo ammetto: sono arrivato qua, su questa guancia del mondo, con un vuoto, una mancanza. La fiducia nei miei mezzi, nelle mie capacità, in quel che sono è sempre stato un tassello inesistente, una casa senza un tetto.
Posso solo condividere il mio percorso e di come vedo quella casa sgretolarsi, un passo alla volta. E su queste macerie, con fatica e paura, vedo nuovi mattoni incastonarsi uno sopra l’altro. Mattoni veri, pieni di forza e possibilità.

Tutto è iniziato con una decisione, è sempre così. La decisione di mettersi a nudo e vedersi in toto per quel che si è. Smetterla di ricercare un modello assurdo di perfezione, inutile e decisamente troppo faticoso.
Prendere lentamente consapevolezza che i meriti e i valori propri sono intaccabili dall’esterno e rappresentano una base che non necessita di alcuna approvazione.
Siamo noi stessi che dobbiamo, al nostro ritmo, riconoscerci come capaci, come meritevoli di tutto quello che la parte più profonda di noi aspetta da troppo tempo.

Avere fiducia in me stesso, per me, vuol dire permettermi di essere come sono, di togliermi le innumerevoli maschere appoggiate sul volto e di lasciare emergere un uomo imperfetto. Avere fiducia in me stesso vuol dire darmi la possibilità di seguire quello in cui credo e che mi anima, e sopratutto non dover andare alla spasmodica ricerca di qualcuno che approvi tutto questo.
Avere fiducia in me stesso, più di ogni altra cosa, vuol dire volermi bene in modo semplice, vedendo che i limiti esistono così come le virtù, le azioni meravigliose come quelle deplorevoli e i lati di vera ombra come quelli di immensa luce.

Io non dico di aver la completa fiducia in me stesso e non dico neanche che ogni giorno riesca in quello che ho elencato qui sopra. Dico che è un processo, una costruzione di cristallo, fragile e pronta a crollare alla prima scossa.

Abbiamo bisogno di volerci più bene perché abbiamo il compito di essere la nostra manifestazione più bella e solo con un po’ di fiducia ed amore per noi stessi in più potremo riuscirci.
Chissà che poi, con così tanta fiducia, il tetto per ripararci non servirà nemmeno!

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