La luce di Lisbona

La prima cosa che ti colpisce è la luce. Lo avevo letto, me lo avevano detto.
La luce, bianca e fresca al mattino, si tinge d’oro nel pomeriggio.
Abbraccia le case, si spalma liscia sui vetri e nelle scale di Lisbona picchietta i gradini. Se hai un po’ di tempo ed un libro in mano ti ci puoi sedere e sembra che lei ti abbracci calda, quasi materna.
La luce di Lisbona si espande, entra nelle sue stesse strade come un fiume che ha rotto gli argini.Alcune volte, in questi primi giorni, mi fermo nei suoi vicoli e mi sembra che la luce porti con sé una musica.
Nell’aria si formano gobbe, protuberanze e sotto la pelle di Lisbona capita di trovarci vortici di storie. Sanno di caffè espresso, di crema, di pasteis de nata e pesce alla griglia. Capita che camminando distrattamente non vedi questi bozzoli di Portogallo e ti esplodono addosso all’improvviso.
Sono benedizioni, quelle esplosioni. Perché ti riagganci a te stesso e Lisbona gioca con i suoi veli. Si scopre un angolo che ora brilla punteggiato di giallo e azzurro, si copre la schiena, ti sussurra di inseguirla e tu, in balia della sua luce, ti perdi per ore provando a respirare e a non ascoltare i calli dei piedi.

14625829_10210603402146480_942832639_oSei bella Lisbona e forse lo sai pure, ma ti lasci scrutare perché la bellezza va condivisa, sempre. Mi prendi anche un po’ in giro, lo so, ma lo fai con garbo e con la sensualità che appartiene a quelle bellezze profonde, incastonate in ogni pietra.
E su ogni mattoncino per terra o su quelli che ricoprono gli edifici c’è la tua luce. Mi sembra di vederla lì, che si aggrappa con ogni forza e poi, mentre il mondo gira, si lascia cadere attaccata all’asfalto.

Sei luce, Lisbona e non posseggo complimenti migliori da regalare ad una bellezza come te. E sì che io sono uno di quelli anche troppo sdolcinati (diretta conseguenza delle troppe donne in famiglia)
E anche ora che fuori dalla finestra vedo il buio arrivare so che domani sarai ancora luce e che io potrò attaccarmi ancora a te e lasciarmi trasportare come un pesce all’amo.
Più sdolcinato di così!

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