Ritorno d’amore ed odio a Forte dei Marmi

Ci siamo: ritorno a casa. Ritorno a Forte dei Marmi

Non so che forma abbia il tempo ma, in generale, deve avere il viso da bastardo.
Uno di quelli che, al primo sguardo, ti sembrano degli antipatici con l’espressione incarognita e la puzza sotto il naso.
Ebbene, questo uomo è arrivato dal nulla e si è già portato via sette lunghi, corti, pesanti e leggerissimi giorni.
Sette giorni dall’ultima fine; quella più drammatica, forse.

Se gli altri cicli si erano sempre conclusi in un diminuendo di intensità, questa esperienza mi ha scosso per le spalle fino all’ultimo respiro.
La parola scosso non è usata a caso. Il secondo volo Zurigo-Milano ci ha fatto ballare la salsa, la rumba e la macarena tutte insieme in meno di mezz’ora.
Alla fine il pilota era talmente esaurito che ha deciso di riportarci tutti in Svizzera e farci passare la notte in Hotel (ovviamente offerto dalla gentilissima Swiss Air lines con colazione a buffet inclusa).
Ci sono pochi posti al mondo che ti fanno venir voglia di tornare e di scappare nell’arco di una settimana come Forte dei Marmi d’estate.

Ma vaglielo a spiegare ai canadesi, agli americani, agli inglesi e ai tedeschi che per noi, l’estate, è attesa come come la seconda venuta di Gesù Cristo, il salvatore. Dal primo di Aprile in avanti iniziano a spuntare ombrelloni e tende come fossero funghi d’autunno.

C’è poco da fare; nell’aria si sente.

Scuote, sbatte, tamburella e si muove nel profumo della sera e nelle strade del centro che, dal weekend pasquale in poi, si riempono di Ferrari e gente impedita ad andare in bicicletta.
L’estate si presenta a forza di zaffate e noi ce ne stiamo lì, a leccarci i capelli, aspettando la nostra amata, innamorati come la prima volta.

Era proprio per questa sensazione che l’idea di tornare si delineava come una soluzione accettabile. Anzi, pensavo al rimpianto di trascorrere l’estate lontano e intimorito dal rischio che lei, l’estate e Forte dei Marmi, si potessero offendere della mia assenza.
E allora eccomi qui, presente all’appello, nel mese clou dell’anno: Agosto.
È ora che bisogna essere pronti, che tutti i lavori devono essere terminati, le case affittate e i culi belli sodi.

Arrivano i turisti, quelli veri.

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Forte Dei Marmi dal mezzo del Mare 

Tutto è bello e perfetto e proprio per questo che, in meno di una settimana, un solo pensiero mi sferraglia nella mente:
“Io qui ci impazzisco”.

Quello che non volevo perdere si è volatilizzato nel tempo di un giro al Caffè Morin.

Accettare ciò che mi circonda, avere la calma di non giudicare, di rimanere un passo indietro e di non lamentarsi per quello che succede. Alla prima tettona rifatta mi sono dato uno schiaffo in testa seguito da un – lo sapevo, ho fatto una cazzata. Datemi il primo bus, treno, aereo, zattera disponibile-
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C’è questa cosa che non sopporto di casa mia. É come avere un topo che spunta fuori appena ti rilassi sul divano e inizia a sgranocchiarti la dispensa.
Ci sono alcune cose che, a me, sgranocchiano la serenità.
Tipo i caffè a 3 euro, i drink a 15, i discorsi preconfezionati, i ventenni che giocano a fare i sessantenni; col mocassino di cashmere e il papillon al collo (che divertimento ci sarà, poi).

-Ma rivattene in Burundi, rompiballe!-

Se qualcuno mi dicesse così potrei solo abbassare la testa e dargli ragione. Di fatto non riesco a non lamentarmi di quest’universo che è casa e che è così fuori dal mondo.

Me ne avevano parlato, ma non ci credevo. Non pensavo che a me potesse colpire.
É una sorta di infezione che colpisce chi torna da un lungo viaggio, specialmente se davvero lontano.
Dopo i primi attimi meravigliosi, dove rivedi con gioia anche il vicino che gira in giardino senza mutande, la giostra si blocca.
La girandola che ti ha stravolto l’esistenza per 3 mesi smette di essere alimentata dal vento della sorpresa e ora ti ritrovi fermo alla ricerca di una nuova folata di novità.

Forte dei Marmi d’estate, di nuovo, non ha praticamente nulla. Eccezion fatta per le bambine fiorentine che ho visto quando avevano 3-4 anni e ora si ritrovano con due bombe sul petto tipo Pamela Anderson.

La patina di finzione e di sfarzo su cui questo paesino si adagia mi spinge via automaticamente. A me dà la sensazione di una bella donna che potrebbe conquistare tutti così com’è, ma decide ogni anno di ritoccarsi le labbra, il senso e il naso, finendo per perdere drammaticamente la sua bellezza.

É difficile tornare a casa, lo è sempre. Sopratutto a ventitré anni e se per tre mesi hai scavallato su un mondo che è ancora capace di meravigliarti e tenerti la mano.

La più grande e brutale differenza che fa male ad una settimana dal ritorno è, infatti, la distanza.

Forse ero abituato male; girare per le strade ed ad ogni angolo essere pronto a ricevere uno sguardo. Che fosse di diffidenza, di sorpresa o di meraviglia poco importava.
Nel giorno più semplice quello sguardo squarciava il velo adagiato sulla realtà. Come se il mondo avesse senso solo se guardato e le persone esistessero davvero solo nel momento di uno scambio.

In questo Forte dei Marmi versione estate mi sento distante da ogni cosa, sopratutto dalle persone. Ed è proprio la distanza a fare uscire in me quella sottile spocchia che tanto odio negli altri.
E se è proprio vero che da ogni situazione si può imparare qualcosa, allora la nuova sfida si è mostrata nuda e chiara dentro di me.

Che poi, alla fine, se c’è una cosa che ho capito stando lontano da casa è che, proprio casa, non è così male.
Se uno si mette gli occhi da turista e arriva balzando dall’universo giù in Via Spinetti qualcosa di bello lo vede.

Basterebbe eliminare la spocchia e fermarsi una sera oltre le otto sulla riva del mare.
Basterebbe avvicinarsi all’acqua e aspettare questa cosa che se ne frega di tutti.
Di me, dei turisti, di Agosto e del mio ritorno.

Ti metti lì e succede che di punto in bianco arriva tutto.
Una palla gialla, una discesa in picchiata dentro al mare e bombe di colore esplodono nel cielo.
E in mezzo a tutto questo è capace anche che ci trovi questo uomo, dall’espressione incarognita, che chiamano tempo e che si fa sentire solo quando ormai se ne è già andato.
Come, purtroppo, tutte le cose belle.
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Il temuto ritorno alla realtà è arrivato.
Mi piacerebbe dire che io sono cambiato e Forte dei Marmi è rimasta la stessa. Ma non sarebbe vero.
Io sono sempre il solito giudicone e la signora Forte si è fatta solo un ultimo ritocchino.
La nostra relazione d’amore-odio è sempre sul limite di scoppiare in una dolorosa separazione o in un bacio appassionato.

Preferirei la seconda opzione.
Spero solo che le labbra non sappiano troppo di silicone.

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