Giorni assurdi perso in Vietnam!

Resoconto (assurdo) degli ultimi giorni.

Lungo la strada incontro qualche decina di ragazzini. Mi invitano prima a giocare a calcio con loro, poi a cena, infine ci guardiamo la finale degli europei insieme. Leggi qui per sapere tutta la storia.http://wp.me/p7uy7v-8Q
Nella cittadina di Buôn Ma Thuột, il cibo vegetariano abbonda quanto la dignità dei nostri politici e mi vedo obbligato a mangiarmi un panino rucola, uova e salsa di soia. Roba da Cracco, insomma. Seduto su una sedia lungo la strada, mi gusto questa leccornia quando 3 bambine vestite di bianco spuntano fuori all’improvviso. Ridono di me e mi contano per una quartina di volte da 1 a 10. Quando arrivano al 10, alzano le mani per aria e urlano felici. Evidentemente c’è da festeggiare. Dentro al buio, sul limite della strada e in bianco mi sembrano piccoli angeli. Nonostante la loro bellezza, non posso sopportare un altro conteggio con urlo finale e mi defilo felice e stordito.angels.jpg

Se non avete mai sentito parlare di Quang Ngai non preoccupatevi; siete in buona compagnia. Leggenda vuole che gli stessi abitanti, alla classica domanda – Di dove sei?- rispondano scrollando le spalle.
Eppure fuori dalla stazione incontro Luan che parla un inglese perfetto.
– Mia madre ha comprato una nuova motocicletta. Facciamo una cerimonia e mangiamo tutti insieme. Vuoi venire?-
20 minuti dopo sono a tavola con babbo, mamma, zio, zia, nonno, nonna, vicino e due cugini piccoli che girovagano per la cucina. Il rito per benedire la motocicletta fatto e un’altra serata incredibile che non poteva essere più assurda trascorsa.
Mi sbagliavo.

Luan, che, tanto per dire, vive in una casetta in cui si può arrivare solo attraversando un cimitero, mi riporta al mio Hotel. Sul marciapiede ci sono quattro, cinque uomini seduti ad un tavolino improvvisato. Uno di loro è a torso nudo; sono tutti evidentemente ubriachi. Mi chiamano e, scemo come sono, mi ritrovo ad abbracciare quello mezzo nudo. Mi offrono una birra, noccioline e alcool casareccio che stenderebbe anche un muflone. Parliamo, non si sa bene in che lingua, delle amicizie, del Vietnam e della Fiorentina.

E nulla, uno di loro domani sarà il mio autista personale che mi accompagnerà alla stazione.
Altro che un passo fuori dal Capitolo Zero. Qui c’è da correre, sudare, ubriacarsi e perdersi.
Tanto al massimo un autista ubriaco per tornare lo trovi sempre.

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