Due mesi in solitaria fuori dal Capitolo Zero

-2 MESI DI VIAGGIO IN SOLITARIA-
Sono già due mesi. Il nove maggio partivo con uno zaino troppo pieno sulle spalle e mille pensieri nella testa.
L’Asia, finalmente. Non ci potevo credere; lo stavo facendo davvero. Non dovevo leggerla e sognarla.
Ero pronto a viverla.

Due mesi non sono nulla; la maggior parte delle persone che incontro stanno viaggiando da 6, 7, 12, 15 mesi.
Ma ormai mi sono reso conto che importa davvero solo quello che viviamo noi sulla nostra pelle. E in questi soli due mesi, oh se ho vissuto.
Viaggiare da soli ti stravolge ogni certezza. È una giostra che non si conclude sul finire del giorno, ma ti fa girare all’impazzata anche di notte.
Camminare nelle strade senza meta, gli ostelli, i mercati, i treni, i bus, i passaggi di fortuna, le persone.
Che cosa vuoi che siano due mesi in una vita intera?

Ma se il viaggio ha un pregio è proprio quello di dilatare il tempo, di tirarlo lentamente fino a che un giorno diventa un anno, un paesaggio diventa l’intera terra e una sola persona si trasforma in tutte le persone del mondo.

Non so cosa mi rimane addosso di questi due mesi di viaggio in solitaria.
Forse l’arrivo e il respiro Bangkok, il silenzio di Angkor Wat, le cascate del Laos, l’odore delle zuppe in Cambogia, la pioggia(vedi foto), gli spostamenti di notte stipato dentro ad un carretto con 15 Laotiani.
Non lo so, davvero.

Se provo ad ascoltarmi, però, mi rimane addosso una sensazione. Sporca, assurda, magica, profonda. Sembra una corrente che spesso mi percuote e altre volte mi sfiora la pelle.
E se potesse parlare, questa corrente, probabilmente mi direbbe di lasciarmi andare, un poco alla volta, al mio ritmo.
Scivolare dentro alle esperienze, a questa vita matta e meravigliosa.
Mi rimane questa corrente che mi spinge a continuare a scoprire, a mettermi in gioco, a guardare negli occhi questi mostri enormi che ci abitano. Ad accettarli, anche, dando ad ognuno di essi il proprio spazio.

Mi piacerebbe, attraverso queste parole, ispirare qualcun altro a fare un passo diverso, fuori dal conosciuto, dal sentiero già battuto. Sopratutto noi ragazzi, cresciuti in una terra bellissima ma che te ti trattiene a sé come una mamma troppo protettiva.
Capisco che non tutti sono fatti per viaggiare e forse non tutti ne hanno bisogno.

Ma non bisogna per forza finire in Asia per esercitare un diritto sacro che ci appartiene: vivere una vita felice.

Perché poi, alla fine, tutto sta lì, no?
Vivere una vita che rispecchi quel che siamo, una vita in cui crediamo, quantomeno. Che la parola felicità è stata ormai dilaniata da concetti assurdi.

Vivere rispettando il nostro sentire, il motore che ci anima.
E, parliamoci chiaro: è possibile fare tutto ciò seguendo il pensiero collettivo di un mondo che ti chiede tutto tranne di alzarti la mattina con gioia?

Se ciò che vediamo ogni giorno è la normalità, è evidente che è nostro diritto e dovere squarciarla. E ripeto, dobbiamo farlo noi giovani per primi. Ma davvero vogliamo aspettare di essere arrivati a 50, 60 o 70 anni per darci una mossa?

Di una cosa sono sicuro: non voglio avere rimpianti! Poco importa quel che raggiungerò; è tutta aria fritta. Tutto, davvero tutto.
Ma avere rimpianti, questo no. Sarebbe come morire in vita.

Non voglio avere rimpianti, questi due mesi me l’hanno detto chiaro e tondo.
E mi sembra che l’unico modo per non averli sia quello di mettersi in gioco.
Bisogna farlo, quel passo. Fuori, fuori, fuori da questo capitolo zero che ci fa stare comodi e sognare solo nella testa.

Investirci della fiducia, dell’accettazione e dell’amore che ricerchiamo negli altri.
Ma vi immaginate se davvero ci riuscissimo? Se fosse davvero possibile?

Proviamoci, tentiamo il tutto per tutto.
Mal che vada ti ritrovi in un mercato del Vietnam con una tovaglia da picnic addosso ed una corrente sotto pelle che non sai dove sfocerà, ma che ti fa sentire immensamente VIVO.

Con affetto,
M.

spa & beauty.jpg

Fashion Blogger