Le sole 3 cose che ho capito della Cambogia- Storie di Viaggio

Cambogia, di te, non ho capito nulla. O quasi.

Il mio soggiorno finisce oggi; il visto per il Vietnam è pronto e il giorno che porterà il concludersi del viaggio si avvicina inesorabilmente.

Rimango con una sensazione di fame; troppo poche 2/3 settimane per entrare in contatto con un paese, specialmente se si fanno le sole tappe da Lonely Planet.
Sorrido alle caterva di articoli che sventagliano quanto abbiano capito di quel popolo, quella cultura, quella storia in quei dieci giorni di viaggio.
Ne ero convinto anche io, all’inizio. Che fosse possibile capire qualcosa.
Ora ho la certezza che non potrò mai capire nulla di un paese viaggiando di tappa in tappa, ostello in ostello, tour in tour.

Si sfiora la superficie, la crosta e la pelle e pensiamo di sentirne il cuore.
Per quel che ne so io, nessuno ha mai scoperto il mare mettendo solo un piede in acqua.

É per questo che della Cambogia, io, non ci ho capito nulla. Fin dall’arrivo, passando dal confine Nord col Laos.
Il caos delle strade era assurdo; intrecci di fili elettrici e gente, bimbi sporchi e nudi, Range Rover e vecchi stesi per terra.
Non a caso il mio amico indiano con cui ho viaggiato per 10 giorni mi ha detto subito una cosa. – Mi ricorda casa-

L’unica cosa che a me ricordava, di casa, erano le centinaia di pizzerie in ogni strada. La piccola differenza è che qui per la modica cifra di 8 dollari ( il prezzo di una cena extra lusso con massaggiatore incluso, per dire) ti servono una bella ciabatta secca con ketchup e sudore. Un affarone, insomma.

Non si può capire un paese; si può intercettarne una sfumatura, un sospiro ma è necessario, per chi viaggia, rimanere con l’umiltà che la vera storia di un popolo appartiene solo ad esso.
Il giorno in cui un viaggiatore la riceverà in dono non avrà più bisogno di viaggiare.

Ma davvero avevo la presunzione di capire i Khmer Rouge, i Killing fields, Pol Pot, l’aberrazione dell’umanità stessa andando a visitare quei luoghi o leggendo un libro?
Il 20% dei Cambogiani è stata sterminata dal 1975 in poi da altri Cambogiani. Il 20%, 2 milioni di persone.
Ci sono ancora i teschi e le ossa. Ci sono ancora.
Si possono andare a vedere gli strumenti di tortura, di sterminio.

È proprio per cose come queste che io dico che di te, Cambogia, non ho capito nulla. Perché le bestialità non hanno un senso, mai, ma quelle che tu hai visto ne possiedono se possibile uno minore.
O forse di senso ne hanno parecchio, forse si colloca in queste cose il senso dell’uomo. Di ciò che può attivare dentro di sé, di questa parte di cui mai ci occupiamo e che si apre spazi enormi dentro di noi. Perché è lì, dentro di noi.

La violenza, gli ideali in cui si crede, le scelte.
È tutto dentro e chi può dire di essere lontano da questo?
SI vedono i teschi e le ossa strappate da uomini ad altri uomini e mi (ci?) fa piacere pensare che noi non saremmo mai capaci e mentre piangiamo le atrocità, ci sentiamo un po’ meglio. Noi siamo diversi, siamo quelli buoni.

Capisco che possa sembrare senza logica questo discorso ma è necessario per tornare al senso del viaggiare per capire un popolo.
Allora penso che viaggiare sia sempre fondamentale nella misura in cui rimaniamo con le mani aperte, senza la convinzione che sia possibile chiuderle e portarsi a casa una verità su un paese.


Ciò che mi piace fare di più in assoluto è uscire col mio zainetto, le mie ciabatte e ciondolare nelle città senza meta alcuna.
Fiondarsi in quella strada alla vista di uno scorcio differente, prendere a destra poi a sinistra e poi tornare di nuovo a destra perdendo il senso dell’orientamento. Promettersi di non farlo più e poi farlo immediatamente il giorno dopo.
Così mi sembra di poter raccogliere con gli occhi storie che nessuna guida mi potrà mai raccontare.

Cambogia, di te, non ho capito nulla.
O quasi.
Perché qualcosa l’ho capita, magari non proprio su di te, ma nozioni generali che mi saranno utili anche al rientro.
Sì, qualcosa l’ho capita. Per la precisione 3 cose.

1) Come attraversare la strada

L’Asia me la ero immaginata incasinata e fuori di testa. In parte l’ho trovata così, sopratutto nel traffico, ma in Cambogia ho sviluppato l’abilità più importante di tutte se non vuoi passare tre quarti delle giornate solo da un lato della strada.

L’attraversamento. Se tentenni sei fregato, se ti butti pure. Se quando sei in mezzo fai un passo indietro Dio ti salvi, se acceleri qualcun altro consolerà tua moglie.
Andatura constante, mano aperta tipo scudo e passi decisi e lineari.
La tecnica l’ho rubata ad una ragazza locale ed a un italiano che insieme alla moglie sta facendo il giro del mondo. Deve essere la prima cosa che si impara, mi sa.

2) I Cambogiani mangiano; mangiano tanto.

Insomma, ovunque nel mondo il cibo è il fulcro della vita. Si parla del cibo, si prepara, si compra, si filosofeggia sul cibo. Ma qui in Cambogia mi sembra che non facciano altro che mangiare. Sempre e ovunque.

È tutto uno spizzicare, un traffico di mani, uno scambio di riso e animaletti fritti. Sulle strade si accatastano baracche improvvisate, carretti, griglie e fuochi accessi agli angoli.
I vapori, i fumi, lo sfrigolare dell’olio fritto si espande nell’aria ed ad ogni punto di ritrovo i motorini si fermano; qualche riel per una frittella e poi si riparte.

Polli dorati che girano tutto il giorno sullo spiedo e nella polvere e pesci in crosta di sale e terra. Mercati di frutta, sacchetti di plastica, riso, scatolette, odori nauseabondi. Sono sempre a mangiare; radunati in terra, parlano e mangiano con le mani unte e un’altra tazza di noodles calda sotto il naso.

3) Non tutto è oro quel che luccica

La prima sera in Cambogia mi sono sentito Leonardo Di Caprio, però più bello.
Sono uscito, solito zainetto e ciabatte, e non ce ne era per nessuno. Tutte mi volevano. O meglio, mi chiamavano.
– Ciao bellissimo- – Sei stupendo- – Meraviglioso-

Camminavamo, io ed il mio Ego, e dispensavamo sorrisi e occhiate da veri latin lover. Tempo zero il mio Ego se ne è andato a gambe levate.
Ecco, come dire… l’infatuamento delle ragazze non era del tutto sincero.
Ci sono centinaia di prostitute, massaggiatrici se volete, che si riversano la sera nelle strade. Pertanto, se venite da queste parti e venite accolti da lusinghieri complimenti, sapete dove mirano.

Nella mia Guesthouse a Phnom Phen c’erano tutte e tre le cose che ho capito di questa Cambogia.

La terrazza dava su una strada principale dove i fiumi dei motorini si mescolavano a quelle dei turisti. E lì, da fuori, lo capisci subito chi ha già immagazzinato l’arte dell’ attraversare o chi ha bisogno di ripetizioni.

Lo staff, poi, non ha fatto altro che mangiare per tutta la mia permanenza.
Finito una zuppa, arrivava un ragazzo dalla strada, salutava, tirava fuori qualcosa dai sacchetti e la giostra ripartiva.

Infine il terzo punto mi è stato chiaro sul finire del mio viaggio.
Non capivo perché ci fossero sempre due ragazze che giravano davanti alla Guesthouse. Quando, una sera, le ho viste salire con due uomini dai capelli bianchi ho realizzato. Vivo proprio sulle nuvole, io.

Tipo ieri sera che sono finito a giocare a biliardo con un trans. Nulla di male, certo.
Ma quando mi ha detto che mi voleva offrire la cena ho dovuto trovare una buona scusa per scapparmene al sicuro.

 

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Famiglia mangia sul cornicione di un palazzo, per dire.

 

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3 commenti su “Le sole 3 cose che ho capito della Cambogia- Storie di Viaggio

  • Bellissimo articolo.
    Condivido tutto, dalla prima all’ultima parola.
    La Cambogia mi ha lasciata esattamente allo stesso modo.
    Non capisco quelli che si dicono esperti conoscitori di un paese dopo sole 2 settimane, io come te ho faticato in Cambogia a trovare un senso alle cose…e non l’ho trovato.

    • Ciao Danila,
      forse c’è chi ci riesce; chi sa interpretare, a capire solo con uno sguardo. Io, personalmente, faccio fatica a capire anche se ci vivo un anno. Per me è un po’ così; dietro a quel che si vede c’è sempre qualcosa che non possiamo cogliere. E questo dovrebbe fermarci dall’emettere sentenze su un posto o un altro. Chissà che non possa essere applicato anche alle persone, questo principio.
      Grazie dei complimenti comunque, mi fanno molto piacere =)

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