COSA È IL CAPITOLO ZERO?- Viaggio tra paure, pioggia e sogni

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Che poi uno se lo può anche chiedere.
Ma che è questo Capitolo Zero???

Bene, per quei quattro disgraziati che sono finiti sul mio Blog arriva qualche spiegazione in più.
Dublino, 2015.
Non so se ci siete mai stati, a Dublino. Non so se conoscete O’Connell street, Temple Bar, St’Stephen’s Green o il bar brasiliano davanti al Liffey che ha un’insalata di avocado roba da urli.
Anche se non ci siete mai stati, però, una cosa la sapete.
Piove. Aspettate, voglio chiarire il concetto. Piove, piove e piove.
“ Ma piove per poco e poi è per lo più nuvoloso” Zitto. Piove, punto.

Quindi tutto parte da qui. Da Dublino, dalla sua pioggia e da una scelta tutt’altro che facile.
Il mio terzo anno di Università l’ho vissuto a Granada.

Erasmus di pioggia, ma questa volta di birra, di legami, di giorni che si chiudevano sempre con un sorriso (e mattine di resaca (postumi della sbronza).
Torno a casa e sull’uscio della porta mi aspetta Sole. Sole è una bambina che ride anche quando dorme, che ha già più capelli del nonno e che ha cambiato per sempre la mia vita. Sole è mia nipote.

Studio tutta l’estate, finisco l’Università e poi?
Ecco, e poi?
Non credo a quel si muove dentro di me. Un anno fuori casa non è bastato. Devo ripartire ancora. Ed ecco che Dublino fa capolino nella mia mente; bella, letteraria, birrosa. Ha tutti gli elementi al posto giusto.

Quindi ora ritorno al punto principale:

Dublino e il capitolo zero.

Se vivi in una città di pioggia prenderai la poca sana abitudine di provare tutti i bar della zona e trangugiare tutti i tipi di caffè possibili (acqua sporca zuccherata, inclusa). E proprio in uno di quei bar mentre scrivevo qualche pensiero, un po’ come ora, mi sono reso conto di essere al Capitolo Zero. Ed ero pure in bella compagnia.

Ma cosa voglio fare, io?
Cosa vorrei diventare?

Ero lì, in quel punto morto pieno di domande. Le uniche risposte si disegnavano in tre atti. Leggere, scrivere, viaggiare.
Mi sono sentito in gabbia. Sapevo cosa mi piaceva fare ma non ci avevo mai prestato attenzione.
Sì, qualche libro lo leggevo, qualcosa avevo pur scritto e qualche viaggio l’avevo già fatto. Ma io volevo che diventassero parte stabile della mia vita. Il cardine, il protagonista e non una comparsa mal pagata. Mi sono sentito dentro una bolla, come se fossi un feto che progetta la sua vita da bambino nella pancia della mamma.

Fermi tutti: questo non è un articolo risolvi-vita. Io, nel capitolo zero ci sono ancora ben piantato e intuisco anche la ragione.

PAURA!

– Paura del giudizio degli altri
– Paura di fallire
– Paura di non saper gestire un sogno


Amici miei sono queste, almeno per me, le catene che mi tengono ancorato nel nulla. E queste paure mi fanno sorgere un’altra assurda paura. La paura di rimanere nel capitolo zero.

Rimanerci per sempre, anche dopo la giovinezza dove tutto sembra fattibile e vedere che la vita che vivo è troppo distante da quella che ho sempre sognato.

Quindi ero lì, imbottito di caffè, con un centinaio di paure addosso e la sensazione di essere fermo immobile in un punto di morte.
Mi cullavo di stupide sicurezze mentali come il lavoro, il proseguimento degli studi. Tracciavo una linea di comfort fuori dalla mia zona di comfort. Capite?

È stata come una piccola realizzazione, il capitolo zero. Ora potevo osservare di esserci dentro, attanagliato dalle paure e da un’altra terribile ferita che ho scoperto appartenere a tutti.

La mancanza di fiducia in se stessi.

Cosa è che ti tiene incagliato in qualcosa lontano da quel che vuoi vivere sapendo che là fuori ci sono milioni di possibilità?
La risposta che mi sono dato è solo una.
Mi cago addosso. Ancora sono giovane e in forze pertanto ci deve essere un’altra ragione.

E sì, non ho fiducia in me stesso. Almeno non abbastanza per rovesciare questa piatta normalità.
Iniziare a pensare di vivere davvero solo quello che prima avevo rilegato in secondo piano mi fa tremare le gambe.
Smettere di dire – Come sarebbe bello se…-
Smettere di rilegare al domani, ad un futuro prossimo.

Mi rendo conto che queste parole possano sembrare scontate e semplicistiche, ma cosa c’è di semplice nel mettere tutto in discussione? Cosa c’è di semplice nel provare a slacciarsi dalle corde che ci stritolano e mettere un passo fuori dove il sentiero non è tracciato?

La mia risposta è stata come un colpo di reni. Ho avuto la sensazione che avessi troppe certezze e che queste fossero solo cazzate. Parti, mi sono detto. Vai, guarda quel che c’è.

Vuoi leggere, scrivere e viaggiare?

Leggi, scrivi anche se nessuno ti considera e viaggia.

Uno potrebbe pensare che il capitolo zero quindi sia solo un punto di morte, di tristezza e di illusione.

Io sento, invece, che questo sia un centro di vita assurda e bellissima. Qui nascono i pensieri, i progetti, i sogni.

Qui ci sono tutte le musiche più belle, i libri più intensi, le idee che cambieranno il mondo.

É un vortice meraviglioso e infinito, ma scivola nell’oblio se non gli diamo ascolto. Quanti hanno la sensazione che esista una copia di noi stessi che realizza ciò che noi ci limitiamo a sognare?


E poi, magari, uno potrebbe anche pensare che bisogna fare le valige al più presto e andarsene da casa, dal comfort e anche dal capitolo zero. Per me è necessario uscire, sporcarsi con la vita vera e poi fare ritorno per riflettere, per assorbire, per concludere questo ciclo di scoperta. Ancora ed ancora.

Avere certezze, metterle in discussione, partire e tornare, darsi sino a consumarsi le ossa e lasciarsi riempire l’anima.
E molto, moltissimo ancora.

Ed ora eccomi qua, seduto in un bar in un isola della Cambogia, con un caffè nero davanti al mare immobile.
Sapete la cosa divertente? Piove, piove da due giorni.
Sembra che la pioggia mi segua; dentro o fuori dal capitolo zero non fa alcuna differenza.

 

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