Ogni bella storia inizia davanti ad una tazza di caffé

La tazzina è in legno. Basta guardarci dentro per capire che non è solo caffè. Basta chiudere un attimo gli occhi. C’è una storia, c’è sempre una storia.

Il velo è grande e spesso impedisce di vedere. Inspira questo odore, lascia che arrivi. Non aver fretta, tra poco ti parlerà.

Gli oggetti non sono mai solo oggetti, le parole mai solo parole e per le persone è la stessa cosa. Mai, non sono mai solo persone.

Storie! A centinaia, a migliaia si arrampicano sul corpo; escono fuori nelle strade, nei vicoli dei discorsi.
Tutto è una grande, immensa storia fatta da grandi, immense altre storie.
È per questo che quando mi sono seduto a questo tavolo in legno e ho dato un’occhiata in giro, ho sentito che dovevo chiudere gli occhi e guardare diversamente.

Nudi, i bambini; le grazie al vento e alla natura. I grandi ridono, si tendono la mano, si raccontano storie.

L’altopiano Bolaven ti lascia in bocca il sapore di carne cruda e selvaggia. Con la mano aperta si aggrappa alla schiena, ti fa sentire le unghie e sale sul collo; ti tira i capelli quando oramai sei già suo. Lo sai te, lo sa anche lui. Ti abbandonerai tra le sue braccia, non puoi farne a meno.

Acceleri sulle sue strade e aspetti che il vento ti arrivi addosso. Ma non è mai solo vento. É aria e moscerini, farfalle ed insetti. É l’odore delle piantagioni di caffè, con gli alberi caldi di sole e carichi di minuscoli chicchi ancora acerbi.

Non è mai solo vento. Sono altre storie che ti sommergono e che, se vuoi, ti parlano. Canti di fatica e di sudore, di mani vizze dentro i roghi, alberi scossi, caffè primitivo. Sono madri che corrono ai lati della strada e che sotto una bancarella si riparano dal caldo e bramano il sonno. Guardano i figli giocare mentre reggono in mano una canna di bambù, un sacchetto di plastica infilato sulla punta. La muovono a giornate, come un tergicristallo impazzito, per mandare via le mosche dalla frutta e dai pezzi di carne quasi putrida.

Quando passiamo, chiamano i bimbi e ci indicano. “ Sabaidee” urlano e con la mano salutano. A decine lungo la strada. Queste persone ti guardano, sorridono, ti salutano.
No, non sono mai solo persone. Portano dentro storie di polvere, di sassi, di Asia, di motori scassati. E ne ho quasi la certezza: portano storie bellissime.
Perché cercano il tuo sguardo, escono con la testa dalle capanne, dallo schifo e te lo vogliano dare questo sorriso. Sembra che aspettino tutto il giorno su quella strada per darti quel momento mentre la pelle gli si cuoce sotto il sole.
Possono mai essere solo persone?

L’altopiano Bolaven ha nascosto le sue perle più belle in luoghi sperduti. Le devi davvero desiderare per raggiungerle. E quando le trovi non capisci. Perché ci sono cascate che non hanno un senso logico ed altre che sembrano mettere in ordine ogni casino, compreso il tuo. Le guardi e pensi che sia troppo, tutto questo. Troppa potenza, troppa bellezza e che non hai le armi necessarie per interpretare. Come se fosse tutto troppo più grande di te ed hai paura di sprecare un’occasione per fare tuo un trucco di magia.
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Il punto è che la natura e queste cascate non sono quelle che vedi. Sono molto di più di un trucco di magia. Sono storie, anche loro. Storie che corrono nell’acqua e portano valle e sorgente, presente e passato. Sono storie putride nel fiume e poi cadono nel vuoto bianche, immensamente pure. Sono storie di ostacoli che non fermano ma danno la forza di andare più veloci. E portano le storie di tutti gli occhi che le hanno viste, dei corpi che ne hanno sentito il respiro.
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La mano di una donna smuove i chicchi dentro ad una conca di legno. Scrosciano come pioggia e poi li schiaccia con un pestello per minuti. Ed è ecco che lentamente sento questa storia arrivare.
Nei campi un vecchio accarezza la corteccia di un albero, i chicchi del caffè li annusa ad occhi chiusi. Ha la pelle nera e bruciata come i frutti dei suoi alberi. Le donne cucinano il riso e lui sente arrivare la fame. Ma prima di tutto vengono quei chicchi. Li deve vedere uno ad uno. A volte, di notte, quando tutti dormono, esce nel campo. Sussurra qualcosa e poi avvicina l’orecchio alla pianta e aspetta che i suoi figli gli raccontino le loro storie.

Questa è solo una possibile, di storia. È arrivata da una tazzina di bambù  sopra un tavolo in legno. La foresta del Laos tutta intorno e i bambini che giocano nudi dentro di lei.

Storie; centinaia, migliaia di storie. Sono là fuori agli angoli delle strade, sopra i tetti delle case, sotto la pelle delle persone. Quando qualcuno le vuole davvero ascoltare queste escono. Avete mai provato un brivido? Il formicolio lungo la schiena e i peli che si alzano tutti in piedi. Allora avete sentito una storia pronta per essere raccontata ed una pronta pronta per essere ascoltata.

Non dimenticate, però, che ogni bella storia inizia davanti ad una tazza di caffè.


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