IL TETTO DI CRISTALLO- 5 Giorni di Meditazione a Chiang Mai

Non hai mai apprezzato fino in fondo la magnificenza di stendere le gambe fintantoché non ci stai seduto sopra per un’ora e le ginocchia diventano come bulloni arrugginiti pronti a saltare in aria.

I cinque giorni di meditazione si concludono oggi su una Chiang Mai grigia che si gonfia di nuvole ed esplode in acquazzoni di pioggia fresca.

Probabilmente non dovrei scrivere, non ora almeno, ma ho paura di perdere le sensazioni dei giorni vissuti; i pensieri, il silenzio e che tutto poi si confonda nel tumulto del viaggio. Già, il viaggio. Domani si continua; Chiang Rai aspetta, la slow boat che mi porterà dritto tra braccia del Laos, pure.
Il viaggio continua e ancora non so cosa ho capito di questi cinque giorni di pausa dal casino e dal mondo.
Arrivo dopo pranzo a Wat Umong, un piccolo tempio incastonato dentro ad una montagna e l’impressione è quella di essere finito in una gabbia di matti.
Varco l’ingresso con un sorriso stupido in volto e vedo un gruppo di ragazzine tutte vestite di bianco che spazzano la strada, un monaco vicino le osserva serioso.
C’è un’aria stranamente rilassata e quando mi presento al monaco lui mi sorride e mi dice – 5 giorni? Se vai via prima non c’è alcun rimborso ( 5-6 euro al giorno per dormire e mangiare).

Vado in camera, un buco di due metri per due, e realizzo che non c’è un letto ma un tappetino da yoga, un lenzuolo e un cuscino grande come la mia testa. Dovrò aspettare solo qualche ora per capire che il dormire sarà una parte limitata dell’esperienza.

13340613_10209400079824174_1096149077_o.jpg

Mi vesto di bianco e facendo un respiro mi dico – Ormai ci sei dentro. Matto o non matto. Andiamo a vedere quel che succede

Sorride, il monaco. Sorride mentre mi dice di ringraziare il Buddha e di ringraziare lui stesso. Sorride mentre mi dice che la mente è il Big Boss, che tutto sta lì e che nulla conta se non il momento presente. Sorride quando mi dice come camminare in maniera consapevole, di sentire il mondo nei piedi e in null’altro e sorride quando dice, in un inglese forzato, che la meditazione è un processo stech by stech.
E poi ride quando dopo qualche minuto mi dice di aprire gli occhi e la prima cosa che faccio è muovere le gambe che mi ribollivano sotto al sedere.

Avrò tutto il tempo per approfondire il dolore perché la sveglia è alle 4 e 30; un primo gong secco, un altro più forte e tanti altri ravvicinati. Si esce e si va attraverso la notte del tempio che abbraccia gli alberi dentro ad un silenzio magico ed un vento che spira addosso freschezza. Il sonno sembra in un momento sparire e ti senti parte di un qualcosa di speciale quando ti metti con le gambe incrociate e gli occhi chiusi mentre tutto il mondo lontano da te continua a dormire.

Ci sono i canti e le preghiere, poi si puliscono le strade e mi trovo subito ad impersonare ciò che solo il giorno prima avevo etichettato come fuori di testa. E penso a quanto sarebbe ridicolo se qualche mio amico vedesse quest’immagine: io, tutto bianco, alle 6 del mattino, a pulire una strada che tra un po’ gli vien via l’asfalto da quanto viene sfregata ogni giorno.

Alle sette si mangia, ma prima si aspetta il monaco che dice una preghiera e poi in silenzio ci si butta sul cibo. E anche lì non posso far altro che pensare di quanto la parola talvolta sia superflua e che invece che dare qualcosa in più, lo toglie. Mangiare, ma prima ringraziare per quel che ti trovi davanti e che in qualche modo ti dà vita. Ed assaporare: il movimento lento del braccia, il tremore della mano, il cibo che ti scivola in bocca e poi boom, il sapore che esplode. Possono le parole dare più senso a questo momento?
Non sono ancora sicuro se la risposta è scontata oppure no.

Dopo colazione c’è il riposo che si struttura in due opzioni: riposare in camera, ovvero dormire sul cemento, o starsene in silenzio e passeggiare. Relax less, practice more ripete il monaco quando mi vede.
C’è da praticare, insomma, questo l’ho capito. Ma per lui è facile perché a quanto pare non sente le gambe spezzarsi dopo due minuti e la mente con infiniti pensieri che corrono come un toro incazzato.
Alle 11 c’è il pranzo; qualcosa di simile alla colazione ma la cuoca è lì che ti scruta ed è così frizzante ed arzilla che, insomma, te lo fai piacere.
E poi pausa e poi meditazione e poi pausa e poi meditazione.
La creatività e l’innovazione non si trovano a Wat Umong, pare.

Alle nove è rimasta solo una cosa da fare: dormire. Sul materassino spesso quanto un’unghia il sonno fatica ad arrivare ma, stordito dalla giornata, cado in un torpore profondo che mi verrà rubato solo dallo strillare di un gallo qualche ora dopo.

Le giornate si ripetono uguali ma ad un certo punto mi devo arrendere all’evidenza: qualcosa dentro di me sta cambiando.
Conoscevo la meditazione; ne sapevo gli effetti, avevo sperimentato la pratica ma era rimasta sempre qualcosa sul limitare di una giornata, solo una nota e mai un concerto intero.
In questi cinque giorni non ho avuto scampo. Era con me, sempre presente.
Ci si mette lì, per ore, a guardarsi l’ombelico e a cercare di mantenere l’attenzione su quel l’unico punto sotto il naso dove il respiro entra, dove lo stesso esce. E si fa così, da mattina a sera.

Il momento presente, il qui ed ora, non vi è passato, non vi è futuro. Si, lo so, avete sentito queste parole miliardi di volte. Così spesso che ormai hanno perso di valore, ma ora, qui, con le gambe che ti torturano hanno tutto il valore del mondo.

Io voglio capire cosa significhi prendere quest’attimo e farlo mio. Non mi rovino le ginocchia per avere uno slogan da ripetere, ma per sentire davvero sulla pelle ciò che tanti dicono e basta.

Cosa è quest’attimo? Il presente? La vita che fluisce con te? La totalità?

E allora mi metto lì, gambe incrociate, schiena dritta e tutta l’attenzione sul respiro.
Mille lame sembrano entrarmi nella carne dopo qualche minuto e vengo pervaso da un senso di frustrazione. Continuo, però, nonostante la fatica e la corsa sfrenata dei pensieri. Mi sono messo in testa che oggi finisco un’ora, completa, dovessi rimetterci la capacità di deambulazione.

Un consiglio del monaco tutto risate è quello di contare i respiri quando non si riesce a calmare la mente ed io lo uso come stratagemma per distrarmi dalla voglia assurda di stendermi e mandare tutto al diavolo.

Non lo so a che numero sono arrivato prima di accorgermi di cosa succede.
Forse cento, magari duecento.
Le gambe non mi fanno più male. Ce l’ho fatta.
Sento solo un leggero torpore nella parte bassa del corpo e una gioia salirmi rapida sulla schiena.

Questa liberazione del dolore mi regala una carica bellissima. Continuo a concentrarmi sul respiro fino a quando il buio non mi riempe la testa.

Buio, il completo e assoluto buio mi avvolge. Lo sento ovunque e mi sembra che il mio corpo sia molto più grande. I pensieri scivolano dentro il nulla e spariscono, non hanno la forza di incagliarsi. La sensazione di pace è assoluta e meravigliosa.

Scopro dentro me densità che mai avevo toccato; valli profonde, scoscese e vertiginose. Ho perso il controllo sul tempo che ormai è ritmato solo dal respiro e dal corpo che si alza e si inabissa regolarmente.

I rumori di fuori, quelli dentro, tutto si confonde e si unifica fino a quando il buio si squarcia e sento la mente espandersi mentre una goccia di luce mi esplode dentro il cranio.
Il cuore mi balza in gola per lo spavento, per l’emozione e per la gioia. Il flusso di pensieri riprende veloce, in modo tremendo mi sporca la mente e mescola ciò che per un attimo ero riuscito a sbattere fuori da me stesso. E in maniera bastarda le gambe tornano a tormentarmi. Lo so, ho perso l’attimo e, almeno per oggi, non tornerà più.

Non medito per tutto il giorno.
Ho voglia solo di capire quello che è successo e sentire quello che è cambiato.
É cambiata la profondità con cui osservo gli alberi, i cani, le persone. É cambiata la forza dei passi, i movimenti ed i pensieri. Ho capito che sono un muro di cemento e casino che blocca un fiume di energia sconfinata che vuole solo attraversarmi.

Un tetto fragile come il cristallo sopra le nostre teste che sorregge qualcosa che a darle un nome si finirebbe solo per sminuirla. Ma se siamo capaci, perseveranti, volenterosi o se forse semplicemente proviamo per una buona volta ad esistere e basta, nel tetto si aprono crepe e allora non c’è tempo per le domande o per le parole.
Allora si ride, si balla e si fa festa e magari si capisce che essere felici alla fine non è poi così difficile.

Ci sarebbe ancora milioni di cose di cui vorrei parlare; come del giorno di completo silenzio, dell’incontro con Mattia, ragazzo romano che respira la vita e che inspira chi incontra, e poi le ragazzine tailandesi mandate dall’Università a fare un corso di meditazione. In Italia è già tanto se ti mandano una risposta ad un email che hai inviato due mesi fa.

Parole su parole, pensieri su pensieri.

Voglio rimanere con quella sensazione di vuoto che mi ha fatto sentire profondamente pieno come non mai e poi con l’immagine iniziale. Tutti in bianco a pulire le strade, dopo essersi alzati alle quattro, dopo aver lottato con il proprio corpo e ancor di più con la mente, mangiando per l’ultima volta alle undici di mattina e passando il giorno a guardarsi l’ombelico.
Mentre mi allontano da Wat Umong e scendo verso Chiang Mai e verso la vita vera ripenso a come avevo etichettato quel mondo, pur conoscendolo e rispettandolo. Ripenso a come spesso ci perdiamo nella routine e nella velocità del nostro tempo e di come sia necessario mettere un freno.

Perché se quella goccia facesse parte di un oceano allora nulla, là fuori, avrebbe davvero senso. Nulla.
Perché c’è molto di più di quello che forse ci fa comodo sentire tanto che, se lo vivessimo davvero, non potremmo aver altro che gli occhi pieni di lacrime ed il cuore gonfio di gratitudine.

13313654_10209400076664095_1173554949_o.jpg


2 thoughts on “IL TETTO DI CRISTALLO- 5 Giorni di Meditazione a Chiang Mai

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...