Ayutthaya: un amico, wiskhy e soda, no spicy e la storia

Dal finestrino del treno vedo la pioggia che cade a fiumi. Appena fuori Bangkok il paesaggio si calma ed esplode in mille gradazioni di verde.

Penso che potrei trovarmi in un qualsiasi luogo, ora.
Dal Brasile al Perù, dal Messico all’India.
La povertà modella i luoghi secondo uno schema uguale ovunque: le capanne di legno, le baracche da dove esce solo fumo, la terra ed i sassi, la polvere, le persone nel mezzo di tutto scavate, vecchie. Anche i bambini, vecchi e consumati che si rincorrono in uno spiazzo dove gli alberi concedono un po’ di spazio.
Ogni poche miglia un cartello della Coca-Cola.
É così che mi allontano da Bangkok mentre la natura si riprende il suo posto sulla strada e negli occhi.
Mi metto a leggere ma dopo pochi minuti sento la stanchezza arrivare e allora mi aggrappo allo zaino. Non voglio dormire; ho paura di arrivare riposato, ma in mutande e calzini.

Ayutthaya, la vecchia capitale, mi sta attendendo e caso vuole che pure Alessandro, ragazzo italiano, toscano, sia nello stesso Ostello dove ho riservato.
Lo sento parlare al telefono e quando finisce mi presento.
Due chiacchiere veloci e il giorno dopo è organizzato.
Alla scoperta di Ayutthaya, in motorino.

Prima di andare a dormire ci mettiamo fuori a bere una birra.
Su un tavolino dietro al nostro il ragazzino che era alla reception stamani beve whisky con i suoi amici. Ridono e bevono, schiamazzano fino a che uno di loro si alza e scappa verso una colonna nascosta; si piega sulle ginocchia e vomita tutto, anche il divertimento. Gli amici dietro di lui lo coprono di risate.
Tutto il mondo è paese, a quanto pare.

Ma è quando la situazione non può diventare più surreale di così che Phoo ci invita dentro, ad un altro tavolo con un suo amico, un’altra bottiglia di whisky.
Phoo, alto si e no 1 metro e 60, 27 anni, proprietario dell’ostello, un passato da calciatore professionista – alla Gattuso– ci tiene a sottolineare; amico, fratello, cugino non è dato sapere del ragazzino briaco che passa le sue giornate dietro il banco della reception.
Wishy e soda water, ghiaccio abbondante. Piace così, ai Tailandesi.
Iniziamo a parlare con il Gattuso dagli occhi socchiusi e dalla risata meravigliosa.

I monaci? Tutto finto, pensano solo ai soldi, a guadagnare. Non li rispettiamo più, almeno non quelli della mia generazione. Troppa distanza tra noi e loro, troppa forma, poca sostanza.
Che tutto il mondo è paese ora mi è ancora più evidente.

Il suo amico parla poco o niente di inglese, ma i gesti aiutano e il whisky pure. Lui ci crede ancora, nella religione, nel Buddismo. Non si capisce bene quel che dice, ma si capisce che ci tiene a questa cosa, e mi domando se non è diversa la vita di un ragazzo che prega, che segue i principi e porta avanti un’idea, un sentimento.
Penso che, in fondo, viaggio solo per questo. Per realizzare che non tutto il mondo è paese. Per cogliere queste sfumature nella vita degli altri, capire se si amalgamano con le mie.
Stiamo per andare a dormire quando Phoo si avvicina e sussurra
– Non dite nulla del Re, altrimenti…-
– Altrimenti cosa?-
Si avvicina e fa finta di strangolarmi; la meraviglia della sua risata mi concilierà il sonno.

Dopo il ballo caotico di Bangkok la sensazione è quella di trovarsi in una bolla, uno squarcio nel tempo dove esiste ancora la calma e le strade si possono attraversare senza rischiare di lasciarci le penne.
Col motorino ed il vento in faccia poi è uno splendore.
La vecchia capitale del Siam è bella da togliere il fiato. Rossa, mattoni su mattoni, i Buddha senza testa ed uno che la testa ce l’ha incastonata tra le radici di un albero, il tempo che è rimasto immobile e vivo.

13224116_10209309197512173_1167357023_o.jpg

Ci fermiamo in un ristorante assurdo, attratti dalle palizzate di legno che danno sul fiume e dall’odore della brace. Ordiniamo e qui mi devo fermare un secondo per dire una cosa pratica. Allora, se venite in Thailandia dovete mettere da parte il vostro orgogliuccio da maschio Alfa e alla domanda – Spicy?– dovete rispondere No. Sempre. Perché poi fate come noi e la lingua ti si atrofizza per settimane. Finiamo di mangiare, paghiamo 2,50 euro a testa per quattro piatti, una quindicina di bottigliette d’acqua e una bocca in fiamme. Poi si riparte.

Col naso all’insù mi innamoro di questa città che nulla ha da offrirti se non un po’ di storia e sassi uno sopra l’altro.
Le rovine mi fanno guardare le cose con più attenzione e con più rispetto, come se, lasciando andare lo sguardo, potessi alzare migliaia di anni e riscoprire ancora l’odore di quel tempo. Vedere cosa succedeva lì, quando il passato accadeva13224177_10209309203952334_1867693935_o.jpg

Torniamo a casa. Birra, un po’ di whisky e soda…

Qualche ora dopo incomincerà a piovere e di odore mi rimarrà addosso solo quello dell’asfalto caldo e la storia di Ayuttaya si nasconderà ancora sotto la pioggia.

 


4 thoughts on “Ayutthaya: un amico, wiskhy e soda, no spicy e la storia

  1. Mi piace l idea del capitolo zero dal quale partire e al quale tornare come ad elaborare il vissuto che porti con te dall’Altrove.
    Mi ricorda un libro Di John ‘O Donohue che parla della nostra vita in continuo equilibrio tra appartenenza e desiderio di altro. Se è stato tradotto in italiano non lo so na penso ti piacerebbe. I racconti dei tuoi viaggi in Tailandia mi hanno fatto rivivere con emozione dei momenti che vi ho vissuto anche io molti anni fa.
    Se ti capita vai a visitare una scuola e ti si aprirà in altro mondo.
    Grazie dei tuoi racconti. e di averci incluso mio nipote Alessandro che al momento è anche lui in Tailandia.
    Buona continuazione. Tina

    Mi piace

  2. Prego.
    E l elefante in equilibrio su una sola zampa mi si addice al momento perché cammino con le grucce e su una gamba sola 😥
    E da questa posizione poco naturale posso godere i tuoi resoconti e le foto di Alessandro. cosi viaggio un po anche io.
    a te e a lui auguro in qs viaggio tanta umana ricchezza e un bagaglio di tanti ricordi interessanti. Occhi aperti ragazzi ma anche il cuore. Tina

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...