Il respiro di Bangkok

Ti arriva addosso e non puoi farci nulla. Lo senti arrivare dal mare e quando ti prende con sé ti scuote dalla testa ai piedi.
È il respiro di Bangkok, ed è pieno di ogni cosa.

Appena lasciato lo zaino in ostello esco fuori ed un muro di caldo mi ferma sulla porta. L’afa è tremenda, si fatica a respirare e l’umidità mi inzuppa di sudore i vestiti.
Non ho una mappa con me, non un’idea o un’indicazione ma mi lascio trasportare dai miei piedi che già da tempo reputo più intelligenti di me.
Arrivo dentro ad una strada, una feritoia nelle viscere di Bangkok e da un angolo vedo uscire del fumo nero ed urla. Mi avvicino spaventato e appena un uomo mi vede mi viene incontro sorridendo e dice – Tuc tuc, tuc tuc. Pagare alla fine –
Mi indica un carretto sgangherato e capisco la provenienza del fumo e delle grida.
Perché no, penso.

Dopo due minuti sono in sella mentre il mio amico mi scorrazza nelle strade; inchioda, s’incazza, si gira e sorride. “ Italy, eh? Berlusconi”. Ecco fatto, lo sapevo.

Mi porta alla Golden Mountain e dice che mi aspetterà lì, proprio sul cancello. La storia si ripete per gli altri templi, le agenzie di viaggio in cui mi scarica perché così gli danno qualche coupons per la benzina fino a che non mi lascia sui piedi del Wat Pho, il meraviglioso Buddha sdraiato di Bangkok.
Ed è lì che ho iniziato a percepire il respiro, pienamente avvolto sul mio corpo.

Lo scintillio oro di Wat Pho è una di quelle cose che ti rimangono addosso per giorni, molto più dell’umidità. Immobile nel tempo che gli scorre sul viso senza perdere mai quella pace che tutti quelli che lo guardano cercano.
13242206_10209292629937994_1770679578_o.jpgEsco ancora emozionato e, quando arrivo al cancello, il mio amico non c’è più. Non è possibile, penso. Devo dargli gli 80 bath ( 2 euro) pattuiti. Faccio il giro delle mura, guardo vicino alle altre uscite ma nulla. Non c’è; se ne è andato senza soldi e senza salutare. Mi ha fatto fare il giro della città gratis e quando chiedo a qualche altro conduttore mi sorride e mi risponde “Tuc-tuc”.
Torno all’ostello in cima a quello e non posso trattenere il sorriso.

Mi immagino il mondo ed io che lo guardo dall’universo. E poi zoom, giù in picchiata. I paesi si fanno più nitidi, scorgo l’Italia che dall’alto sembra ancora più bella. Ancora uno zoom, un altro ancora.
Eccomi qua, penso. Dall’altra parte del mondo, su un tuc tuc che serpeggia nel traffico bestiale, le bancarelle di cibo che sprigionano lingue di fumo, la gente bellissima a suo modo. Eccomi qua, a Bangkok. Non mi sembra vero.

Ed ecco che un’altra volta arriva il suo respiro e questa volta mi prende con sé per questi quattro giorni di vita e tumulto, di sudore e stanchezza.

Bangkok è un cuore che pulsa e che respira e, se stai attento, è facile sentirlo. In un ultimo intenso respiro Bangkok mi allontana via su un treno per Ayutthaya mentre da qualche parte, nelle sue vene, un uomo su un Tuc Tuc aspetta ancora i suoi 80 bath
.

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Al secondo tuc tuc ho lasciato la mancia, giuro. Esattamente 80 Bath

 

 

 

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