Vivere non serve a niente- Storia di stagni e cadaveri

Vivere non serve a niente. L’ho sempre sospettato

Non serve a niente uscire nel mondo, scoprire, viaggiare.
É solo un inutile spreco di tempo.

Vivere, in fondo, non ci interessa neanche tanto.
Preferiamo stare lì, appollaiati sulla superficie dello stagno. L’acqua puzza di merda e di rimpianto ma, alla fine, ci piace.
Sì, ogni tanto una bracciata la facciamo, ci illudiamo un po’ che stiamo facendo qualcosa che ci tirerà fuori da lì, ma appena l’acqua diventa più chiara e trasparente ci diciamo che quel bozzo di escrementi non era poi così male. Almeno non così male da farci cambiare in favore di qualcosa che non conosciamo neanche.
Vivere non serve a niente, mi sembra sempre più chiaro.
Non serve a niente lottare, ridere, sognare.
Siamo fantasmi che abitano le strade, riempono le città, quelli che sfiorano l’esistenza. Perché vivere? Perché alzarsi al mattino?
Siamo cadaveri con un cuore che batte, nelle tenaglie di un pensiero che ci dice di restare in quel buco d’acqua putrida perché non siamo degni del mare. Non tu, non io, non noi. Non siamo degni. Ci sarà qualcuno nel mondo che se lo merita, il mare, ma sta pure certo che non sei te.barche.jpg

Il mare è immenso, chilometri di possibilità sotto il culo, onde che ti prendono e ti sbatacchiano ovunque. Il mare è troppo vivo per un cadavere, finiresti per andare sotto un’onda e per ritornare a galla imbottito d’acqua salata e noi non siamo fatti per berla, l’acqua salata. Finiresti per diventare più morto di morto.

Se è vero che non serve la vita per conoscere la morte è altrettanto vero che questa è necessaria per conoscere la vita.

Mi sono sempre chiesto, vergognandomi un po’, se non sarebbe stato meglio avere una di quelle esperienze tragiche che ti danno un bello schiaffo e allora ti accorgi di tutte le cose belle che ti girano intorno.

La luce del sole, le persone che ti stanno vicino, il cielo sopra la testa e magari anche il mare, quello zeppo di pesci e opportunità.
Ma la mia vita invece mi riserva un copione già scritto e allora sono costretto a uscire nel mondo, a scoprire, a viaggiare. Ma non serve a niente, l’ho già detto.
Perché poi ti ricrei quello stagno intorno a te e sdraiato sul limite dell’acqua ti rilassi e ritorni quel cadavere pallido in faccia e spento dentro.

Dal mio nuovo stagno realizzo che l’unica cosa che ho davvero capito è che il mondo è pieno di altri stagni e dentro ci stanno un mucchio di cadaveri che hanno paura del mare e che addirittura pensano di non meritarselo.

Non pensavo che potesse essere così stupido, un cadavere.
E allora, forse, vivere non serve a niente se la tua vita la devi passare in uno stagno o se pensi di non meritare il mare.

Non ho ancora capito come si fa ad andare tra le onde, ad entrare nella vita.
Lasciando la paura? Il conosciuto? Il già scritto?
Tutto facile, almeno in teoria.
So solo che non voglio morire in vita ed in uno schifo di stagno.

Se è certo che un giorno morirò, voglio morire in qualcosa di grande, infinito, mentre cercavo di essere libero e di riprendermi la mia vita
Allora, forse, vivere sarà servito a qualcosa. Ma ancora non ne sono sicuro.


One thought on “Vivere non serve a niente- Storia di stagni e cadaveri

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...