Un indovino mi disse- la mia non recensione

Un indovino mi disse, di Tiziano Terzani, ha bisogno di tempo, non di una recensione, ma di tempo. Per interiorizzare, sentire e poi ripartire

Premessa: le recensioni, quelle dove un saccente esperto di cultura pone il suo marchio ed il suo voto, mi stanno parecchio antipatiche e scommetto, anche se non ne sono sicuro, che stavano antipatiche al mio nuovo- vecchio- grande amico. Pertanto questa non è una recensione ma semplicemente una condivisione

tiziano terzani 1di qualcosa di bello.
Vorrei che Chapter Zero diventasse anche questo; un bel giardino dove ognuno porta qualcosa che gli è particolarmente piaciuto e che ha deciso, per qualche strano motivo, che è giunto il momento di farlo vedere agli altri. Un po’ come quando conosci una bella ragazza e aspetti l’attimo giusto per presentarla agli amici.
Tiziano Terzani non potrebbe essere certo la mia fidanzata ma dopo aver letto le sue pagine, potrebbe essere di certo un mio amico e anche uno di quelli intimi.

-Un indovino mi disse– è uno di quei libri che continua a ballarti tra le mani anche diversi giorni dopo che hai letto l’ultima pagina.

Era diverso tempo, ormai, che non provavo quella strana sensazione di felicità al ricordare, in un punto a caso della giornata, che a casa in bella mostra sul comodino, mi aspettava un libro. Ho centellinato le pagine seguendo quel ritmo che mi concedo solo con i libri che mi smuovono da dentro.

Un capitolo al giorno, massimo due. Solitamente cerco di mangiare le pagine con l’ansia di chi non ha il tempo neanche di respirare mentre guardo la pila di quei libri che ancora non ho letto che mi urla, parecchio incazzata tra l’altro.

Ma con il mio amico mi sono dato il tempo; prima di respirare, poi di vivere, così come faceva lui. Avevo anche un rituale preciso di lettura.
La sera, prima di dormire, con una luce soffusa o al mattino dopo aver aspettato il caffè e un toast.

Felicità: quante parole, quanti trattati, quante illusioni per capire che, in fondo, è tutta lì. Un caffè caldo che sprigiona una lingua di fumo, un po’ di musica senza parole perché tra le mani si intrecciano tutte le parole di cui hai bisogno. 

Non devo di certo io esaltare la persona e lo scrittore Terzani ma vorrei poter essere capace di raccogliere il suo pensiero e farlo mio perché sento che questo libro è uno di quelli che ti lasciano un’impronta e che se assimilati bene ti indicano qualcosa.

Entrare in sintonia con quest’uomo è fin troppo facile, specialmente se le ossa te le sei fatte in Toscana, se il viaggio è, insieme a pochi altri, il metodo per sconfiggere la noia e la routine della vita e se solo i nomi delle terre d’Asia ti fanno esaltare che neanche tre birre a stomaco vuoto.
Ho perso il conto di quante volte, nel mezzo della lettura, la mia mente si è aperta sulle distese della Mongolia, sulle capanne degli indovini, sulle statue di bronzo di Buddha.

Non ho voglia di raccontarvi la storia, non è una recensione dove si fa un riassunto e poi un bel giudizio. Non me ne frega nulla.
Se vi interessa andate in libreria e ve lo comprate. Io l’ho trovato a cinque euro. Cinque euro e ho passato qualche settimana in Asia.

In Asia, rigorosamente toccata dai piedi, dai treni putridi, dai passaggi di fortuna.
Sono stato in Asia grazie agli occhi di questo grande,immenso uomo che ad ogni pagine metteva in discussione ciò che prima aveva dato come certezze e te, lettore, abituato alla minestra già bella e pronta, ti senti vivo nella storia e, per un attimo, pensi che quel viaggiodalla Cambogia a Firenze, in treno, lo abbia fatto anche tu. Ma non è così.

Tu te ne stavi seduto sul divano con un caffè e un toast al formaggio o in camera mentre il coinquilino- che per uno strano gioco del caso ( il mio amico ora storcerebbe il naso) è indiano- russava in modo così forte che faceva tremare i muri di cartone. Non vivo in una capanna dove Tiziano (siamo in confidenza) andava ad incontrare gli indovini ma poco ci manca.

So che Un indovino mi disse ha avuto un successo straordinario e non sarà di certo questa mia non-recensione a far crescere il numero delle copie vendute, ma se non l’avete letto, se per qualche assurda ragione nelle vostra libreria manca questo tassello, rimediate subito.
Io rimpiango il fatto di averlo letto troppo tardi, il mio amico ormai è da qualche parte, ovviamente in viaggio, e su questa terra ho avuto solo l’occasione di leggere le sue parole. Mi ritengo comunque estremamente fortunato.

Che grande invenzione, i libri.

Come ho già detto non parlerò di questo, nella sua sostanza, intendo, ma voglio dirvi solo la premessa perché già in questa si capisce la genialità dell’amico mio.

Tiziano fa il giornalista, il corrispondente per un giornale tedesco perché noi in Italia siamo talmente altruisti che quelli davvero bravi li scartiamo e li regaliamo al mondo.
Vive in Asia e narra un po’ quel che succede in quei posti laggiù; guerre, morti, rivoluzioni sembrano siano le sue cose preferite.
Poi un giorno arriva un ometto e senza una ragione apparente gli dice di stare attento perché nel 1993 rischia, se prenderà l’aereo, di morire.

Ed è proprio qui che il mio amico mostra la sua parte più geniale.
Invece di, da buon toscano, toccare ferro e altri arnesi e mandarlo a quel paese, Tiziano Terzani lo ascolta e il 1993 si fa un bel pezzo di mondo senza mai alzarsi da più di due metri da terra. Un genio, l’amico mio.

Mi ha fatto più volte sorridere nel corso del nostro viaggio pensare che lui quell’anno attraversava l’Asia con la transiberiana, con le navi dirette a Singapore, con i visti rigorosamente via terra mentre io per i primi sette mesi me ne stavo per lo più immobile, a ricevere cibo ed affetto nel ventre di mia mamma.

Insomma, caro mio Tiziano, a te una volta un Indovino disse che se avessi pres0 un areo saresti probabilmente morto. A me, invece, un grande fiorentino disse che dovevo vivere ciò in cui credevo. Perché per me, in essenza, è questo il messaggio che ho sentito vibrare, capitolo dopo capitolo, indovino dopo indovino.

Non ricordo in quale punto del libro ma mi è arrivato dentro il cranio.
Rimettere tutto in discussione!
La nostra civiltà così occidentale che ha perso per strada la profondità per aumentare solo la quantità.

Riconsiderare il corpo come veicolo di un’anima, il cuore come motore per promuovere pensieri diversi.
Pensieri nuovi, lucenti, sempre in movimento. Come i tuoi.

Caro amico mio, ti ringrazio e cercherò di essere semplicemente un divulgatore delle tue parole e un creatore di nuovi pensieri.
E se mai un ometto un giorno mi venisse incontro dicendo che la morte mi sta osservando, ne prenderò spunto per reinventarmi la vita senza prima, da buon toscano, aver toccato ferro e tutti gli altri arnesi.

Leggiamo Tiziano Terzani, tutti noi.
La terra ha un disperato bisogno di gente come lui.


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