Un attimo che cambia l’esistenza- Storie di vita

Si dice che basti un attimo. Solo uno e la tua vita può cambiare, può prendere una piega che mai ti saresti aspettato. Un attimo, uno solo…

 L’inverno lascia Dublino un giorno alla volta. Si allontana silenzioso nel vento, ma la sua presenza è stata talmente forte che si fa fatica ad accettarlo.
Ha scavato i volti nel corso di questi mesi, ovattando i tramonti in una lamina di grigio e tristezza. Piove sempre meno, e il cielo ha ripreso il suo colore naturale. Un blu brillante, un blu che ha tutta la voglia e la forza di splendere dopo mesi passati a riposare sotto una coperta di nuvole.

E riscopro, allora, una città nuova con persone che hanno voglia di vita, di sole e di sorridere. Esattamente come me.
Mesi sotto una cupola di pioggia scura possono farti impazzire, è evidente.

Ma ora il Sole splende forte, ancora non riscalda, ma si può uscire e andare a leggere al parco senza ritrovarsi in prima pagina del giornale locale sotto un titolo poco invitante
– ” Giovane straniero nuova statua di ghiaccio in St Stephen’s Green”- . 

Forse è il tempo, la luce diversa o forse è solo un pensiero arrivato dal nulla.
Cosa vuoi, cosa vogliamo vivere?
L’inverno, il grigiore delle giornate identiche o il Sole e la sua pienezza?
Ora mi sembra così chiaro.

Cammino per strada, giubbotto bello spesso, cappello di lana fin sopra il naso, quasi non vedo dove vado. Fa ancora troppo freddo. Lascio che lo sguardo si posi sulla gente normale, infreddolita e non ancora abituata a questi raggi gialli e materni che quella cosa lassù sprigiona.

Conto i senzatetto stesi agli angoli, i bicchieri tremolanti con qualche moneta sembrano campanelle di Natale. Sento il disagio di una ragazza che con gli occhi lucidi aspetta il verde del semaforo. Non ho il tempo né la forza di chiedermi cosa le sia successo. Mi limito a guardarla e a sentire una mano che mi stringe i polmoni da dentro.

Vedo queste persone, simili a me, magari con qualche capello rosso in più e un serio problema di melanina, e vedo i contrasti del mondo.
La tristezza, la paura, la perdizione. Come di questo ultimo uomo mangiato dalla droga.

Cazzo se fa schifo, il mondo. 

Il cielo si scioglie su Dublino. Inizia a piovere. Si aprono gli ombrelli che il vento spaccherà e si porterà via. Un signore avvicina sua moglie prendendola sotto il braccio e quel gesto mi fa scattare un sorriso. 
Ora una ragazza si ripara dall’acqua sotto una valigetta e quando la grandine arriva scoppia un boato generale. Scappano tutti, ridono tutti. 

Pioggia e sole si combattono la guerra più vecchia di sempre.

Entro in un bar, ordino un cappuccino. Non mi azzardo più con ” One Espresso, please”.
Far passare per un vero espresso acqua sporca è un insulto alla piccola parte patriottica che vive in me.

Mi siedo e dalle casse echeggia ” Follow the Sun” di Xavier Rudd.
Dovrei pagare i diritti alla SIAE per tutte le volte che l’ho ascoltata e cantata l’anno scorso.

Il cappuccino arriva, dall’altra parte del tavolo un bambino esplode in sorrisi e inizia a fissarmi. Lo faccio ridere, evidentemente. E lui fa ridere me. 

Ci scambiamo sorrisi, luce e gioia. Sole e pioggia ora non ne esistono più. Non esiste più la loro guerra, la mia guerra. Non esiste lo schifo del mondo. 

Sono caduto dentro le ferite della terra e ho sentito che sono anche le mie. Ogni volta che mi sono spaccato il cuore la vita mi ha regalato qualcuno o qualcosa con mani delicate, che ha avvicinato i pezzi e li saldati un’altra volta insieme.

Mentre il diluvio là fuori cessa, sento le migliaia di persone che ogni giorno curano il mondo, magari anche inconsapevolmente mettendo le mani nelle sua membra e regalandogli un nuovo respiro.

Capisco che questa realtà è un cesto immenso e i nostri occhi la mano che raccoglie. Non voglio essere cieco ma onesto. E allora decido che per oggi osserverò tutto ma prenderò con me solo quello che voglio. 
Decido di sintonizzarmi con quel che desidero che abiti la mia vita. Questo, ora, mi sembra evidente.

Il bambino va via, mi saluta con la mano. Con gli occhi lucidi penso alla mia nipotina che brilla e cresce distante da me.
La mano che prima mi aveva stretto i polmoni ora afferra il cuore e lo spreme inondandomi di tutta la gratitudine che possiedo.

Finisco il cappuccino, torno verso casa dispensando sorrisi gratuiti mentre nel cielo gli eserciti si riposano prima di iniziare una nuova battaglia.

Basta un attimo, mi dico. Un solo attimo e possiamo cambiare tutta la nostra esistenza. Basta sintonizzarsi,  accordarsi su quella nota che lentamente si fa spazio dentro di noi e ci fa sentire a casa:

L’amore.

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