Tutte le cose belle devono finire

Ultimo giorno a Dublino.
Passo la giornata a camminare sotto un cielo che trattiene la pioggia, penso che sappia che me ne sto per andare e che mi voglia regalare un ultimo momento di pace.
Faccio il turista, mangio sushi, leggo per ore. Sorrido mentre tendo l’orecchio e ascolto le conversazioni in un inglese contratto che ha acquisito una sua magia.

C’è sicuramente qualcosa di magico in questi irlandesi. Insomma, se riesci a trasformare una frase apparentemente semplice, tipo, -“ Hi buddy, how are you?” – in qualcosa che necessiterebbe un Master di interpretariato, un po’ mago lo devi essere. Ma mentre li ascolto mi meraviglio dei progressi del mio cervello e in un bar ordino un coffe with mUlk ( quella cosa bianca che secondo i libri d’ inglese dovrebbe essere milk).
In questi ultimi istanti d’Irlanda penso alla fine che dà senso ad un inizio, al chiudersi del cerchio, alla bellezza e alla necessità di una morte.

Quanto è bello iniziare, partire, scrostarsi dalla paralisi e fare il primo passo. Ma ancor di più è bello arrivare al termine, ad un finale che non si conoscerà mai fino in fondo. Aver la possibilità di voltarsi, per un attimo, vedere tutti i passi che si è fatto e che sembravano così difficili. Ricordarsi del primo, di passo, e conoscere tutta la storia che si nasconde dietro. E come ogni storia, una di quelle vere, è costellata di dubbi, di incertezze, di dolore. Ma, arrivati all’ultimo atto, emergono dal buio tutti i sorrisi, le risate, le persone, le relazioni…

Si arriva alla fine e c’è un carico enorme che si posa sulle spalle ma invece di appesantirci ci spinge a partire ancora, a lasciarsi andare un’altra volta, a vivere più intensamente.
È come una responsabilità.
È una sorta di esame, la fine. Devi essere capace e pronto a estrapolare, ad elaborare quello che è stato, altrimenti è stato tutto inutile; potevi anche startene a casa.

Questo accumularsi di esperienze ha senso solo se ne cogliamo la loro fine, è evidente. E ora capisco che mi piace che le cose finiscano, che si concludano come un’onda che è cresciuta, che ha sconvolto il mare e poi silenziosa si appoggia sulla riva e tutte le altre che la seguono a ruota. C’è questa cosa così piena che mi fa sentire così vivo in questo ultimo giorno. E, forse per la prima volta in vita mia, mi sembra perfettamente giusto ed immensamente bello.
Tutto finito. Bello, davvero.

Certo, capisco che ci deve essere un momento di riflessione per riuscire ad accettarlo, un po’ di anticipo, almeno. Si apre un libro, si legge, ce ne si innamora o pure no, ma fino a che non arrivi alla fine non lo puoi dire. E quando arrivi all’ultima pagina senti tutta la storia con i suoi intrecci, tutta la forza che è scaturita da ogni riga e ti senti un po’ più pieno, no? Ma fino a che non ci arrivi, a quella pagina, nulla ha davvero senso. Il problema è che poi pensiamo che ci sia solo il niente  dopo quello, ma è una gran cazzata.
Ci sono milioni di libri, milioni di primavere, milioni di nuove onde. E tutto questo è possibile solo grazie alla fine di quelli che sono venuti prima.

E allora andiamo. Andiamo tutti insieme. Ripartiamo ancora.
Ringraziamo quel che è stato e apriamo un altro libro, sentiamo un’altra primavera,innamoriamoci di nuovo.

In questo ultimo giorno a Dublino guardo il cielo che intrappola la pioggia, i maghi d’Irlanda, questa esperienza che lentamente si spegne e morendo la vita mi si spalanca dentro al cuore.



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1 commento su “Tutte le cose belle devono finire

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