Sconfiggere l’Ansia: Oggi è il domani che ti preoccupava tanto e tutto è andato bene

Superare l’ansia? Ma è davvero possibile? Lascia che ti racconti un pezzo della mia storia e di come ho iniziato a superare l’ansia.

Ero un ragazzino di 15 anni. La testa nel pallone, nel viso i primi segni di una barba che attendevo con ansia.
ANSIA; A quindici anni sai perfettamente cos’è. Un mattone piazzato sulla bocca dello stomaco e la sensazione che il mondo stia ballando il Cha-Cha-Cha sulle tue spalle.

Arrivava la domenica, subito dopo le partite. La mattina mi svegliavo almeno un’ora prima di tutta la famiglia. Preparavo il borsone, scartavetravo le scarpette dalla terra e mi immaginavo in campo nelle vesti di un campione, quando a malapena riuscivo a fare due passaggi di fila. Finita la mia partita, volavo verso casa del nonno e tra imprecazioni e sorrisi ci guardavamo il nostro Milan. 

Dopo esserci confrontati sulle stupide sostituzioni del Mister dell’epoca e esserci affogati di Gol e Brioschi uscivo sul terrazzo. Dal quarto piano del suo palazzo si riusciva a vedere il mare e mentre il buio calava da dietro le colline, io sentivo che arrivava. 

Eppure quella era stata una giornata perfetta, una di quelle che nel corso degli anni mi sarebbero mancate nel cuore, come il sorriso di mio nonno quando, da bambino, mi allungava il latte col caffè.

Ma lei arrivava, piombandomi come una bomba dentro al petto. Arrivava e si vestiva delle paure della mia vita di allora. La scuola, l’interrogazione, il quaderno dei compiti bianco come un cadavere, il terrore di tornare a casa con un quattro e una scusa da inventare. 

Stupide preoccupazioni di un adolescente, si potrebbe dire.
Ma il problema esisteva comunque. È come quando i tuoi ti mettono sul piatto broccoli e zucchini e ti ripetono che tu sei davvero un bambino fortunato perché da qualche parte del mondo ci sono dei bambini come te che non hanno nulla da mangiare. Allora ti sforzi, ingurgitando il cibo, con la nausea che ti fa girare la testa, e pensi che se ci deve essere un bambino fortunato stasera probabilmente è quello che non ha mangiato proprio nulla. 

Crescendo, poi, mi sono preso in giro da solo per quelle sere rovinate, quella febbre inventata puntualmente al mattino, quel groviglio che sguazzava incontrastato dentro di me. 

Pensavo che il tempo l’avesse sconfitta, che gli anni avessero creato un foro nello stomaco dal quale l’ansia potesse sgattaiolare via. Una sorta di ulcera benefica. Per un po’ ho pensato che il peso del mondo si fosse spostato su altre spalle, che io ora ero libero di vivere la mia vita senza alcun patema, senza la preoccupazione di quello che deve venire dopo e finalmente sentire riemergere gli anni di latte e caffè, di nessun bisogno di evasione perché la vita la senti sulle mani. 

E invece No. 
Non è successo.
Nessun regalo, nessuna ulcera rilassante.

Il peso del mondo era sempre lì. E ora aveva smesso pure di ballare. Ora, il mondo, mi picchiava, mi chiedeva, mi opprimeva con i suoi doveri.
E l’ansia cadeva nel mezzo del giorno più sereno, senza un copione già scritto, senza alcun apparente motivo. Arrivava e mi mangiava senza fare complimenti. Evidentemente ero più saporito di qualche broccolo lesso. 

L’Università, le decisioni, la linea che devi seguire che ti impone di prendere una strada. Ancora una volta mi trovavo a fronteggiare il groviglio con le stesse armi del ragazzino di quindici anni, calcio e barbetta.

Ricordo che però una cosa era cambiata. Non so come, non so bene quando, ma avevo avuto un’intuizione.
L’ansia non arriva mai sola.
Per anni avevo dato per scontato che quella sensazione orribile nel corpo fosse incisa in me e fosse giusto preoccuparsi, stare male, cercare di sopravvivere e di arrivare alla sera.

Un innocuo pensiero mi diceva, invece, che in quell’ansia c’era qualcosa di sbagliato, che potevo anche farne a meno ma non avevo idea di come.
Iniziai a leggere libri di psicologia, ben prima di farne la mia carriera universitaria, e sopratutto iniziai ad osservare cosa accadeva in quell’universo in subbuglio che era il mio corpo.

Lo intuii una notte, appena prima di addormentarmi.

L’ansia veniva sempre insieme ad un pensiero. DOMANI. 
Lo so, sembra estremamente banale detta così ma solo ora mi rendo conto dell’enorme differenza che esiste tra sapere e sentire. 

Avevo iniziato a sentire che l’ansia era solo frutto di un pensiero e non una vera presenza.
Era la manifestazione perfetta della mia paura più grandeIl futuro. 

Iniziai a combatterla con le stesse armi. Se era un pensiero a murarmi lo stomaco, un altro pensiero avrebbe fatto cadere ogni singolo pezzo. E nella magia della mia nuova scoperta mi ricordai di quello che una volta mio padre mi disse quando intuì il mio disagio.

“Quando ero piccolo, dietro il muro della farmacia qualcuno aveva fatto una scritta. Era durata pochi giorni prima che il comune ci passasse due mani di bianco ma mi accompagna ancora.

-Oggi è il domani che ti preoccupava tanto e tutto è andato bene.-

Nelle sere che la sentivo arrivare, iniziavo a ripetere questa frase fino a che non prendevo sonno e l’ansia si limitava a sbattere contro i vetri della mia finestra. 
Non sempre funzionava, ovviamente. C’erano giorni in cui mi sotterrava ma qualcosa si era delineato e ora il mondo pesava la metà e sulle mie spalle aveva iniziato un ballo leggero, quasi piacevole. 

Oggi è il domani che ti preoccupava tanto e tutto è andato bene.

L’ansia c’è ancora. Arriva, passeggia dentro di me, ma non riesce più ad attaccarsi agli organinon l’alimento più. Lascio che mi solchi le vene e mi dico che non merito di star male, di vivere con un peso che non mi appartiene.

Ho, lentamente, sviluppato altre tecniche mentali per affrontarla, consapevole del fatto che sono solo scorciatoie e un giorno, io, come tutti, dovrò affrontarli, questi mostri.

Il domani, il futuro, l’invecchiamento. Fa tutto parte del gioco.

Da fuori le persone elogiano la mia capacità di stare calmo, di affrontare la vita a viso aperto ma io so quanto sforzo c’è dietro, quanti giorni spesi a scandagliarmi il cervello e quella frase che dorme sotto mani di bianco la sento più forte che mai.

E quando la sento e decido di viverla, il mondo scende dalla mie spalle, mi tende la mano e quando iniziamo a ballare insieme mi sussurra ancora:

“Oggi è il domani che ti preoccupava tanto e tutto è andato bene.”

Commenti Facebook

4 commenti su “Sconfiggere l’Ansia: Oggi è il domani che ti preoccupava tanto e tutto è andato bene

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *