Prendere decisioni: La solita corrente

Hai mai deciso nella tua vita? Hai mai preso una vera decisione?

La sveglia suona; il solito dannato squillo che ti strappa dal sonno, dal riposo, chissà da un’immagine di te con un drink in mano su una spiaggia bianca come il latte.

Devi alzarti, devi farlo.
Devi andare in bagno, vestirti, fare colazione, darti un’ occhiata allo specchio nel corridoio e poi stretto nel tuo capotto devi borbottare contro il tempo. Anche questo è incluso nel pacchetto. Devi farlo.
Se è brutto perché non c’è mai il sole. Se c’è il sole perché ha deciso di sbucare proprio oggi che finisci alle otto di sera, se tutto va bene.
Devi prendere l’auto, il tram, la bicicletta, i piedi ancora mezzi addormentati e scivolare nella corrente insieme a tutti gli altri che hanno dovuto fare tutti i tuoi stessi passi, imprecazioni contro il tempo comprese.

 Lì, tutti stretti, ti senti un po’ più al sicuro e anche al caldo mentre sfoderi le tue migliori frasi di circostanza, attento ad non uscire dal sentiero già tracciato da tutti quei passi che ti hanno preceduto.
Tu devi continuare il percorso, senza troppe distrazioni, senza domande che non siano riguardanti il tempo che tanto poi quello, si sa, da quando non ci sono più le mezze stagioni, fa un po’ come gli pare.

Finito il tuo viaggio da sardina, devi entrare in un buco di cemento, devi fare, fare e fare fin quando il cervello assume una bella forma quadrata e poi, di nuovo in sella, in tram, in macchina, in piedi, questa volta non più addormentati dal sonno ma atrofizzati dall’immobilità.

Devi farlo: per i soldi, per mangiare, per campare, in sostanza.
Devi farlo, dobbiamo farlo… ma ne siamo proprio sicuri?

Immagina che oggi sia domenica.

La sveglia non suona, ma il tuo orologio impostato da anni sì e quindi ti alzi. Il pensiero che non devi infilarti in quella corrente nauseabonda ti stuzzica e ti fa germogliare una sensazione di libertà alla bocca dello stomaco.

Dalla finestra la luce del sole si infiltra, ti riscalda il viso. Oggi non c’è da fare.
Oggi ti alzi, vai in bagno, fai colazione, ti dai un’occhiata allo specchio e ti sembri diverso, decisamente più in forma.
Esci fuori e ti incammini senza destinazione.

La corrente è forte e te la vedi, la percepisci, senti il suo scorrere impetuoso che ti richiama a sé. Alzi lo sguardo e in un momento ti senti perso. All’improvviso i germogli di libertà appassiscono dal freddo che ti avvolge.
Sei solo, senza una meta davanti e la corrente è così rassicurante, così materna e tutti sembrano così…decisi.

Vorresti andare, buttarti tra quel mare di persone che vanno avanti e indietro e hanno scavato quel torrente che ieri ti faceva così schifo e che oggi sembra che abbia le risposte a tutto.
Ma oggi non c’è da fare e le domande sul tempo non trovano risposta. Oggi c’è il sole e te lo puoi addirittura godere. Puoi andare al parco, leggerti un libro.

Puoi sederti su una panchina e aspettare la fine della giornata

Ti ricordi del mare e delle vacanze estive, quando eri ancora un ragazzino brufoli e pensieri. Ci vogliono solo due ore; quindici minuti di tram e poi un’ora e quaranta cinque minuti esatti di macchina, prendendosela comoda.
C’è una stupida voce che ripete che oggi non c’è da fare.

E ti assalgono, allora, mille quesiti. Incredibilmente, mentre sei ancora immobile ad origliare il mormorio della corrente, capisci che questa ha tutte le risposte ma non ha alcuna domanda che ne valga davvero la pena.

Ti sei mai fermato, una frazione di secondo.
Ti sei mai chiesto dove ti sta portando questa corrente, cosa c’è sotto tutto questo fare?
Non hai mai avuto coraggio di farla quella domanda, non è vero?
L’hai sepolta sotto i passi, sotto il tram, sotto le domande preimpostate.

Felice non lo sei, ma nessuno parla di felicità nella corrente. Si parla del fare e, se avanza del silenzio, si impreca il tempo.

È bastata una domenica inventata per mettere tutto di nuovo in discussione. E quelle domande danzano lì intorno a te, ti scuotono dal tuo torpore e un formicolio ti parte dai piedi. Scalpitano, voglio muoversi.

Inizi a camminare per la pura gioia di farlo e il freddo sembra sparire perché ti stai muovendo lasciando dietro di te una scia. Forse è troppo facile dire che sia la tua corrente, ma lo diventerà se vuoi.
Alzandoti ogni mattina e percorrendo quel sentiero.

Ora è lunedì, la sveglia suona, se ne frega dei tuoi progetti.
Scendi dal letto, vai in bagno, fai colazione. Oggi non hai neanche il tempo per guardarti allo specchio e ti ritrovi in strada.

Ricordi le domande, quelle che per troppi anni avevi seppellito e la corrente riappare.
Gocce d’acqua, timide, iniziano a liberarsi dall’asfalto e ti trascinano verso gli stessi buchi di cemento, verso quelle sardine tutte ammassate.
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Ora la tua corrente si è unita a quella di sempre perché oggi hai deciso di fare. Per gioia o per dovere, sarai sempre tu a scegliere.
Ma la tua corrente ti risuona nelle orecchie.

È bastata una domenica inventata. Nel tram, spalla contro spalla, si parla della bella giornata di ieri e proprio quando un gruppo si inizia a lamentare del grigiore e te scruti il cielo una signora si avvicina e ti dice:
“Non si preoccupi, è una stagione pazza. Può cambiare in ogni momento”.

Tu ridi e ti lasci andare, nella tua corrente, mentre i germogli di libertà ti si schiudono sugli occhi

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