Storie di Vita: La nostra generazione deve fare la differenza

È giunto il tempo di decidere. 
Non possiamo aspettare, non più ormai.
Le scuse che per anni abbiamo utilizzato si sono rifiutate di reggerci il gioco ed ora siamo nudi, nel mezzo dei nostri vent’anni, con le mani pronte a
toccare il mondo.

Mentre scrivo queste parole sento il sangue che mi pulsa nelle dita, la solita sensazione di pace, di presenza mi ricorda l’appuntamento che tutti noi abbiamo preso.

Siamo la prima generazione che si affaccia sulla terra con tutto quello di cui ha bisogno. Abbiamo ricevuto un’istruzione, una casa stabile, una famiglia.
Non cadiamo nel vuoto ma nelle carezze di chi ci ha amato.

Non sto parlando per tutti, ovviamente, ma è necessario dal ruolo che svolgiamo. Togliersi la maschera, i dolori, le esperienze personali e prendere atto della fortuna che abbiamo avuto.

Pensiamo ai nostri nonni e alla loro relazione con i nostri genitori.
Nella maggior parti dei casi troppo stretta, senza respiro.
Doveri, tabù, silenzi.
Proviamo ad immaginare i padri dei nostri nonni, con la guerra che divorava lo stomaco e i sorrisi.

Ed ora pensiamo a nostro padre e a quel legame che ci unisce a lui. Le urla ci stritolano ancora le orecchi, forse.
La rabbia, le differenze, i muri delle personalità che si alzano sopra il cuore.
Allo stesso tempo però quel legame è vero; un legame così aperto che ha permesso a tutte le diversità di entrare in quel limbo di contrasti che prima rimaneva sull’uscio dei rapporti, in un silenzio straziante.
Proviamo a sentire la vita che ci unisce a nostra madre. I segreti, gli abbracci, le lacrime cadute sulla sua pelle. Solo sessanta, settant’anni fa tutto questo era impensabile.
Ed infine, sulla lunga riga dei ricordi, siamo arrivati al presente, in quest’attimo, nell’unico momento in cui possiamo ricordare, piangere, sentire.

Nel processo che ci ha reso quel che siamo ora, i muri dei nostri avi si sono sbriciolati e in quella polvere abbiamo messo le nostri radici.

Siamo forti, amati e sostenuti. Non abbiamo scuse.

E proprio per questo la nostra generazione deve fare la differenza.
Perché non dobbiamo sprecare la nostra energia alla ricerca sfrenata di quello che non abbiamo avuto. Perché (chi più, chi meno) abbiamo avuto la possibilità di crescere al ritmo delle nostre esigenze e perché, sopratutto, per uno strano gioco del destino, ci troviamo di fronte ad un mondo che ha più bisogno che mai di essere aiutato.
Siamo anche la generazione dei cartoni animati della Walt Disney e pertanto lo sappiamo bene; l’eroe arriva sempre nel momento più critico e riaccende la speranza.
Ma se ci lasciamo sfuggire questa possibilità ci sarà un lieto fine?

Siamo ad un passo di distanza da una voragine, è evidente. Non bisogna essere analisti politici, economisti o grandi pensatori per vedere di come il nostro modo di vivere ci abbia portati in un vicolo cieco dove il buio avanza, scartavetrandoci ogni pensiero più bello.
E non sta forse qui il fulcro della questione.
Le nostre azioni sconsiderate ci hanno condotto al capitolo zero.
E le nostre azioni non sono state forse innescate da una serie di pensieri assurdi, grigi, incredibilmente fuori rotta?

Sono fermamente convinto che, prima di ogni azione, il mondo verrà cambiato dai nostri pensieri. Solo resettando, riavvolgendo il nastro, ritornando all’origine possiamo mettere in atto un vero cambiamento.

Ritornando ai pensieri, dove tutto nasce. Al capitolo zero, appunto.
Non più un punto di immobilità, di morte apparente, ma un motore potentissimo che attende solo la nostra decisione di metterlo in moto.

Quale è la tua scusa? Tutti ne abbiamo una. La mia è sempre stata la solita.
Non sei all’altezza, non sei abbastanza. Per cosa? Per tutto!

Quanta energia sprecata, quanta sofferenza, quanti stupidi pensieri per correre dietro a qualcuno, a qualcosa che mettesse il suo timbro d’approvazione sulla fronte, quasi fossi un del pesce congelato al supermercato.

Sarebbe davvero troppo presuntuoso affermare che anche in queste parole non ci sia un grido d’affermazione, di necessità di attenzione, di ricerca di quel timbro che affermi la mia importanza.
Ma non poi così che si cresce?
Consapevoli delle proprie virtù e delle proprie mancanze?.
Perché allora non prendiamo in mano questa vita?

Siamo noi, è la nostra generazione che deve fare quel salto di qualità, quel passo diverso, quell’inversione di rotta.
Dobbiamo fare la differenza. In primis nei nostri pensieri.
E lo possiamo fare restando quelli che si trovano la sera a bere birra, a parlare di calcio, di scuola di questa cosa che ci passa accanto e non ce ne accorgiamo neanche: 
la vita.

Restare, per una volta, per la prima volta, uguali all’esterno.
Cambiando, per una volta, per la prima volta, ciò che non si vede ma che dà senso a tutto il resto.
Ed anche in questo che la nostra generazione deve fare la differenza.
Nel riportare al centro ciò che davvero conta.

Eliminare il superfluo, come se fosse polvere che per troppo tempo ha ricoperto le cose che ci fanno sentire vivi.
Se riusciremo nell’intento chissà cosa ci attenderà. Ho una gran voglia di scoprirlo. Diamoci appuntamento, la nostra generazione e tutte le altre che sono parte di questo grande gioco.

Troviamoci al capitolo zero.
Per arrivarci è semplice, 
basta ricominciare tutto da capo.
Dai pensieri, dalle azioni, da un modo di sentire.
Sono tutti invitati al grande giorno dove faremo la differenza e, magari, ci sarà spazio anche per essere felici.

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