IL TETTO DI CRISTALLO- 5 Giorni di Meditazione a Chiang Mai

Non hai mai apprezzato fino in fondo la magnificenza di stendere le gambe fintantoché non ci stai seduto sopra per un’ora e le ginocchia diventano come bulloni arrugginiti pronti a saltare in aria.

I cinque giorni di meditazione si concludono oggi su una Chiang Mai grigia che si gonfia di nuvole ed esplode in acquazzoni di pioggia fresca.

Probabilmente non dovrei scrivere, non ora almeno, ma ho paura di perdere le sensazioni dei giorni vissuti; i pensieri, il silenzio e che tutto poi si confonda nel tumulto del viaggio. Già, il viaggio. Domani si continua; Chiang Rai aspetta, la slow boat che mi porterà dritto tra braccia del Laos, pure.
Il viaggio continua e ancora non so cosa ho capito di questi cinque giorni di pausa dal casino e dal mondo.
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Il tempo si è fermato a Lampang

Basterebbe un po’ di pioggia davvero forte e le case di Lampang collasserebbero su loro stesse. Il legno cede al tempo e ai tarli e alcune strutture sembrano reggersi in piedi per miracolo.

Arrivo da SukhoThai in bus, dopo aver finito di leggere Camminare di Tomas Espedal, affaticato dal caldo e dall’assenza di aria condizionata.
Gli arrivi, dopo appena dodici giorni di viaggio, non mi emozionano più. Lo zaino che pesa sulla schiena, il solito tuc tuc, questa volta cumulativo, l’arrivo in ostello, il bagno sporco. Si fa presto ad abituarsi, anche al diverso, e la magia, se non si sta attenti, la si perde quasi subito.
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Non fidarsi è bene, fidarsi è (molto) meglio

Ho fatto una cazzata, lo ammetto. D’altronde, in un viaggio del tutto improvvisato, la cazzata è parte integrante dell’esperienza.

Mi spiego meglio: ci sono due itinerari possibili, o almeno più seguiti, di chi arriva in Thailandia.
Dopo essere planati su Bangkok, aver fatto il giro senza pagare della città (leggi il Il respiro di Bangkok), aver visto milletrecento statue di Buddha -il numero crescerà esponenzialmente nel corso del viaggio- si decide dove andare. E le strade che si pigliano sono due: Sud o Nord, pochi discorsi.

Il Sud delle belle isole e la movida, il Nord di montagne e storia. La mia scelta si è orientata sul secondo percorso, ma è qui che il genio fa capolino dal mio cervello.
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Ayutthaya: un amico, wiskhy e soda, no spicy e la storia

Dal finestrino del treno vedo la pioggia che cade a fiumi. Appena fuori Bangkok il paesaggio si calma ed esplode in mille gradazioni di verde.

Penso che potrei trovarmi in un qualsiasi luogo, ora.
Dal Brasile al Perù, dal Messico all’India.
La povertà modella i luoghi secondo uno schema uguale ovunque: le capanne di legno, le baracche da dove esce solo fumo, la terra ed i sassi, la polvere, le persone nel mezzo di tutto scavate, vecchie. Anche i bambini, vecchi e consumati che si rincorrono in uno spiazzo dove gli alberi concedono un po’ di spazio.
Ogni poche miglia un cartello della Coca-Cola.
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Il respiro di Bangkok

Ti arriva addosso e non puoi farci nulla. Lo senti arrivare dal mare e quando ti prende con sé ti scuote dalla testa ai piedi.
È il respiro di Bangkok, ed è pieno di ogni cosa.

Appena lasciato lo zaino in ostello esco fuori ed un muro di caldo mi ferma sulla porta. L’afa è tremenda, si fatica a respirare e l’umidità mi inzuppa di sudore i vestiti.
Non ho una mappa con me, non un’idea o un’indicazione ma mi lascio trasportare dai miei piedi che già da tempo reputo più intelligenti di me.
Arrivo dentro ad una strada, una feritoia nelle viscere di Bangkok e da un angolo vedo uscire del fumo nero ed urla. Mi avvicino spaventato e appena un uomo mi vede mi viene incontro sorridendo e dice – Tuc tuc, tuc tuc. Pagare alla fine –
Mi indica un carretto sgangherato e capisco la provenienza del fumo e delle grida.
Perché no, penso.
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Viaggio per uscire dal mio Capitolo Zero

Mentre l’aereo si appresta ad atterrare, mi chiedo come sia possibile che sia un’altra volta con le chiappe in mezzo al cielo. Dopo appena due settimane di casa lo zaino è pronto, imbottito di vestiti ed eccitazione.
Riparto; questa volta per tre mesi nell’Asia che per ora ho amato solo nei libri. Riparto, senza alcun timore perché è stata una scelta troppo facile da prendere.
A me solo i nomi fanno tremare le mani: Bangkok, Laos, Chang Mai, Ayutthaya, Luang Prabang, Mekong, Angkor Wat, Vietnam.
Li leggo sulle cartine e vedo lo zaino che si avvicina verso di me, supplicandomi di prenderlo e andare a scoprire questa parte di mondo insieme.
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Cara Terra, se puoi, scusaci

Cara Terra, se puoi, scusaci.

Nascosto in un tuo angolo davanti ad una quercia che profuma d’estate ti scrivo queste parole. Mi dicono che sia il tuo giorno, oggi.
Un giorno per te, amica, sorella ma, sopratutto, madre.
Oggi è il tuo giorno e non trovo altro da dirti se non porgerti le mie più profonde scuse.

Vorrei, ora, elogiare la tua bellezza, la tua eternità.
Vorrei ringraziarti per quello che sei stata e per quello che sei. Ti vorrei dire che nulla al mondo colma la parola amore più di te e che solo a guardarti mi sembra di sentirla e capirla anche io, quella parola.
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Tutte le cose belle devono finire

Ultimo giorno a Dublino.
Passo la giornata a camminare sotto un cielo che trattiene la pioggia, penso che sappia che me ne sto per andare e che mi voglia regalare un ultimo momento di pace.
Faccio il turista, mangio sushi, leggo per ore. Sorrido mentre tendo l’orecchio e ascolto le conversazioni in un inglese contratto che ha acquisito una sua magia.

C’è sicuramente qualcosa di magico in questi irlandesi. Insomma, se riesci a trasformare una frase apparentemente semplice, tipo, -“ Hi buddy, how are you?” – in qualcosa che necessiterebbe un Master di interpretariato, un po’ mago lo devi essere. Ma mentre li ascolto mi meraviglio dei progressi del mio cervello e in un bar ordino un coffe with mUlk ( quella cosa bianca che secondo i libri d’ inglese dovrebbe essere milk).
In questi ultimi istanti d’Irlanda penso alla fine che dà senso ad un inizio, al chiudersi del cerchio, alla bellezza e alla necessità di una morte.
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Sconfiggere l’Ansia: Oggi è il domani che ti preoccupava tanto e tutto è andato bene

Superare l’ansia? Ma è davvero possibile? Lascia che ti racconti un pezzo della mia storia e di come ho iniziato a superare l’ansia.

Ero un ragazzino di 15 anni. La testa nel pallone, nel viso i primi segni di una barba che attendevo con ansia.
ANSIA; A quindici anni sai perfettamente cos’è. Un mattone piazzato sulla bocca dello stomaco e la sensazione che il mondo stia ballando il Cha-Cha-Cha sulle tue spalle.

Arrivava la domenica, subito dopo le partite. La mattina mi svegliavo almeno un’ora prima di tutta la famiglia. Preparavo il borsone, scartavetravo le scarpette dalla terra e mi immaginavo in campo nelle vesti di un campione, quando a malapena riuscivo a fare due passaggi di fila. Finita la mia partita, volavo verso casa del nonno e tra imprecazioni e sorrisi ci guardavamo il nostro Milan.  […]

Un attimo che cambia l’esistenza- Storie di vita

Si dice che basti un attimo. Solo uno e la tua vita può cambiare, può prendere una piega che mai ti saresti aspettato. Un attimo, uno solo…

 L’inverno lascia Dublino un giorno alla volta. Si allontana silenzioso nel vento, ma la sua presenza è stata talmente forte che si fa fatica ad accettarlo.
Ha scavato i volti nel corso di questi mesi, ovattando i tramonti in una lamina di grigio e tristezza. Piove sempre meno, e il cielo ha ripreso il suo colore naturale. Un blu brillante, un blu che ha tutta la voglia e la forza di splendere dopo mesi passati a riposare sotto una coperta di nuvole.
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